mercoledì 8 marzo 2017

Le Nuove Donne!

Oggi, Otto Marzo Duemiladiciassette mi sono svegliata alle sei e trenta per arrivare puntuale a lavoro, un traffico che nemmeno nel film " The Day after Tomorrow" in pieno panico ho visto quelle code li, pure io ero in coda da non so quanto, mentre, al posto del solito lavavetri mi sbuca al semaforo un simpatico venditore di mimose, mi metto a ridere e chiudo il finestrino e non perché mi stesse dando particolare fastidio la sua presenza ma perché a me le mimose fanno allergia. Per altro in macchina ero con un'altra donna quindi in segno di emancipazione avrei dovuto regalarla io a le e lei a me, che francamente, mi sembrava una mezza minchiata, e anche vagamente ridicola. Proseguo il mio lungo viaggio verso il posto dove presto servizio al momento, mi rendo conto che riflettevo sulla condizione femminile con meno livore degli altri anni,insomma , non ho più nemmeno un lontano rigurgito femminista, perché le quote rosa io le trovo umilianti, un posto mi deve spettare perché sono brava non perché la legge lo stabilisce. E' discriminante. E poi credetemi questo pianeta lo erediteranno le donne, siamo di più, siamo brave, studiamo e lavoriamo, moltissime delle donne che conosco le ammiro perché i loro colleghi maschi se li mangiano a colazione, perché mentre i colleghi si svegliano un'ora dopo di loro (le donne) che si devono rendere presentabili, e scegliere come vestirsi senza che nessun uomo di Neanderthal le faccia un complimento non gradito, o una avance troppo spinta, senza che nessun ometto pensi che lei stia li perché chissà come ha conquistato i favori del capo di turno che spesso è un uomo. Nel posto dove vado ogni mattina siamo quasi tutte donne, per buona pace di mia zia che vedeva questa esperienza come una fucina dove trovare un giovane rampollo che mi potesse sopportare invece niente, dovrà perderci ogni speranza anche stavolta. Siamo quasi tutte donne dicevo e quelle donne li sono brave, fanno il loro lavoro con perizia e dedizione, con scrupolo e intelligenza, gli uomini ci sono e mi sembrano alleggeriti e rallegrati dalla presenza femminile. Ho a che fare con la gente e quindi di esemplari umani ne vedo tanti, di donne e di uomini, sto in una città enorme e quindi di persone per strada ne vedo altrettante, una cosa sola mi sono portata in questa giornata tutta tinta di giallo per le mimose che erano ad ogni angolo, e di rosa perché si sa le femminucce sono tutte amanti del rosa, ho pensato che rientravo a casa ben oltre l'orario che avrei desiderato che avevo solo tre quarti d'ora per pranzare e che dopo aver gioito del successo di un mio amico che coronava la sua testa con un sacco di foglie di alloro, che mentre loro stavano li a brindare e festeggiare io sarei dovuta scappare dall'estetista perché noi donne non possiamo permetterci di avere i peli superflui, sapevo già che avrei pianto mentre ogni singolo pelo dell'arcata sopraccigliare veniva brutalmente estirpato dal sito che gli spetta per natura, mentre pensavo a quanto è fastidioso rimettersi i jeans tutta unta dopo la ceretta, mentre pensavo ma chi me lo fa fare in fondo a me gli orsetti piacciono e poi il pelo protegge dal freddo, mentre pensavo a tutto questo, arrivo dall'estetista, "attendi un attimo" mi dice col solito sorriso garbato, proprio in quel frangente dalla porta esce un uomo barbuto, con delle sopracciglia ad ala di gabbiano, i risvoltini e le caviglie senza manco un fottutissimo pelo in evidenza.


Gli sorrido cordialmente e gli faccio gli auguri, lui mi guarda un pò intontito e mi dice grazie ma senza capire realmente il perché, ma credetemi se avessi avuto un ramoscello di mimosa l'avrei regalato a lui, se lo meritava, perché un uomo che si dedica con tanto coraggio alle pratiche depilatorie si merita un riconoscimento, solo li, solo in quell'istante ho capito perché avete smesso di corteggiarci come si deve, perché siete offesi vi sottoponete ad una tortura per piacerci di più e noi nemmeno lo apprezziamo, ristabiliamo la parità oggi festeggiamoci entrambe, noi, il buon caro vecchio sesso debole e voi uomini, che per parafrasare una famosa pagina Facebook, siete le nuove donne! 
Vi abbraccio forte,
Monica.

venerdì 20 gennaio 2017

Cu vivi sulu s'affuca!

