sabato 16 settembre 2017

Si vive come si sogna, praticamente soli...o Forse no.

Non lo so, non lo so qual è la ricetta giusta per far sì che un uomo mi guardi come io guardo la pasta al forno di mia mamma nelle domeniche di dicembre. Non lo so. 

Non so fare strategie e non le ho mai fatte, in certe occasioni parlo veramente poco, eppure di cose da dire ne avrei veramente una tonnellata, ma ho sempre paura di sbagliare e se fai il ragù perfetto per la tua pasta forno e poi alla fine ci metti troppo formaggio prima di passarla sotto il grill, hai fatto la cazzata, la pasta al forno sarà una merda!

Non so perché continuo a guardare con languore un vassoio di dolci, quando so perfettamente che a me i dolci non piacciono, che poi per altro mi si buttano tutti sul culo e devo fare mille e duecento squat per smaltirli...sostanzialmente ho questa innata propensione a farmi del male.

Ma perché? Mi chiedo, ora alle 3:53 di notte, me lo chiedo in fondo chi te lo fa fare?
Me lo ripeto tante di quelle volte "ma chi te lo ha fatto fare" che a volte penso che nella mia vita il mio mantra sia questo.
Me lo ripeto cento volte, ossia tutte le volte che in palestra mi abbasso per fare sto benedetto squat che dico, stronza che non sei altro, mangia di meno invece di suicidarti con il personal trainer che ti guarda, mentre tu a fatica respiri, in un lago di sudore.
Ma chi te lo fa fare? 
Ma chi te lo fa fare?
Sapete cosa? 

Una mia paziente in una situazione più che drammatica, difficile da gestire emotivamente anche per me, mi disse "Dottorè cento jorna si campa, e un jornu si mori!" ho pensato a quella frase per giorni e giorni, non cogliendone mai veramente l'essenza, forse la capisco solo ora, che ho un sonno della miseria, cento jorna si campa e io in questi miei 100 giorni voglio vivere tutto al meglio, voglio non dire mai potevo farlo e non l'ho fatto, potevo dirlo e non l'ho detto, potevo amare e non sono stata abbastanza coraggiosa.
Voglio poter dire che non ho avuto paura di stare male, paura di soffrire, voglio poter dire che delle cose belle che mi sono state concesse non ho rinunciato a nulla, vorrei potere dire che un volta nella vita le cose non sono andate come sapevo ma come volevo.

Quando si gioca una partita a carte e si sa giocare bene, si riconosce una mano buona da una cattiva, e tante volte mi sono giocata delle pessime partite pur avendo delle carte vincenti, e ho visto vincere persone bluffando, o con delle mani non buone ma che credevano più di me in quello che stavano facendo, oggi sono io che ho una mano un pò schifosa, e so che le possibilità di vincere sono veramente millesimali, ma so che questa partita così come tutte le altre che verranno la devo giocare, perché se mi alzo dal tavolo mi sarò autoproclamata perdente, quindi decido follemente di rimanere seduta e giocare le mie carte, che tanto al massimo perderò la mia fiches, ma ne avrò ancora una in mano da giocare alla prossima mano, che chissà che non sia la mia partita fortunata.
Quindi voi fate un pò come vi pare, io ho già fatto la mia puntata.

“Madame e monsieur… rien ne va plus, les jeux sont faits!” 

lunedì 11 settembre 2017

Le dame, i cavallier, l'armi, gli amori.

Bentornati,
"Agosto è ancora nei miei sensi" come cantava il buon vecchio Britti, insomma, faccio una certa fatica a mettermi sul setting autunnale, uso ancora la crema al cocco, e sudo come una pazza quando sono in palestra è evidente che sia ancora estate.
Ma veniamo a noi. 
Volevo mobilitare l'opinione pubblica per riabilitare il servizio di leva obbligatorio, la Naja, la cartolina Rosa. Per rivedere un po' di tempra, un po' di spirito di adattamento, un po' di senso di responsabilità, rispetto delle regole e anche un po' di disciplina.

