sabato 29 settembre 2018

Malgrado tutto.

Questa passeggiata la dedico a chi ha paura, a chi è lontano, a chi è arrabbiato e a chi sogna di tornare ad Agrigento.
La dedico a tutti quelli che si stanno perdendo qualcosa.
La dedico a tutti quelli che si vogliono perdere.

Passeggio per i vicoli arabi del centro storico, non fa più tanto caldo, non scrivo da tanto tempo, troppo presa dalla mia tumultuosa serenità, da mille domande sul mio futuro, tante paure, e il ticchettio dell'orologio che mi scandisce il passare del tempo, gli anni stanno volando via veloci, me ne sto accorgendo solo ora, ho imparato a non sprecare più nemmeno un minuto, e a prendere tutto con estrema leggerezza, che in fondo pigliarisi colari non serve proprio a niente.



Agrigento è una città meravigliosamente crudele, è in grado di amplificare tutte le tue emozioni, come mi succede adesso che faccio sali e scendi dalle salite del colle, col fiatone, rigorosamente col fiatone, tolgo le cuffie di tanto in tanto per sentire che hanno da dirsi i vecchi affacciati ai balconi a godersi questo vento ora un pò pungente a dire il vero. 


Come hai fatto a rimanere qui?
Non ho scelto mi è capitato, e i primi tempi è stata dura, me la sono fatta piacere, poi la dimensione della piccola città mi ha piano piano avviluppata, e io non ho fatto niente per spostarmi dalla morsa di Girgenti perché malgrado tutto lei mi ha scelto prima ancora che lo facessi io, e non perché qui ci sono nata perché onestamente sono più i motivi per cui una giovane (si fa per dire) donna debba andare via che quelli per rimanere, si lotta ogni giorno contro un sistema che non funziona,  si lotta con delle menti troppo chiuse e delle lingue chilometriche come succede di sicuro altrove ma qui però quando ti prende lo scazzo puoi andare al mare, che oggi brilla, di un blu meraviglioso, o fare un giro per la Kasba di Kerkent. 


Ed è inutile che fate tanto i mitteleuropei questa dannata città manca, manca sempre. Manca sempre a tutti.

Qui le emozioni le vivi amplificate, forse perché la vita scorre lenta. 
Una ferita aperta brucia di più, e sembra ci voglia una vita a superarla.
Un amore nato da poco diventa l'amore dei per sempre.
Un amore che non c'è più, cammina con te nei vicoli, lo senti l'eco delle vostre risate, il rumore della chiave nella serratura, la porta che si chiude alle vostre spalle, sudori e sospiri.



Questa città è una città che ti fa sognare se hai la speranza di un futuro migliore ma anche se hai la disperazione di un presente che non vede nessuna luce in fondo al tunnel. Forse perché in fondo al tunnel c'è un bellissimo cortile.




Questa città ti fa sognare perché prima o poi tornano tutti. E regala sempre seconde e terze possibilità, perché mentre tu perdi ancora tempo a perdonarti gli errori che pensi di aver commesso, lei ti ha già perdonato e ti sta offrendo un'occasione. 



Sono rimasta perché qui riesco ancora a Sognare.
Malgrado tutto.


Le Fotografie, questi piccole istantanee di vita Giurgintana sono del mio prezioso amico Andrea Furnari.


venerdì 29 giugno 2018

Che ne sarà di me?






Mentre mi godo qualche giorno di ferie in attesa dei concorsi per le specializzazioni mediche mi chiedo che ne sarà di me.  E siccome so quanto mi mancherebbe questo mare, stavo pensando ad una soluzione alternativa per non abbandonarlo: ho trovato @unipegaso_it l'Università telematica che, con 70 sedi su tutto il territorio, permette di continuare la propria formazione anche se si lavora, o semplicemente non ci si vuole spostare da casa.  


#unipegaso #ad

martedì 5 giugno 2018

Fimmina di Casa


"FIMMINA DI CASA- di Andrea Furnari.





Non è la prima volta che mi succede di vedere una fotografia che mi comunichi una suggestione, fotografie che a volte raccontano una storia.