Ieri sera sono stata con una delle mie più care amiche, prima un aperitivo con tante chiacchiere e poi a sentire un gruppo che cantava le canzoni del nostro cantante preferito (Ligabue) e abbiamo riso un sacco, io avevo avuto una giornata strana di quelle che ti parte un po' loffia. 
Tornando a casa ho dato due calci alla lampadina che fa falso contatto sulla targa della macchina ma niente quella stronza non voleva proprio sapere  di riaccendersi. Così un po' urtata e con un gran mal di testa sono tornata a casa.
Ho scaldato la borsa dell'acqua calda, una di quelle cinesi ma che tengono di un caldo pazzesco, ho letto la fine del caso clinico sul libro dì Sacks "l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello " e mi sono addormentata.
Non ho sognato, la mattina suona "girl" dei Beatles perché è la suoneria della mia sveglia e ricevo una telefonata con la voce ancora impastata dal sonno rispondo e provo a dire cose sensate, mi alzo divoro un cornetto e prendo una pillola per il mal di testa, perché cavolo , mi stava per esplodere. 
Faccio una passeggiata verso il centro, con la musica nelle orecchie, respiro piano piano e il sole fa il resto, il mal di testa pare scomparso incontro una piccola donna speciale a cui voglio tanto bene, prendiamo un caffè e una spremuta e ridiamo insieme, alla fine della mattina torno a casa e mi dico che cavolo faccio sola? Così chiamo il mio fido compagno palermitano e gli dico "Tato posso venire a studiare da te?" e lui ma "hai bisogno di chiedere? Ti aspetto. Qua sei a casa tua".
Così preparo uno zaino metto dentro le cose essenziali e vado, studio tutto il pomeriggio un odioso riepilogo di proteine enzimi e acidi nucleici, quanto tempo perso, penso, ma devo farlo, penso a quanto mi sono divertita con la mia  amica e penso a quando faremo insieme il tatuaggio con due bambine che parlano al telefono fatto con un bicchiere e un filo, e sorrido. 
Vado a fare la spesa con Tato e prendiamo due birre e delle piadine, una cena da fare impallidire chef Rubio e unti e bisunti, e chissenefrega se non è gourmet, siamo insieme ridiamo e mangiamo, e guardiamo un film di quelli che più  idioti non si può ma non tratteniamo le risate.
È da stamattina che ci penso, da quando mi sono svegliata, dopo boh 50 messaggi vocali scambiati  con le persone a cui voglio bene su WhatsApp, dopo una giornata non storta però un po' grigia, penso che la felicità è proprio difficile da riconoscere eppure ci sfiora e accarezza tante volte in una giornata ma fin quando  sono stata sola non me ne sono proprio accorta, i miei momenti  di felicità sono stati tanti nelle ultime ore e tante le risate, in quell'aperitivo, in quel concerto , nella mia spremuta vicino giurisprudenza, nelle Piadine e in una birra in due, i momenti in cui non ero sola, perché la felicità non è niente se non è condivisa ti passa accanto e nemmeno te ne accorgi, perché che me ne faccio della casa da sola, della camera con vista se poi mi affaccio senza poter dire a nessuno guarda che spettacolo, del vino migliore della toscana se lo bevo sola, che poi lo sanno tutti cu vivi sulu s'affuca. Quindi amici miei ridete , gioite e mangiate cose schifose , imbrattatevi le mani ma  assicuratevi che ci sia sempre qualcuno a cui poter biascicare con le mani oleose e il boccone non ancora nel "cannarozzo" .....che mi passi un tovagliolo? 
Perché "se la magia più grossa gli è successa in casa sua , con il suo cane per pubblico, per una magia così diceva val la pena vivere" ma non ci sarà nessuno a batterti le mani con i lucciconi, e correrti ad abbracciarti avrai vissuto solo a metà... e a me piace vivere il doppio.
Buona notte amici  miei!