L'altra sera, rientravo a casa carica come un beduino, e giusto al bar sotto casa mia, i soliti amorevoli habitué sfumazzando una sigaretta si sono limitati a guardarmi, mentre arrancando, procedevo verso il cancello, nessuno dei 4 baldi giovani che si alzasse per dirmi "Le serve una mano?", cioè almeno fatela una mezza recita.

Ora, non parliamo di cose di fantascienza come : aprire lo sportello della macchina, oppure al ristorante,entrare prima per controllare. Negli altri luoghi aprire la porta e aspettare che la donna entri. Veramente robe da Ritorno al Futuro, 2001 Odissea nello spazio. Per non parlare del baciamano. Insomma la galanteria è morta, stecchita, e con lei si è portata gli ultimi gentiluomini. Se le cose di cui sopra possono passare inosservate, o come delle minuzie, dei dettagli, un surplus, quello che invece non dovreste mai dimenticare sono le buone maniere. 

Quindi quando una donna vi dice di no, è no, non è un forse e nemmeno un perché no, quindi che siano delle avance spinte o semplicemente degli sms, smettete se non gradisce, non è una possibilità ma un imperativo. Se non la sentite da tempo, abbiate la bontà di non essere pretenziosi, e magari abbiate la buona creanza di chiedere come sta? E se ci sono le condizioni affinché possiate anche solo chiedere di prendere un caffè figuriamoci altro. E se lei vi desse un molto delicato e per bene "due di picche" non insistete, con il duplice orribile effetto "affamato" e "a tempo di guerra, ogni fontana toglie la sete" perché sembrereste veramente degli sfigati.




Se non risponde alla prima chiamata, e non vi richiama, vi rifiuta la seconda, e direi che non è il caso di insistere, se le vi dice che si è persino pentita di avervi rivolto la parola, fate un passo indietro non potete scriverle, e dopo il terzo diniego, scriverle ancora... lasciatela andare è evidente che non c'è trippa per gatti, perchè dare la conferma della vostra manifesta incapacità?
Quindi riepilogando:
- Se dice no è no
- Se vi dice che non gradisce le vostre attenzioni, e non vuole essere disturbata nemmeno con un messaggio su What's App, cancellate il numero e dimenticatevi che esista.
- Se non la vedete da un anno e sentitite da altrettanto tempo, esordite quanto meno con un come stai.
- Se dopo un anno rifiuta gentilmente i vostri inviti, non insistete e sopratutto siate eleganti nell'incassare il colpo, che il  "Se, vabbè, Cià" lo dici a tua sorella. Con il dovuto rispetto per la sorellina.
A proposito ricordatevi sempre che quello che fate alle Donne lo state facendo anche alle vostre mamme. 

Forse, quel servizio militare, vi insegnerebbe a rispettare gli ordini, ed anche quei no, che a volte sono detti con garbo altre volte urlati. Ma sono sempre dei no!

“Nessun uomo che non sia un gentiluomo nell'animo è mai stato, da che mondo è mondo, un vero gentiluomo nei modi. ”  Charles Dickens.



mercoledì 9 agosto 2017

Comunque Andare...

Oggi il caldo è stato tanto e tale che sudo praticamente da ferma, cosa che non si verificava da anni, soffro il caldo maledettamente, sudo in un modo imbarazzante il che mi rende particolarmente nervosa, pezzo ma non puzzo però, a tal proposito vi ricordo che di acqua e sapone non è mai morto nessuno, e che il deodorante serve ma non basta.
Oggi andrò a lavorare, il mio turno di notte mi aspetta, e poi finalmente mi godrò il primo blocco di ferie vero, con quelle che sono state le mie compagne di avventure universitarie palermitane.

Di solito mi dedico al post nostalgico a settembre, quando la temperatura comincia a calare, quando in pochi ancora profumano di crema solare, quando gli amori estivi stanno per finire, si rientra a lavoro, a scuola, gli esami attendono al varco. Insomma di solito c'è l'atmosfera giusta per un pizzico di nostalgia.