Mi immagino una domenica tersa di giugno, il frinire delle cicale che spesso si fanno sentire nelle ore più calde, il tintinnio delle posate che urtano delicate i piatti, il profumo del sugo appena fatto, e delle melanzane fritte (che domenica sarebbe senza), delle mani raggrinzite dal tempo che pizzicano le foglie di basilico, e delle altre che stirano sapientemente la tovaglia sul tavolo del patio.
Immagino che quelle mani abbiano tanto da raccontare, immagino siano mani che hanno lavorato una vita e che non si sono risparmiate tagli e ferite, il lavoro che oggi le rende ruvide ma che non mancano mai di donare una carezza ai nipoti che affolleranno chiassosamente casa poco dopo il rito della "cunzata" del tavolo. 
Immagino che quelle mani si siano intrecciate che erano poco più che ventenni e che si siano trovate distanti decine di volte, per poi riavvicinarsi, perché così è l'amore: è man-tenersi. 
IL CUORE ALTROVE- di Andrea Furnari.

Le mani che stanno stirando le pieghe di una tovaglia, mi raccontano decine di altre immagini, di una passeggiata mano nella mano che dura una vita, che trova il culmine in quelle domeniche, in cui la nonna cucina per tutti.

Mi raccontano di "Fimmini di Casa", che hanno portato avanti le famiglie per venti, trenta a volte quarant'anni nei casi più fortunati anche di più, quelle che voi uomini avete pensato vi fossero subordinate e sottomesse, senza le quali non sareste stati in grado nemmeno di "Sciusciarivi u nasu", quelle donne hanno fatto la loro dichiarazione di indipendenza attraverso le loro figlie e poi le loro nipoti. Il segnale del tempo che passa al quale molti ancora si devono abituare.
Una donna "indie", credetemi sa meglio di tutti come fare la fimmina di casa. 
Le donne "indie", sono quelle che per anni di domenica hanno fritto melanzane per tutti, e che vi hanno insegnato ad amare, e rispettare e corteggiare le donne, solo che voi nel frattempo lo avete dimenticato.

Io dietro certe foto ci vedo delle storie, e dietro quelle storie ci vedo il fallimento della nostra generazione, e ancora di più di quella dei nostri genitori di uno stuolo di madri che ha educato delle donne agguerrite e intelligenti, non raccontando di quanto però gli uomini si spaventino di loro, perché delle altre madri hanno imboccato i figli fino a trenta a volte quarant'anni non dicendogli mai cresci, ma rimboccandogli le coperte, e portandogli il caffè a letto, crescendo degli inabili emotivi (e mi dispiace dirlo,  non solo emotivi).

In una foto con una fimmina di casa, ci vedo la famiglia e l'odore del pranzo domenicale e il pippiare del sugo sul fuoco, ma questo lo sto solo immaginando.

Quello che si vede nella foto è una donna anziana che stira con sapienza una tovaglia aiutandosi con le mani, da sola. 
Ma più di ciò che si vede mi piace ciò che non si vede, il nonno che sta forse supervisionando in cucina sperando che non si bruci nulla, o che magari ha sulle gambe il più piccolo dei nipoti a cui sta raccontando una storia fantastica.

Mi piace pensare che dopo aver finito di "cunzare la tavola" arrivi il momento di mettersi su una poltroncina al fresco riparo di qualche albero, con un libro, e che le nipoti si siedano tutte intorno ad ascoltare le parole stampate su quelle pagine ingiallite, mentre gli uomini, in un angolo guardano con incredulo stupore i tempi che cambiano, provando con fatica a stare al passo, e se saranno fortunati, troveranno una donna che li terrà per mano, che per amore rallenterà, aspettandoli.

A MANO A MANO - di Andrea Furnari.

“Il volersi bene si costruisce. Ma l’amore quello vero, no. L’amore lo senti immediato, non ha tempo. É dire “ti sento”. Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio. Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano. Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro. Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.” 
― Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi


Le fotografie sono state realizzate e condivise per gentile concessione, dall'occhio sensibile dell'artista a tutto tondo e amico insostituibile : Andrea Furnari. 

sabato 26 maggio 2018

Scusate il Francesismo.

Ho riletto da poco un pezzo scritto per il blog "I Trentenni" giusto un anno fa, che ripeteva come un karma "non siete voi quelle sbagliate, non siete troppo, non siete troppo poco" semplicemente non ha funzionato l'incastro chiave-serratura col bipede di turno. Ferma sul balcone osservo il placido mare siciliano di oggi, e in fondo le cose che peNsavo un anno fa non sono cambiate di molto. 


In quest'anno ho imparato a non giudicare gli altri, e non giudicare sopratutto le cose che non capisco o che io non farei..."Ma chi io? Non lo farei mai..." a volte le cose non le facciamo solo perché non ci capitano, ma trovarsele di fronte quella..."ma chi io ?! MAAAAAIII" è tutta un'altra storia. 