C'è un'Ape che se posa 
su un bottone de rosa: 
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità 
è una piccola cosa. 
Trilussa.

mercoledì 11 gennaio 2017

Dovunque l’arte della medicina venga amata, c’è anche un amore per l’umanità.

Come qualcuno saprà, sono un futuro medico, cioè tecnicamente ho studiato per sei anni ogni singola cellula del vostro corpo, so che forma ha, che tipi di canali veicolano al suo interno molecole e altri elementi, che tipi di ioni entrano ed escono da essa e quali sono i meccanismi che ne regolano la vita o la morte, l'apoptosi, la p53, Ras, Rank, cAMP, ATP, e chessò come fa una cellula a scindere il glucosio attraverso una serie di passaggi ed enzimi tipo la Glucosio-6-fosfatodeidrogenasi e altri simpatici epiteti molecolari,conosco farmaci di tutti i tipo alcuni impronunciabili tipo il Rituximab,l'Infliximab che Pdor figlio di Kmer scansate... ma per lo stato italiano sono "solo" una Dott.ssa in Medicina e Chirurgia, che è cosa ben diversa dall'essere Medico abilitato all'esercizio della professione, cioè quello che confidenzialmente lo Zio Lillo e la Zia Pina chiamano "Duttù" se maschio e "Signorì" se femmina. 
Quello che mi separa dall'abilitazione sono tre mesi di tirocinio post-laurea, che possono essere utilissimi se pensate che molti medici non hanno idea di come funzionino davvero le cose nella vita reale avendo passato più di un lustro sui libri, o un'inutile perdita di tempo se pensate che penzoliamo alla fine della catena alimentare della medicina, siamo il plancton e gli strutturati degli enormi cetacei per capirci.
Il tirocinio prevede un mese dal medico di base, un mese in un reparto cosiddetto clinico e un reparto chirurgico.
Il mio tirocinio attualmente lo svolgo nel reparto di Ginecologia ed Ostetricia , con un tutor simpatico e disponibile che mi fa entrare con lui in sala operatoria a vedere nascere cuccioli di uomo di tutte le etnie, o che estrae cisti con annesso ovaio di 9 cm da un buchino di 3 cm al massimo, con scene splatter degne del migliore Tarantino, quando dalla cisti dermoide esce ogni tipo di schifezza dal pus ai capelli,masse di capelli, non uno o due peletti. Sentire il primo respiro di una creatura è la cosa più emozionante che mi sia mai successa, anche se loro, i cuccioli appena nati puzzano, e sono sporchissimi. Al momento tutto procede per il verso giusto e ancora nessuno mi ha obbligato a fare cose umilianti, procedo a velocità di crociera, barra dritta e vento in poppa, ovviamente, nel frattempo studio per il concorso e per l'abilitazione, delle cose assurde che manco vi voglio raccontare.
Il mese scorso ero invece nel reparto di Gastroenterologia, dove ho potuto capire che significa essere l'ultima ruota del carro, ho visto decine e decine di pazienti e pochi specializzandi oberati di lavoro a gestire un DH che si occupa di malattie epatiche, sopraffatti dalla burocrazia, si sfogavano su di me facendomi ritirare referti da ogni parte del policlinico, insegnandomi l'utilizzo della fotocopiatrice angolo che era diventato il mio rifugio, e last but not least ... ho fatto decine di fiocchetti per l'alberello di Natale della stanza, che in fondo rendevano l'ambiente meno ostico. Ci sono andata ogni giorno, perchè tra una fotocopia e l'altra sono riuscita ad imparare delle cose importanti, quando c'era la sala d'attesa stracolma e loro (gl specializzandi) erano ingolfati con le visite mi mandavano in trincea e appena uscivo venivo assalita da pazienti tutt'altro che pazienti che volevano farmi lo scalpo, che il 90% delle volte mi chiamavano signorina non curanti del camice, del fonendoscopio che mi penzola dal collo e dalle penne nel taschino che sono segno inequivocabile della mia qualifica. Però in fondo li capivo, ore ad aspettare un prelievo a stomaco vuoto, che hanno reso miracoloso il fatto che io sia uscita ogni giorno illesa dal reparto. Insomma, alla fine un bizzarro tirocinio ma divertente, specie quando il 31 mattina mentre a casa mia si cucinava per il cenone io ero in reparto.