Da che ho memoria, l'estate è la mia stagione, nonostante il caldo, è da sempre la stagione dei balli sfrenati, di piedi sulla sabbia tiepida al chiaro di luna, di capelli increspati dalla salsedine, di storie che ricordo ancora come se fosse ieri e di cui ho conservato anche dei cimeli. Questo almeno era quello che succedeva dai 16 ai 29 anni, ecco dopo i trenta le mie estati hanno preso l'odore del mare al mattino, di libri macchiati con la crema solare, di tramonti, di vino bianco sorseggiato davanti al mare. L'estate di viaggi e nuove scoperte, nuovi posti. 
Questa estate per me è l'estate della consapevolezza, di essere diventata adulta, di potermi permettere di pagarmi una vacanza da sola, di essere diventata donna, di piacermi e anche di piacere.
Non scrivo mai per caso questi post, lo faccio perchè spero che un paio di persone lo leggano e che leggendo possano sentirsi confortati, o rimproverati o forse ancora farsi una risata.

Mi hanno accusata non molto tempo fa di avere un problema: "tu sei troppo ambiziosa!", e lo sono davvero, faccio un lavoro che mi piace, quando mi dedico ad una cosa lo faccio anima e corpo e provo a farlo al meglio delle mie possibilità, e non credo sia un limite. Sono consapevole di chi sono diventata, sono il frutto degli incontri che ho fatto, dei libri che ho letto, dei film e della musica che ho visto e sentito, so quanto valgo e ho smesso di sminuirmi e di svendermi, mi hanno fatto credere per anni di non essere abbastanza bella, intelligente, magra. mi hanno fatto credere che una come me, si doveva accontentare, perchè "figurati, una come te?".

Ecco l'ho creduto per tanto tempo, e ho dovuto faticare per capire che io ero abbastanza ma che sul mio percorso ho solo incontrato gente troppo piccola, che ero diventata lo specchio delle loro insicurezze delle loro mancanze.

Ovviamente questi percorsi sono duri e dolorosi, e faticosi e ti viene voglia di mollare spesso e volentieri, ma "il destino ha la sua puntualità" canta Ligabue e così ci viene incontro sempre la vita a sorprenderci, a volte con una canzone, a volte con un libro a volte con un incontro fortunato, e anche io ho avuto il mio aiutino un bellissimo libro "Solo Bagaglio a Mano" che consiglio a tutti di leggere.

I guai sono delle opportunità, le cose che non vanno come vorremmo sono delle opportunità, i bivi sono delle opportunità, lo sono anche gli incontri inaspettati.

Imparate a volervi bene, imparate a leggere i segni che troverete sulla strada, non demoralizzatevi se vi troverete controvento col tempo imparerete a navigare anche col vento a sfavore piegando un pò la nave e andando di bolina, le donne che come me sono indipendenti,sono solo per uomini coraggiosi, gli altri vi diranno che non siete abbastanza, non credetegli. 

Esistono quelli coraggiosi, che tirandovi su i capelli anche quando siete struccate ed anche un pò sudate, si metteranno alle vostre spalle, accompagnandovi davanti ad uno specchio e vi diranno "guardati, che sei bellissima" e anche se fosse una piccola bugia fatelo, guardatevi che siete bellissime, non sarete delle persone migliori con qualche chilo in meno sarete solo più leggere, ed un uomo che pensa che sia così importante è solo un cretino, non rinunciate ai vostri progetti ed ai vostri sogni per nessuno, siate ingorde di vita, e vedrete che la vita stessa vi sorprenderà.