Se in quest'anno, io ho imparato a non farmi meraviglia di niente, e di nessuno, mi ritrovo davanti gente che invece questo vizio, quello di giudicare, mica se l'è tolto e se una cosa va male, ricordate, che può sempre andare peggio.

Vi devo dire la verità, non voglio dirlo ad alta voce, l'anno trascorso da quell'articolo, è stato veramente una figata pazzesca, ho trovato le briciole che avevo lasciato per non perdermi come Pollicino e passo dopo passo ho visto anche il sentiero che avevo abbandonato. Camminando ho incontrato tanta gente, quasi tutta interessante, molti degli interessanti casi di studio ad onor del vero. Tra questi anche qualche caso umano, che io attiro puntuale come un orologio svizzero. 

Da quelli bloccati, a quelli che invece sono anche troppo sbloccati per cui davvero porre dei freni al loro viscido e sfrontato corteggiamento è come andare incontro ad una slavina armata di palette e secchiello, a quello che in assoluto mi ha colpita di più in quanto ad originalità: 
un sorriso bellissimo, interessante, che dice io ti voglio conoscere, che sfodera tutto il suo fascino da charmant, che ti racconta davvero tantissime cose, con cui parli bene, che non ti fa annoiare, attento e galante, insomma vah, lo osservavo per capire dove stava nascosto il barbatrucco.

E niente mica lo trovavo! Ma ad una ad una si rivelano le stelle e...squillino le trombe e rullino i tamburi: una parolaccia mi è valsa l'eradicazione dal genere femminile. 
Il mio sottolineare (ipse dixit) il fatto di essere indipendente ha fatto il resto.

Ho riso un sacco, quando ho sentito il motivo dell'ennesima scomparsa, e ovviamente ho smesso di aspettare Godot, per cui, una stretta di mano e amici come prima. 
Però ci pensate che siamo nel 2018 e c'è ancora gente a cui fa strano vedere una donna indipendente? E che in un contesto assolutamente goliardico fa una battuta forse un pò pecoreccia ma niente che possa essere inserito nell'elenco delle battute che potessero avermi fatto guadagnare le porte degli inferi con accesso libero e consumazione free insomma. 
Io forse mi rendo conto di essere un pò una pagliaccia, mi piace ridere di me, e forse il mio buttarla sempre in caciara mi può rendere forse meno gatta di altre donne, però ecco "fimmina, mi sento".

Insomma quel ditino puntato contro mi ha fatto davvero divertire, e dopo uno sguardo quasi compassionevole, perchè stavolta avrei voluto dirlo "guarda, mi spiace, il problema non sei tu sono io" che proprio non me l'accollo.
Ho fatto spallucce sorriso, e dopo aver detto compermesso sono rientrata a casa e alle mie amiche ho detto: "Mi hanno veramente scartavetrato i cogxxxni!" 
SCUSATE IL FRANCESISMO!

Alla prossima,
Monica.

La femminilità piace agli uomini perché permette loro di apparire per contrasto più virili. 
Susan Brownmiller, Femminilità, 1984

martedì 15 maggio 2018

Piccole Donne

MilleOttocentoOttanta, quattro sorelle, molto diverse tra di loro, Josephine March, detta "Jo", scrittrice, sognatrice, ribelle estremante indipendente è la protagonista indiscussa del romanzo di M.L. Alcott  "Piccole Donne".



