lunedì 10 luglio 2017

Andamento Lento.

Buona sera,
è da un po’ che non condivido i miei sproloqui con voi, ma come sempre l’ispirazione arriva all'improvviso.
Ieri sera come spesso accade la domenica, mi trovavo seduta ad un tavolo, in attesa dei miei amici, con una birra fresca, nel posto in cui mi riconcilio con me stessa, OceanoMare, Gianco per gli Agrigentini, un chiosco di legno, con degli enormi divani a righe bianche e blu proprio sul mare, è uno di quei posti dove sederti in silenzio ad ascoltare il rumore del mare col suo andirivieni.

Ma ieri sera era domenica e la domenica si sa è la sera della musica dal vivo.

Quindi il rumore delle onde era sopraffatto dalla musica di giovani talentuosi artisti che con tanta energia e tanta buona volontà, visto il caldo ci stavano allietando con il ritmo frenetico delle Hits del momento, ma ad un certo punto… Magia… Iniziano le note di "Purple Rain" ed avviene un miracolo…si formano le coppie, che guadagnano piano piano spazio davanti alla band.
Onestamente non credo ai miei occhi, non vedo ballare un lento (quelli ai matrimoni non valgono) da almeno 10 anni, forse di più.
Il mio ultimo lento l’ho ballato proprio da OceanoMare, grazie al mio caro amico Emanuele che mentre cantava davanti a un sacco di gente una ballad (ero cosi shoccata che manco la ricordo più) mi invitò ballare, mi sono sentita come quella fan di Robbie Williams nel suo live a Knebworth, per chi non lo avesse mai visto quel live, la giovane fortunata sulle note di “Come Undone” non solo si fece il lento appassionato, ma palpò culo di Sir Robbie e limonò duro. Ecco tranquillizzo tutti il mio è stato solo un castissimo lento, ma bello però.
Forse, però questo non vale, quindi faccio un altro sforzo e vado indietro di 6-7 anni ed eccolo il lento con il mio fidanzato, quello che pensavo fosse Amore e invece era un Calesse… e balliamoci sto lento, i Nomadi che già mettono un po’ di ansia, ma io dovevo ascoltarla bene quella canzone “Un Pugno di Sabbia” sapete di che parla di corna, of course. Insomma quella canzone fu foriera di sventure, ma a me ancora oggi piace e me la sparo quando sono incavolata.



Ci ho preso gusto, così il mio giochino con la macchina del tempo continua, il liceo lo zompiamo a piè pari, perché i lenti non si usavano già più, o eravamo rockettari o tamarri appassionati della musica dance, che nel duemila sfornava successoni, Gigi D’Agostino e gli Eiffel 65 giusto per cintarne due nel mucchio. Ma c'è da dire che io sono stata sempre na mezza sbullonata, mi ricordo che con un walkman, grande quanto una cassetta di pomodori datterini, riproponevo scena (ai limiti dei conati di vomito, tanto è melensa) del tempo delle mele.

Immaginatevi: autobus, gita di primo superiore, cuffie messe di soppiatto all’insaputa del mio amorino adolescenziale, che come se non bastasse,  era tipo all'insaputa anche del fatto che io fossi cotta di lui, per cui tra lo shock della rivelazione amorosa e quello della canzone strappacuore credo abbia abbracciato la poltrona dello psicoterapeuta a tempo indeterminato, per la cronaca, anno scolastico 1998\1999 e il successone in questione era “Niente di Più" dei Lunapop che quell’anno imperversarono con il loro CAPOLAVORO “Squerez”. 
Anche li, la scelta del brano quasi suicida, infatti inutile dirvi che di quell’amore li rimane solo un vago ricordo di un bacio su un dondolo l’estate successiva… una storia d’amore lunghissima: 3 giorni, poi vitti maluversu e me la sono data a gambe levate, per ovviamente poi pentirmi struggermi e tormentarmi.

Ma il primo ballo lento, da che ho memoria fu ad una festa di compleanno, non con una canzone d’amore ma con LA canzone d’amore “Always” Bon Jovi , correva l’anno 1996 e qualcosa, io avevo dodici anni lui si chiamava credo Marco, si ballava a distanza di sicurezza, stabilita nella convenzione di Ginevra, con le mani poggiate sulle spalle del partner e il braccio steso per tutta la sua lunghezza, si procedeva più o meno a tempo spostandosi in orizzontale con movimento delle gambe ad affettatore di salame. Si ballava in loop tutta la sera sempre la stessa canzone, nascevano i primi amori, niente baci, anche perché tra me e Marco intercorreva praticamente un metro, i più audaci accorciavano le distanze a rischio della vita, e fu così che temerari come Mel Gibson in Braveheart arrivarono anche per noi i primi baci a stampo, che la lingua era proprio soft porno all’epoca dei fatti. Il suddetto Marco di cui non ricordo nemmeno il volto, “se n’è andato e non ritorna più” come cantò giusto qualche anno dopo  Laura Pausini, insomma non so minimamente che fine abbia fatto.


Certo si capisce che coi lenti io le cannavo tutte, per cui non scelgo le più canzoni, le mie storie d’amore sono senza colonna sonora, magari in realtà c’è la musica di sottofondo ma me la tengo per me, visto che alla fine sti lenti sono stati tutti preludio all’addio.

Dopo questo excursus nelle mie sfighe sentimentali che come vedete affondano le radici molto lontano, torniamo a ieri e a quelle coppie che ballavano, un paio diciamo un po’ “vintage” quelle che ho guardato con attenzione ed ammirazione, belli, a tempo (non tutti con la musica) ma col loro tempo, andavano all'unisono, e si guardavano negli occhi, sorridendo, mi è parso un miracolo, poi siccome sono in fase mestruale il pianto arriva, così, repentino come uno schiocco di dita e quindi ho distolto lo sguardo prima che avvenisse l’irreparabile. 
Dall'altro lato una giovane coppia, non molto a tempo, ad onor del vero, ma nel loro strano dinoccolare appassionati, il fuoco per il fuoco, una giovane e vigorosa fiamma accesa e ostentata a noi poveri sfigati, che eravamo seduti a bordo pista, poi lui le ha dato una pacca sul sedere ed è scattato il momento ignorante, così onde evitare di trovarmi i due a limonare a due centimetri dal viso, riprendo a farmi gli affari miei, e vedere i movimenti sinuosi dei musicisti sui rispettivi strumenti.

Stasera voglio essere sincera.

Ho nostalgia dei lenti, e desiderio di chi riesce ancora a fermarsi, a godersi le cose, perché in fondo nei lenti sentivi tutto, profumo, calore e talvolta anche il battito del cuore, i respiri nelle orecchie e le frasi bisbigliate timidamente, ecco, mi piacerebbe vedere meno sfrontatezza, e se non fosse chiedere troppo, invitateci voi a ballare che siamo stanche di dovervi tirare sempre per la manica della camicia, perché adesso sfrontate lo siamo anche noi forse un po’ stanche di aspettarvi.



Nessun commento:

Posta un commento