Il mio aiutino ha il suono di una canzone della Vanoni: "Dettagli", ascoltatela se vi va, vi regali giusto qualche frase:

e’ inutile tentare di dimenticare
per molto tempo ancora nella vita
dovrai cercare
dettagli cosi’ piccoli che tu
non sei ancora pronto per capire
ma che comunque contano per dire
chi siamo noi
[...]
e senza errori non si ha mai felicita’
[...]
non dirmi che nel cuore non ti resta
piu’ quasi niente
a furia di dettagli stai cambiando
e gia’ si sente
la piccola scintilla 
fa il grande incendio

Mi auguro che qualcuno leggendo si sia riconosciuto, che qualche altro si metta davanti allo specchio e riesca a guardarsi in faccia senza vomitare specie se ha ferito chi gli stava di fronte, spero che davanti allo specchio ti ci metta anche tu e che quello che sei diventata ti piaccia, spero che a chi canticchia la Vanoni arrivi un pò della mia gratitudine, perché essere delle anime gentili ed essere sensibili è un dono per se e per gli altri, spero che possiate andare avanti portando con voi i vostri incontri fortunati e dimenticando un po' delle cose che vi ancorano al passato, siate coraggiosi, e ricordatevi di viaggiare col bagaglio leggero.

Vi auguro una meravigliosa estate!

Monica.

lunedì 31 luglio 2017

CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLA SINDROME DI PETER PAN


In medicina per fare diagnosi di malattia, non sempre, ma talvolta vengono studiati degli elenchi che riportano una serie di sintomi più o meno tipici di quella patologia. Ora, sarà forse perché sono di guardia, ma ho pensato: “sarebbe grazioso, se qualcuno, si preoccupasse di stilare i criteri di classificazione della sindrome di Peter Pan” sarebbe molto utile, per altro, per chi non si riesce a barcamenare nel mare magnum degli stronzi che ci sono in circolazione. Siccome chiaramente non voglio essere sessista, vi metterò anche quelli per le donne diciamo cosi disturbate.
Solitamente in medicina, servono due o più criteri per dire che un paziente è affetto da quella data malattia, e io per semplificare ulteriormente le cose ho pensato di dividere i criteri in maggiori e minori, ne bastano solo sue maggiori per dire che il paziente che abbiamo di fronte è affetto dalla sindrome, o un maggiore e due minori.


La sindrome di Peter Pan è una patologia subdola che colpisce prevalentemente l’uomo ( il sesso maschile sarebbe quindi un fattore di rischio, come il colesterolo per l’aterosclerosi ), e se nella fase da giovane uomo potrebbe essere latente, non manifesta, col passare degli anni quindi una volta che arriva l’età adulta, diventa conclamata. La Nanotenia Psichica (questo è il nome tecnico della sindrome, noi ridiamo e scherziamo ma questa è veramente una patologia) è diagnosticabile quando due o piu criteri maggiori o un maggiore e due minori vengono soddisfatti.

Criteri maggiori:

1.        Età compresa tra i 35 e i 99 anni. (per le donne l’età si alza un po’, diciamo tra i 40 e i 70 ma loro, non ammetteranno mai di essere over e si caleranno gli anni, cosi le fasce di età saranno coincidenti, almeno idealmente)

2.       Sesso maschile. (la sindrome si manifesta, raramente, nelle donne che comunque possono manifestarne qualche variante)

3.       Single, scapolo, o a volte separato. (nelle donne separate e con figli di solito trai 18 e i 20 anni)

4.       Totale incapacità a rispettare la parola data, gli impegni  e di assumersi qualsivoglia responsabilità fosse anche andare a comprare un panino e 100 grammi di prosciutto cotto.

5.       Pensa solo a se stesso e ogni tanto si accorge anche di te.

6.       Vive ancora con papino e mammina e quest’ultima è venerata come la Madonna del Carmelo.

Sebbene questi criteri siano già a mio avviso più che sufficienti per riconoscere il bambino perduto e scappare dall'isola che non c’è, vi voglio venire ulteriormente incontro e fornirvi una sorta di corollario a quelli che sono i criteri maggiori.

ü  Tendenza al divertimento, alla leggerezza, a volte portato alle estreme conseguenze per cui, vanno anche a ballare, il più delle volte alle serate revival  oppure a quelle “italiane” unici baluardi in cui possono cantare e ballare senza sembrare dei rincoglioniti in mezzo a stuoli di ventenni con le maglie con la scritta bomber ( se la indossano anche loro fuggite, è allo stadio irreversibile). Le donne invece solitamente vanno alle stesse serate, truccate come le figlie di 20 anni vestite come loro e solitamente vanno proprio insieme, non mi meraviglierei se andassero in giro con delle maglie con su scritto “milf do it  better”.