E' uno dei primi libri che ho letto e ho adorato il temperamento di Jo, forse non è un caso che io scriva, ho amato il suo essere cosi tremendamente fuori dai cliché, il suo essere in grado di cavarsela sempre da sola, non disdegnando l'aiuto dei suoi cari, una piccola donna estremamente coriacea ma nell'essenza estremamente fragile, ma questo era un aspetto che non tutti riuscivano a cogliere, una come Jo doveva suscitare proprio scandalo, una piccola donna che ha rifiutato ben due proposte di matrimonio, aspettando il grande amore, una piccola donna che ha fatto del proprio talento una valvola di sfogo per tutto ciò che avrebbe voluto dire e non poteva, una piccola donna che alla fine pagava lo scotto della sua diversità, delle sue fragilità, del suo essere solitaria ma estremamente attenta agli altri, uno dei passaggi più belli del libro è quello in cui Jo taglia i suoi lunghi capelli per venderli e racimolare qualche soldo per la sua famiglia, lascia quello che poteva essere il suo grande amore per accudire la sorella ammalata, lei la piccola grande Jo così delicata alla fine diventa la spina dorsale della famiglia March.
Parliamo di un romanzo scritto nella seconda metà dell'ottocento, periodo in cui a malapena le donne potevano avere accesso agli studi, figuriamoci tutto il resto. 
Ma oggi? Che fine fanno quelle come Jo?
Io sono cresciuta nel mito di questo personaggio che alla fine insegue i suoi sogni riesce a realizzarli, trova l'amore ma quello vero con la A maiuscola, che la accompagnerà nelle sue avventure senza chiederle di essere altro da sé, che la ama per com'è con capelli acconciati male e il suo fare da maschiaccio.
Nel 2018 non è ancora tempo per quelle come Jo, che lavorano, che fanno un lavoro che amano, che si mostrano per come sono e non per come gli altri vorrebbero che fossero. Per un certo periodo mi sono fatta convinta del fatto che tutto dipendesse dall'età, dall'immaturità, mia e di chi avevo di fronte, poi ho pensato che per stare accanto alle Jo del nuovo millennio ci volesse solo un pò di "cultura" in più, che ci volessero gli uomini fuori da quelli che sono gli schemi mentali del provincialismo, poi ho pensato che ci volesse solo un pò di coraggio ad avere accanto una persona che avesse qualcosa da dire, ma mica più di tanto, leggermente con più iniziativa di un comodino con sopra un' abat-jour.
Oggi penso che il 2018 ancora non è pronto ad accogliere le donne coraggiose come Jo.
Si discute ancora di aborto, di quote rosa, di stupri giustificati dalle minigonne, di emancipazione femminile, di libertà sessuale, di "ma come parli non sta bene ad una donna...", allora forse questo 2018 non è poi cosi lontano da quel 1880 in cui una come Jo faceva scandalo, e purtroppo o per fortuna fa scandalo ancora oggi.



Siate voi stesse anche se questo volesse dire avere troppo spazio e nessuno con cui condividerlo.
Siete più che una donnina di casa, siete di più che una progettata per fare la moglie e l'incubatrice, siete di più di un comodino con sopra un'abat-jour, allora mostratevi per quello che siete, essere delle donne decise, che sanno ciò che vogliono, che non vogliono rinunciare al proprio lavoro, alle proprie passioni non fa di voi delle donne peggiori, delle future mogli meno abili o delle madri snaturate.
Essere libere non vi rende meno donne.

BallaFemmina come la terraFemmina come la guerraFemmina come la paceFemmina come la croceFemmina come la voceFemmina come saiFemmina come puoiFemmina come la sorteFemmina come la morteFemmina come la vitaFemmina come l'entrataFemmina come l'uscitaFemmina come le carteFemmina come saiFemmina come puoi

giovedì 26 aprile 2018

Senti Monica, Basta!


Un giorno vi racconterò, di quella volta in cui ho smesso di crederci, ma non sarà oggi...
Credo e spero, che quel giorno non arrivi mai. 




Però, vi racconterò di quella volta, in cui ci ho creduto davvero tanto, quella volta in cui ho visto tanta bellezza, quella volta in cui ho smesso di pensare "niente amore, niente guasti" e mi sono lanciata, di quella volta in cui ho detto "ti aspetto, perché ne vale la pena". 
Quella volta che invece era solo un rendering [termine della lingua inglese che in senso esteso indica la resa (o restituzione) grafica, ovvero un'operazione compiuta da un disegnatore per produrre una rappresentazione di qualità di un oggetto o di una architettura (progettata o rilevata)]. 
Una di quelle cose finte vah, che una volta tolta la facciata disegnata, quello che c’è dietro, è tanto, ma tanto diverso dalla realtà. Avete presente quando andate dal parrucchiere e gli fate vedere la foto di un taglio da strafiga e poi quando vi guardate allo specchio sembrate tipo Orietta Berti?! Ecco!!!!

Ma sapete, l'Amore è una sentimento tutto particolare, ci fa vedere, sentire e pensare cose tanto strane che quando poi l'incantesimo per qualche motivo si rompe, vi sentite tanto... ma tanto... stupidi per avere anche solo pensato certe cose. 

Ogni volta ci diciamo che la prossima volta staremo più attente, che non consentiremo a nessuno di sopraffarci, di ledere la nostra autostima, di farci pensare che siamo troppo o troppo poco.
Ogni volta quando si chiude una storia pensiamo, mai più, e invece no, quelle che come me, come noi ... ci credono, ci provano ancora, e poco male se non funziona, il rischio l'abbiamo messo in conto.