Il primo mese , il più bello e gratificante è stato quello dal medico di famiglia, o medico di base, o il buon caro vecchio medico della mutua che dir si voglia, ecco, che nessuno me ne voglia, ma il medico vero è lui, se ti viene la tosse che fai? chiami il medico di famiglia , e non ci vai mica allo studio a farti visitare, così tossisci al telefono sperando che il collega abbia portato con se la sfera di cristallo e tramite l'arte divinatoria di cui siamo chiaramente equipaggiati grazie ai nostri anni di studio ad Hogwarts, azzecchi magicamente patologia,prognosi e cura.
Oppure quelli che venivano, ti dicevano sintomi,diagnosi e cura, "picchì duttu liggivu su Gugol...." e credetemi è quasi impossibile scardinare le nuove credenze popolari che si rincorrono sul web, per esempio i vaccini che causano non so quali nefandezze, quando invece hanno eradicato malattie gravissime, o che con degli elettrodi ben posizionati sia possibile capire a che cosa il tuo corpo è intollerante e hai voglia a dire che le intolleranze non si possono verificane nemmeno con le analisi del sangue, niente, non ce la puoi fare, perchè loro lo hanno letto su "Gugol", che ne devi capire tu che hai studiato.
Centinaia di vecchietti che tra la prescrizione delle pillole per la "Fissione alta", delle analisi del sangue un pò imbizzarrite che "Dottorè io non mangio niente ma non capisco perché il polistirolo e i trigliceddi sono così alti", ti  ricordano perché hai scelto di fare il medico, perché i loro occhi pieni di gratitudine per averli anche solo ascoltati, quando non hanno niente ma hanno solo bisogno di parlare, ti ripagano di tutte le fatiche fatte, quando entri dentro lo studio e ti si cancella ogni problema perché alla fine dopo aver sentito certe storie ti senti fortunata, perché la lezione più grande l'ho imparata dalle loro storie, loro che anche ad 80 anni sbraitando contro il marito che le accompagnava a fare la visita e paventando possibilità di divorzio escono tenendosi per mano, perché ti raccontano che hanno amato profondamente la moglie che non c'è più al punto che ne sentono ancora il profumo (mentre li ascolto,  penso che in giro ci siano un ammasso di amebe che sanno dire solo "si,ma senza impegno", quando invece per farle bene le cose l'impegno è fondamentale), quando ti ringraziano per averli capiti e confortati "dottorè , non voglio fare preoccupare i miei figli, non voglio essere di peso", quando si girano prima di uscire e ti schiacciano l'occhio dicendo "Grazie dottorè, lei è troppo gentile e brava, anche se è giovane ...potrebbe essere mia nipote".
Ecco che significa fare il medico, e nonostante venga continuamente denigrata la professionalità mia e dei miei colleghi, anche se certe pazienti ritenevano che dopo sei anni non fossi in grado di usare lo sfigmomanometro che si giravano scortesemente urlandoti " Signorì ma me la sa misurare la pressione?" , anche se "signorina, quando tocca a me, sto per svenire , mi sento male , sono qui da stamattina" e mentre ci sono decine di persone che ti chiedono 300 cose diverse e ti giri sorridendo dopo l'ennesimo "signorina" dicendo "Non sono una signorina, sono una dottoressa" con immenso stupore dei presenti , alcuni che se la ridono sotto i baffi, alcuni che ti tirano per la manica del camice, ti offrono una caramella e sorridendo ti dicono "Dottoressa, grazie, mi ricorderò del suo sorriso, ma si pigliassi sta caramella prima ca sveni lei".
Io farò il mestiere più bello del mondo, ma non adesso, adesso sono solo una Dott.ssa in Medicina e Chirurgia.