ü  Si ammazzano di selfie, questo è unisex, le donne con la variante boccuccia stretta a culetto di gallina a volte nei casi più gravi anche gli uomini che comunque di norma fanno le foto in palestra.

ü  Quando sono al mare luccicano da lontano come le sarde nelle cassette al porto di Sciacca, anche questo è unisex, per quanto olio abbronzante hanno addosso. Lui rigorosamente con lo slip, per lei costume leopardato declinato i tutte le salse dall’intero al perizoma passando per tutto quello che ci sta nel mezzo. Entrambe perfettamente depilati. Che può essere anche piacevole peccato che la forza di gravità è inclemente e tutto tende al basso, quindi…fate voi.

ü  Utilizzano i messaggini, o whatsapp, non sanno più fare una telefonata. (unisex) Solo che rispetto a quando erano giovani, ora per scrivere un messaggio, devono avere le braccia lunghe dal metro e mezzo ai due metri. O mettere gli occhiali poggiati sul naso.

ü  Risvoltino e mocassino. O risvoltino e sneakers. Vale come due criteri minori l’uso delle converse. Che ameno che tu non sia un gran figo, molto ricco o tipo Lapo Elkan o Gianluca Vacchi o tutt’al più Bobone Vieri, nun ce devi nemmeno pensaaaaaaare.

ü  Playstation in casa, con Pes 2017. (gravissimo) per non farsi umiliare ci gioca la notte.

Hanno quindi la propensione al divertimento, abilità nella fuga e ricercano qualcuno che gli faccia da balia, o per meglio dire da surrogato materno.
A prima vista, sono assolutamente divertenti, praticamente aria fresca quando fuori ci sono 40 gradi, poi ti accorgi che in realtà sono tipo fossilizzati sui 25 anni che non hanno più. Assolutamente validissimi se volete accompagnarvi nei mesi estivi, saranno il vostro climatizzatore sostanzialmente.
Non si guarisce mai praticamente, quindi inutile che vi sforziate, nelle donne a volte succede che ci sia una remissione completa e solitamente avviene quado si accoppiano.

“ Chi l’avrebbe mai detto che la maturità è solo una breve pausa durante l’adolescenza”?

lunedì 10 luglio 2017

Andamento Lento.

Buona sera,
è da un po’ che non condivido i miei sproloqui con voi, ma come sempre l’ispirazione arriva all'improvviso.
Ieri sera come spesso accade la domenica, mi trovavo seduta ad un tavolo, in attesa dei miei amici, con una birra fresca, nel posto in cui mi riconcilio con me stessa, OceanoMare, Gianco per gli Agrigentini, un chiosco di legno, con degli enormi divani a righe bianche e blu proprio sul mare, è uno di quei posti dove sederti in silenzio ad ascoltare il rumore del mare col suo andirivieni.

Ma ieri sera era domenica e la domenica si sa è la sera della musica dal vivo.

Quindi il rumore delle onde era sopraffatto dalla musica di giovani talentuosi artisti che con tanta energia e tanta buona volontà, visto il caldo ci stavano allietando con il ritmo frenetico delle Hits del momento, ma ad un certo punto… Magia… Iniziano le note di "Purple Rain" ed avviene un miracolo…si formano le coppie, che guadagnano piano piano spazio davanti alla band.
Onestamente non credo ai miei occhi, non vedo ballare un lento (quelli ai matrimoni non valgono) da almeno 10 anni, forse di più.
Il mio ultimo lento l’ho ballato proprio da OceanoMare, grazie al mio caro amico Emanuele che mentre cantava davanti a un sacco di gente una ballad (ero cosi shoccata che manco la ricordo più) mi invitò ballare, mi sono sentita come quella fan di Robbie Williams nel suo live a Knebworth, per chi non lo avesse mai visto quel live, la giovane fortunata sulle note di “Come Undone” non solo si fece il lento appassionato, ma palpò culo di Sir Robbie e limonò duro. Ecco tranquillizzo tutti il mio è stato solo un castissimo lento, ma bello però.
Forse, però questo non vale, quindi faccio un altro sforzo e vado indietro di 6-7 anni ed eccolo il lento con il mio fidanzato, quello che pensavo fosse Amore e invece era un Calesse… e balliamoci sto lento, i Nomadi che già mettono un po’ di ansia, ma io dovevo ascoltarla bene quella canzone “Un Pugno di Sabbia” sapete di che parla di corna, of course. Insomma quella canzone fu foriera di sventure, ma a me ancora oggi piace e me la sparo quando sono incavolata.