Certe volte però capita che non sia come le altre volte, allora parliamo cuore a cuore con chi abbiamo di fronte, specie se quella persona ci fa sentire diverse, speciali, uniche, perché loro secondo noi sono diversi, speciali ed unici.

Credete alle persone che vi dicono sempre come la pensano, credete alle persone che si arrabbiano, a quelle che sanno darvi spiegazioni, fosse anche la peggiore, apprezzatela la sincerità. Meglio uno stronzo autentico, che un lupo vestito da pecora, uno di quelli che vi fa stare sempre in punta di piedi, perché si presenta come uno che vive le cose attribuendogli la giusta importanza, potreste trovarvi a fare una passeggiata mano nella mano in una via del centro, guardare quegli occhi e trovare una luce che brilla (probabilmente sarà la vostra stessa luce riflessa perché loro non sanno splendere), a dormire abbracciati, a ridere e anche piangere, ad emozionarvi, a sentire quel profumo e pensare che lo potreste riconoscere tra mille.
Credete a chi vi dice le cose come stanno, credete a chi vi vuole proteggere, ma non a chi lo dice, a chi lo fa. 
Credete alle persone che danno risposte alle vostre domande.

Non credete a quelli che vi dicono "cosa vuoi sentirti dire? Questo? ok allora è proprio questo!"
Non credete a chi non si arrabbia mai.
Non credete a chi si trincera dietro i silenzi, perché sai sono introverso, semplicemente forse siete di fronte ad una persona che non ha niente da dire, e spesso non ha niente da dare. 
Non credete ai "non posso o non voglio".
Non credete ai "ho paura di innamorarmi...? forse", perchè le paure si vincono e si vincono insieme. 

Credete alle persone che vi dicono "ti voglio bene" quando a quei ti voglio bene corrispondono anche i fatti:
chi vuole bene non sa farti del male,
chi vuole bene alla sola idea di ferirvi sarebbe affranto. Credete anche al fatto che una persona che si mostra insensibile, non ha problemi di comunicazione, è proprio uno stronzo.
Chi vi vuole bene, c'è sempre. 
Chi vi vuole bene, vi ascolterà. 

Quanto a voi...

Siete dei piccoli omuncoli, quando non avete il coraggio delle vostre azioni.
Siete piccoli piccoli quando vi travestite da timidoni e sensibiloni, perché sono "bloccato" e poi girano l'episodio della piovra 4 con una proprio davanti ai vostri occhi, voi che gli avete lasciato il cuore in mano a 'sto stronzo e lui lo sta stringendo tra la sua mano e quello della polipessa con cui si dimena.
Siete piccoli quando non sapete fare altro che stare in silenzio come se la cosa di cui si parla non vi riguardasse.
Siete piccoli quando vi approfittate delle fragilità delle persone.
Siete piccoli quando ad una richiesta di sincerità rispondete da paraculi, con quei messaggi che non dicono nulla, e invece a noi dicono chiaramente a gran voce che siete delle merde!

Mi ero ripromessa di non scrivere mai da arrabbiata, ma come vi ho raccontato, questo blog per me è terapeutico, e lo so che li fuori c'è qualcuno arrabbiato come me, ed e a voi che mi rivolgo, diteglielo che vi ha deluso (e se vi ha deluso moltissimo ditelo ancora più forte), e credeteci a quella frase fatta, che non vi merita, credeteci se vi preferisce ad una ballata che sa che vi ferirà, credeteci che non vi merita quando lui non ritiene opportuno comportarsi da uomo, e credete a me, gli uomini, quei pochi che sono rimasti sul pianeta, non sfuggono mai né alle responsabilità né ai confronti.

Credeteci sempre nell'amore, anche quando vi avranno rubato un sorriso.
Credeteci quando vi avranno rubato la fiducia.
Credeteci quando vi faranno sentire importanti, uniche e speciali.

Agli altri a quei piccoli piccoli uomini, augurategli solo di crescere.
Augurategli di imparare ad amare.

Si può passar sopra a un morso di lupo, ma non a un morso di pecora. (James Joyce).


giovedì 12 aprile 2018

Passeggiata a Girgenti.

