domenica 15 ottobre 2017

Una moltitudine di solitudini.

L'asfalto corre sotto le ruote della mia piccola utilitaria, ho la radio accesa ma nemmeno una canzone che faccia da giusto sottofondo mentre attraverso la Valle Dei Templi, non riesco mai a rimanere indifferente alla bellezza, spengo la radio apro il finestrino che forse sentire il fruscio del vento è meglio che ste quattro canzonette.
Allungo il giro prima di rientrare a casa, percorro il viale alberato che mi fa pensare a mio nonno che mi portava a raccogliere i pinoli per tenermi impegnata, anche da bambina ero un po' rompipalle, ai lunghi giri in bicicletta messa su un seggiolino, e ad una ciabattina Champ persa in un tombino, erano orribili, ma quella prematura dipartita me le ha fatte amare più del dovuto.


Incrocio un paio di macchine, provo a guardare negli abitacoli, ma niente le luci mi abbagliano e distinguo poco e niente, incrocio un ragazzo alla rotonda, anche lui guarda dentro il mio abitacolo, gli sarà sembrato strano ci fosse qualcuno ancora in giro a quell'ora della notte, in una silenziosa, nostalgica e bellissima San Leone. 
Mentre rientro a casa in religioso silenzio, penso che potrò ascoltare un po' di musica senza dare fastidio ai miei, che potrò scrivere un post a notte fonda visto che di giorno non trovo il tempo, penso che ho iniziato a scrivere una storia che vorrei diventasse un libro, ma mi blocco sempre, forse per paura di non essere all'altezza, forse perchè ho paura di trasferire troppi sogni a quei personaggi che prendono vita, forse perché penso a cosa ha detto un giovane editore che ha avuto il coraggio di pubblicare un mio racconto "in Italia scrivono tutti e nessuno legge", e io ho ancora tante di quelle cose da leggere che mi sento piccola, piccola, eppure ho visto pubblicare delle cose veramente orribili, dagli pseudo-saggi e alle poesie che hanno fatto credere ad alcuni di essere i nuovi Neruda e Wisława Szymborska di Girgenti, e invece non è cosi tesori miei, che capito, se scrivete voi o chi vi ha gentilmente regalato qualche verso (per altro i più belli del vostro libro) perché non devo farlo io che in fondo me la spiduglio e da sola?
Pensavo mentre ero quasi giunta sotto casa, che in fondo vivo sola da quando ho 19 anni, ma che non sono mai stata da sola, perché negli anni ho avuto delle coinquiline stupende, Alba, Gaia e Luce, che vedete non è un caso forse che i loro nomi siano un inno alla gioia, perché loro per me sono state le albe di giorni interminabili, la gaiezza delle risate di cuore, e dulcis in fundo la luce in fondo al tunnel, sono tornata a vivere con i miei sulle soglie dei 30 anni dopo un numero vario di disastri sentimentali, con una laurea in medicina alle porte e lo stress degli ultimi esami, in uno stato emotivo che solo la mia famiglia poteva tollerare senza sfancularmi dopo due secondi netti di convivenza perché nella buona e nella cattiva sorte loro mi amano anche così.
Arrivano le guardie mediche e i primi stipendi, e con essi arriva il momento di saltare, anzi no di spiccare il volo, così decido, voglio vivere da sola, ora che posso grossomodo riempire il frigo, i miei mi dimostrano la loro assoluta inestimabile intelligenza con l'ennesimo atto di amore e mi "prestano" casa al mare (Genitori ...non vi preoccupate, vi ospiterò quest'estate). 
Sono felice di questa nuova dimensione, del mio tempo autogestito, di come tengo in disordine la casa, di come la vivo, sono felice di alzarmi al mattino e vedere il mare che luccica e di avere il privilegio di sentire il gorgoglìo della caffettiera e il profumo di salsedine, mi sono trovata tante volte a saltellare attorno al tavolo e a ballare da sola con la musica sparata a tutto volume, se qualcuno mi vedesse mi rinchiuderebbe al manicomio. Penso a un amico che mi ha detto "io sono un'orso, ma tu sei una solitaria", non credo di esserlo, anzi non lo sono per niente in realtà, ma ho molta paura della solitudine, e ora invece che convivo con me stessa in fondo questa dimensione mi piace e questa solitudine piano piano si addomestica, credo che alla fine si farà accarezzare.
Una riflessione è doverosa, vedo le finestre accese delle case degli altri e alcune so che sono luci che illuminano solo due occhi, che sono case in cui la musica è ascoltata da due sole orecchie, sento il rumore delle pagine di un libro sfogliato mentre sul divano ci si gode un attimo di pace, stiracchiando le gambe e accarezzando qualche quadrupede pelosetto che fa compagnia. Però mi chiedo, le nostre sono davvero delle felici dichiarazioni di indipendenza o piano piano ci avviamo ad essere una moltitudine di solitudini?

L'autrice del quadro è l'agrigentina Giuliana Tavolacci. Troverete la galleria con sui lavori sull'account Instagram @giul_tardi


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