Ci ho preso gusto, così il mio giochino con la macchina del tempo continua, il liceo lo zompiamo a piè pari, perché i lenti non si usavano già più, o eravamo rockettari o tamarri appassionati della musica dance, che nel duemila sfornava successoni, Gigi D’Agostino e gli Eiffel 65 giusto per cintarne due nel mucchio. Ma c'è da dire che io sono stata sempre na mezza sbullonata, mi ricordo che con un walkman, grande quanto una cassetta di pomodori datterini, riproponevo scena (ai limiti dei conati di vomito, tanto è melensa) del tempo delle mele.

Immaginatevi: autobus, gita di primo superiore, cuffie messe di soppiatto all’insaputa del mio amorino adolescenziale, che come se non bastasse,  era tipo all'insaputa anche del fatto che io fossi cotta di lui, per cui tra lo shock della rivelazione amorosa e quello della canzone strappacuore credo abbia abbracciato la poltrona dello psicoterapeuta a tempo indeterminato, per la cronaca, anno scolastico 1998\1999 e il successone in questione era “Niente di Più" dei Lunapop che quell’anno imperversarono con il loro CAPOLAVORO “Squerez”. 
Anche li, la scelta del brano quasi suicida, infatti inutile dirvi che di quell’amore li rimane solo un vago ricordo di un bacio su un dondolo l’estate successiva… una storia d’amore lunghissima: 3 giorni, poi vitti maluversu e me la sono data a gambe levate, per ovviamente poi pentirmi struggermi e tormentarmi.

Ma il primo ballo lento, da che ho memoria fu ad una festa di compleanno, non con una canzone d’amore ma con LA canzone d’amore “Always” Bon Jovi , correva l’anno 1996 e qualcosa, io avevo dodici anni lui si chiamava credo Marco, si ballava a distanza di sicurezza, stabilita nella convenzione di Ginevra, con le mani poggiate sulle spalle del partner e il braccio steso per tutta la sua lunghezza, si procedeva più o meno a tempo spostandosi in orizzontale con movimento delle gambe ad affettatore di salame. Si ballava in loop tutta la sera sempre la stessa canzone, nascevano i primi amori, niente baci, anche perché tra me e Marco intercorreva praticamente un metro, i più audaci accorciavano le distanze a rischio della vita, e fu così che temerari come Mel Gibson in Braveheart arrivarono anche per noi i primi baci a stampo, che la lingua era proprio soft porno all’epoca dei fatti. Il suddetto Marco di cui non ricordo nemmeno il volto, “se n’è andato e non ritorna più” come cantò giusto qualche anno dopo  Laura Pausini, insomma non so minimamente che fine abbia fatto.


Certo si capisce che coi lenti io le cannavo tutte, per cui non scelgo le più canzoni, le mie storie d’amore sono senza colonna sonora, magari in realtà c’è la musica di sottofondo ma me la tengo per me, visto che alla fine sti lenti sono stati tutti preludio all’addio.

