giovedì 16 novembre 2017

Trame d'amore e uncinetti di felicità.


Ho sempre pensato che questo spazio per me fosse terapeutico e ho sperato lo fosse per voi.
Volevo raccontarvi una storia, una storia d'amore.
Una storia che è del secolo scorso, lei si chiama Francesca, è nata nel 1911 l'anno del varo del Titanic, gli anni del sogno americano, cresce in un piccolo paese siciliano e gli Stati Uniti le rubarono forse un pò di infanzia.
Francesca forse non era bellissima, anche se per me lo è sempre stata, ma aveva una eleganza innata, ordinata e disciplinata. Ha avuto un marito altrettanto elegante, e molto bello, uno di quelli che sembrava un attore di Hollywood, dal loro matrimonio nascono due figlie e poi quattro nipoti (tutte femmine) e da loro nove pronipoti.
In questa storia c'è tanto amore, amore tra Francesca e suo marito, prima lui le regalò una splendida famiglia, che si prese cura di lui quando non ricordava più niente, quando non riconosceva nessuno, sarebbe stato più semplice rassegnarsi a quei vuoti di memoria, ma no Francesca si dedicò fino all'ultimo a quel bel Luigi, affascinate anche da anziano, per quel poco che ricordi, sempre pulito e profumato, sempre in ordine. La cosa peggiore della malattia e del diventare vecchi è perdere il controllo del proprio corpo, il dono è essere dignitosi quando sembra inevitabile che la vita ti scivoli tra le dita.
Francesca non fu mai sola, c'erano le figlie e le nipoti che la amavano come una mamma, e le pronipoti che la amavano come una nonna, sebbene ogni tanto il suo trovare un ordine a tutto anche a dei capelli un pò spampazzati diventava a tratti fastidioso. Ricordo dei capelli come fili d'argento, con un'onda anni 20 che lambiva la fronte, delle gambe gonfie e stanche e delle mani laboriose che sapevano fare tutto, ma proprio tutto, almeno così mi hanno raccontato, pare non ci fosse cosa che quelle mani non sapessero fare, dar cura alla casa, cucinare, e sferruzzare. Quelle mani intrecciavano fili di lana e ancor meglio sapevano fare l'uncinetto. Anche mia mamma lo sa fare e c'erano sere che sul divano sferruzzava per ore, io non ho mai imparato...ci voleva troppa perizia e troppa pazienza sapevo fare solo delle catenine, chilometri di catenine, avrei dovuto imparare, invece la mia poca pazienza mi ha dissuaso. Un sorriso dolce, un'espressione malinconica questo è il mio ricordo in bianco e nero, che profuma di cassetti colmi di biancheria pulita, perfettamente stirata, Francesca, per me è sempre stata nonna Luigina e io mica lo sapevo che non era il suo nome di battesimo, l'ho scoperto da grande, ho scoperto quanta forza ci fosse in quella donna a cui ho voluto molto bene. Penso che quella forza fosse l'amore, quello che ha dato e che spero le abbiamo restituito co gli interessi. Quello che le è mancato quando era piccola, ma forse ha recuperato dopo. Sono pezzi di ricordi nei quali mi rifugio quando ho bisogno di ritrovare un pò di dolcezza "un agruduci sapuri". Quando ho bisogno di trovare amore, e anche un pò di quei sorrisi che ci concedevi, magari mentre le tue dita abili intrecciavano i fili di una coperta o di un centrino. Perchè se mia mamma è brava tu eri più brava, maestra, Maestra d'amore.

Questa foto l'ho trovata per caso su Instagram è di Piero Ricotta, non è Luigina ma mi ci ha fatto pensare, questa foto, quelle mani e quelle rughe raccontano una storia e quella che vi ho scritto sopra è la mia.

A presto,
Monica.

Nessun commento:

Posta un commento