Ieri ho fatto indegnamente da guida in centro storico a 36 diciottenni, più o meno, della provincia di Milano.
Ho pensato, ora a chisti chi ci cuntu?
Essendo alta due mele o poco più, "attipu" puffo, salgo qualche gradino della scalinata della madonna degli angeli, alle mie spalle un pozzo e di fronte a me questi ragazzi alcuni alti due metri che onestamente mi ficiru veniri i complessi.
I primi minuti ho pensato a che abilità abbia avuto mia mamma a fare per oltre 20 anni l'insegnante, e a tenere a bada orde di giovani, e io che ero già in panico dopo 15 minuti.
Minuti in cui questi ragazzi erano totalmente distratti e non perché stessi dicendo delle cose noiose, solo non avevo trovato il canale giusto per parlargli, cosi ho unito pollice ed indice, li ho portati alla bocca e con la giusta inclinazione della lingua e tutto il fiato che avevo in corpo, ho fischiato, proprio, come si fa con le pecorelle.
I loro sguardi attoniti, e anche divertiti, e immediatamente il silenzio.
Gli ho raccontato la prima tappa della nostra passeggiata, andavo avanti sola, mi hanno seguita per chilometri, li sentivo borbottare, avrebbero forse voluto andare a fare un aperitivo, invece erano costretti a starmi dietro, altri scalini usati a mo di palchetto, e la storia della chiesa di santa Rosalia e delle suore fantasma di via Foderà.
Abbiamo camminato fino a pizza municipio, dentro al teatro Pirandello, ho fatto vedere Luigi Pirandello con gli occhi di un agrigentina che ha letto e visto molte scene pirandelliane, e ecco sti ragazzi mi ascoltavano, mi hanno anche detto che avrebbero voluto leggerlo.
Arrivammo quasi al capolinea della nostra passeggiata, che avevo deciso dovesse terminare in cattedrale, sul colle di Girgenti.
Ultima e ripida scalinata, prima di cominciare la salita inizio a spiegare cosa avremmo visto, dell'eterna sfida tra San Giullannu e San Calò, della Bibbirria e del Rabato, du Rabateddu, della frana, di chi è riuscito a scamparvi, dei vicoli e dei cortili. Alla fine alzo gli occhi e ho visto 36 sguardi e 36 bocche spalancate ad ascoltarmi, e poi ho sentito partire un applauso, 72 mani che battevano all'uniscono per me. Trentasei 18enni mi stavano ascoltando.
Arrivati davanti alla cattedrale ho spiegato le mie quattro nozioni architettevoli e storichevoli sull'edificio, e poi quando erano tutti adunati attorno a me ho deciso che una volta che avevo guadagnato la loro attenzione dovevo lasciargli un messaggio.
Gli ho chiesto di portare nel cuore Agrigento e la cattedrale, di farsi testimoni di quello che sta succedendo in questa città, di sentirsi un pò giurgintani e non turisti, di raccontare di come qui noi giovani ci stiamo arrangiando alla bene e meglio e a furia di bocconi amari sta città la amiamo comunque, gli ho chiesto di farsi testimoni oltre lo stretto di una città ferità, nel cuore, della cattedrale che sta crollando.
Gli occhi a quel punto erano pieni di incanto, i miei di sicuro, gli ho detto che sono il futuro di questo paese e che sono la speranza di questo paese, che però il futuro non ha ragione di esistere se perdiamo la memoria e che loro sarebbero stati tra qualche anno la mia voce al di la dello stretto.
Altro applauso.
A questo punto ero veramente incredula, ma siccome si sa siamo la città di Pirandello, un vecchietto bibbirriotu, che aveva assistito al mio discorso, mi Talià e mi dissi (mi guardò e mi disse) "Signorì, ORA STI COSI CA DISSI CI LI VA CUNTU A ME MUGLIERI, N'HAIU VISTU COSì NNI STA VIA, MA CU I SO PAROLI MI SENTU MACARI IU ORGOGLIOSO DI ESSERE TISTIMONI DI STU SCATAFASCIU GIURGINTANU. Però ora ca parlà lei u sa chi cci dicu, ca macari a mia mi sta parennu bella a Bibbirria".
Li ho accompagnati nuovamente al posteggio passando per Santa Maria dei Greci, li ho abbracciati virtualmente tutti, alunni e prof.
Mi sono chiesta come mai non ho fatto l'insegnante di lettere.
Poi mi sono ricordata che al mio primo compito in classe di latino ho preso 3 e 1\2.
E quindi mi sono diretta al bar dove mi aspettavano gli amici, felice, e con le gambe distrutte.