Dopo questo excursus nelle mie sfighe sentimentali che come vedete affondano le radici molto lontano, torniamo a ieri e a quelle coppie che ballavano, un paio diciamo un po’ “vintage” quelle che ho guardato con attenzione ed ammirazione, belli, a tempo (non tutti con la musica) ma col loro tempo, andavano all'unisono, e si guardavano negli occhi, sorridendo, mi è parso un miracolo, poi siccome sono in fase mestruale il pianto arriva, così, repentino come uno schiocco di dita e quindi ho distolto lo sguardo prima che avvenisse l’irreparabile. 
Dall'altro lato una giovane coppia, non molto a tempo, ad onor del vero, ma nel loro strano dinoccolare appassionati, il fuoco per il fuoco, una giovane e vigorosa fiamma accesa e ostentata a noi poveri sfigati, che eravamo seduti a bordo pista, poi lui le ha dato una pacca sul sedere ed è scattato il momento ignorante, così onde evitare di trovarmi i due a limonare a due centimetri dal viso, riprendo a farmi gli affari miei, e vedere i movimenti sinuosi dei musicisti sui rispettivi strumenti.

Stasera voglio essere sincera.

Ho nostalgia dei lenti, e desiderio di chi riesce ancora a fermarsi, a godersi le cose, perché in fondo nei lenti sentivi tutto, profumo, calore e talvolta anche il battito del cuore, i respiri nelle orecchie e le frasi bisbigliate timidamente, ecco, mi piacerebbe vedere meno sfrontatezza, e se non fosse chiedere troppo, invitateci voi a ballare che siamo stanche di dovervi tirare sempre per la manica della camicia, perché adesso sfrontate lo siamo anche noi forse un po’ stanche di aspettarvi.



martedì 4 luglio 2017

Io ho imparato e tu?!

Pensierino della notte.

Ho imparato che le strade tortuose non sempre sono il migliore modo per arrivare da un punto ad un altro e che non è vero per niente che ti godi un bel panorama, anzi a volte il panorama è proprio una grande merda. A meno che tu non sia il medico della guardia di santo Stefano di Quisquina e allora di strade dritte non ce ne sono e il panorama è veramente mozzafiato. ( e scusate se me la sento un attimo annnacare) 

Ho imparato che se stai camminando a piedi da chilometri, arrivi stanco morto, solo se viaggi col bagaglio pesate, se fumi come un turco, mangi come un porco e bevi come un cammello e quindi se non svuoti il bagaglio dai pesi inutili e non ti disintossichi va a finire che ci lasci le penne e se lo fai consapevolmente sei proprio un pirla! Ciò che non uccide non è vero che ti fortifica,il più delle volte è un gancio ben assestato  sul naso e la botta ti intontisce assai proprio.

Ho imparato che i chiodi non schiacciano i chiodi, i chiodi si schiacciano col martello ma siamo troppo impauriti dall'assestarci un colpo sulle dita per utilizzare il giusto strumento così perdiamo un mare di tempo per piantare un chiodo con un altro chiodino di merda! 

Ho imparato che non esistono domande che ci poniamo su noi stessi senza risposta, perché la risposta è dentro di noi e qualche volta è giusta. 

Ho imparato che nella vita abbiamo diritto a 46 ore di felicità ma per me sono troppo poche, e io voglio almeno arrivare a 50 cifra tonda, come me! 

Ho imparato, perché me l'ha detto Tiziano Ferro, che l'amore è una cosa semplice, ma non ho alcuna voglia di dimostrarlo a nessuno, forse qualcuno lo dimostrerà a me. 

Ho imparato che nella vita ci autodeterminiamo quindi: ho detto NO alla gente che si lamenta sempre, a quelli che non sorridono e a quelli che ridono troppo e senza motivo, ho detto NO a chi mi fa sprecare del tempo prezioso e a chi invece corre sempre senza fermarsi mai, ho detto NO agli egoisti, ai superficiali ed ai codardi, ho detto no a chi non sa  sfruttare le
Opportunità che ci vengono offerte, a chi non sa riconoscere la bellezza e a chi non si bea delle meraviglie degli incontri inaspettati. Ho detto no al colesterolo e si a Valsoia ovviamente. 


Si ai sorrisi, ai balli lenti che nessuno sa fare più, alle persone che si aiutano tra loro e a quelle che in due è già una folla. 

Ho Imparato ad amare me stessa.
Ho imparato a guardare lontano.
Ho imparato che se una serratura è dura e cigola anche dopo aver messo lo svitols va sostituita una cosa rotta la devi sostituire.
Ho imparato a sognare da bambina e lo faccio ancora ora solo che non voglio più  raccontarlo a gente che non sogna più.

Ho imparato che la paura paralizza, e chi è paralizzato dalla paura rimane fermo mentre il mondo intorno va avanti. 

Ho imparato a non guardarmi indietro, ad andare oltre e soprattutto a non rimanere bloccata per troppo tempo nello stesso posto.

"Sono cambiamenti solo se spaventano"

Buona notte.
Monica

lunedì 12 giugno 2017

La solitudine dei numeri primi.


Ecco nella vita, si fanno incontri imprevedibili, quindi capita a volte che il nostro percorso si arricchisca di nuove conoscenze, nuove amicizie, alcune, quelle più fortunate ce le portiamo dietro tutta la vita.
Quello che mi fa davvero ridere, sono le amicizie dell'ultima ora, quelle dei disperati, quelle di chi ha fatto attorno a se il deserto, vi si aggrappano con uno sforzo immane come le patelle sugli scogli. E proprio come le patelle finiscono alla fine dell'estate, in un bel piatto di pasta da consumare velocemente prima che si freddi. Abbiamo due mesi per goderci i vostri sorrisi finti, i cuoricini sulle bacheche e i sei bellissima, incantevole e ovviamente meravigliosa. E dopo ferragosto? Quando finirà il turbinio degli aperitivi? Quando arriverà il momento delle serate casalinghe? Quando arriverà il momento del "pizza e film"? Che ve ne farete di quegli estranei consumati voracemente?
A me il meccanismo del fast food fa sempre impressione, in qualsivoglia relazione interpersonale.
Il meccanismo dell'amicizia compulsiva è sostanzialmente identico a quello che mette in atto chi chiude una relazione e subito ne cerca un'altra, e va bene qualsiasi cosa sia chiaro, che stare da soli proprio non fa per voi, quindi non potete essere anche selettivi.
A me 'ste cose mi hanno fatto sempre un po' specie, forse perché cerco sorrisi autentici, gente che attribuisca il giusto valore alle cose e alle persone, gente che attribuisca il giusto valore a se stessi, che chi si ama è già a metà dell'opera.
Sarà che credo nella magia degli incontri, credo nelle energie positive che scaturiscono dalle alchimie inaspettate, da chi si sceglie per piacere e non per bisogno, da chi vive bene con gli altri ma ancor di più con se stesso.
Sarà che ho imparato che alla fine contano solo poche persone, e che se voglio arricchire la mia vita devo circondarmi di persone a cui valga la pena donarsi in termini di tempo ed energie, che posso anche fare settemila aperitivi, e dodici selfie al minuto, ma è impagabile la sensazione adrenalinica di rischiare un investimento emotivo, la roulette russa dei sentimenti, il bungee jumping delle emozioni.
A casa non mi piglia la tristezza per quello che non ho saputo fare in 32 anni di vita, il rimpianto di non aver saputo dare e quello di non aver saputo accogliere per fortuna non mi appartengono, la vita non può e non deve ridursi a una serie di occasioni mancate, quindi le amicizie che profumano di olio solare non fanno per me.
Amo troppo la mia libertà e il rumore dei miei pensieri per pensare di non concedermi dei momenti di solitudine.
Per riempire gli spazi vuoti ci sono i libri, la musica, lu scrusciu du mari, i tramonti, c'è la scrittura, le passeggiate e la palestra, tengo anche la televisione spenta, così il cigolio delle idee lo sento meglio.



Dovreste fermarvi, fare il punto della situazione, concedervi del tempo.
Stare soli non è un lusso che tutti possono concedersi, stare in buona compagnia è un dono prezioso.





Buona Serata,
Monica.