In dieci anni di studi, ho imparato a tastare, manipolare, incidere, suturare, bendare, ingessare, togliere corpi estranei con la pinza, mettere il dito o infilare tubi in tutti gli orifizi possibili, iniettare, perfondere, esplorare tramite percussione, scuotere, fare una “buona diagnosi”, dare ordini alle infermiere, redigere un referto a regola d’arte e fare qualche prescrizione, ma in tutti questi anni, non mi è stato mai insegnato ad alleviare il dolore, o a evitare che compaia. Non mi è mai stato detto che potevo sedermi al capezzale di un morente e tenergli la mano, e parlargli.
(Martin Winckler)

Buon anno a tutti,
Monica.

venerdì 2 dicembre 2016

Quando è troppo ...è troppo!

Oggi, passeggiavo per le trafficate e rumorose strade palermitane, tentavo di non farmi spalmare sulle strisce pedonali dagli spericolati automobilisti della bella Palermo, guardandomi attorno pensavo che il troppo spaventa sempre. Mi spiego meglio, vedete Palermo è una di quelle città "troppo" è troppo trafficata, troppo sporca e rumorosa, ma è anche troppo bella, calda e piena di magia. Più camminavo e più mi facevo convinta, che 'sto troppo spaventa, e da Palermo a pensare alle donne, a molte delle donne che conosco è stato un attimo, già perché le donne che sono "troppo" spaventano. 
Sei troppo intelligente e troppo indipendente, nel 2016, si. Vorrei non commentare, ma devo è più forte di me, ecco vi spiego una cosa, quando una donna è diciamo dotata di una media intelligenza tale da poter essere poco più di un'ameba, o uno di quei soprammobili cinesi che hanno giusto la capacita di ondeggiare la testa, siete ingombranti per il maschio italico, si confondono se parlate e dite cose intelligenti, le donne intelligenti di solito hanno opinioni proprie, e quasi sempre anche un lavoro.
Già, vogliamo parlare di sta storia che vi siete messe lavorare? Niente più grembiuli e fornelli? 
No, perché ragazze mie belle, se siete indipendenti e intelligenti, molto probabilmente guadagnerete più di lui, e la cena la potete offrire voi e che umiliazione sarebbe per il vostro gattone arruffato du-du-du da-da-da... insomma meglio siate un pò meno.
Poi non voglio fare quella che si è reincarnata in Bridget Jones, anche perchè quella muta muta, i dieci kg in più non li ha persi e si è beccata degli strafighi da paura, da Hugh Grant al neurochirurgo più figo del piccolo schermo, e io ecco di sti tronchi di pino vicino a me francamente non ne ho visti. Facile cadere ne trappolone del quella è bella più di me per questo l'ha scelta, guardate meglio, vedrete che sarà una gattina, morta quasi sempre, ecco cosa ammalia gli uomini, il poco, perchè così loro che tante volte sono più tonti dell'ispettore Zenigada di Lupin, non lo sopportano che voi possiate essere socialmente più brillanti, se poi il fisico non vi accompagna ciaone proprio. Ecco per anni mi sono arrovellata e torturata col cosa ho meno di lei? E sapete adesso che mi sono risposta adesso che ho superato i trenta e forse ho leggermente ripreso il senno? che io in meno non ho proprio un bel niente, anzi ho cose in più, sono troppo, si perchè io se una cosa non mi va lo dico, se ho voglia di piadina e non di pizza lo dico, se voglio andare al mare e non in montagna lo dico, se mi girano gli zebedei perchè tu tergiversi con una che a me non va a genio lo dico, se mi stai facendo promesse che mai potrai mantere e ancor peggio mi stai bellamente prendendo in giro lo dico, e se quel maglione ti sta di merda lo dico altrettanto...Per me non è uguale, non è indifferente, io so cosa voglio, e se posso me lo prendo.
"Le Donne come te spaventano" mi diceva sempre un mio amico, e forse aveva ragione, e se cosi fossi statemi bene alla larga già devo pensare a me, non posso difendere anche voi dalle insidie del mondo. Se un uomo davanti a una donna che è troppo sceglie quella figa, ma senza alcun altra qualità, non pensate di essere quelle sbagliate, di sbagliato c'è solo lui che evidentemente è così poco che niente "gna fa'", e se ci riuscite stategli alla larga.
Detto questo, con questo post super velenoso festeggio, si fa per dire, le oltre 10.000 visite sul mio blog.
Proprio oggi che al supermercato ho visto uno stormo di sopracciglia ad ali di gabbiano, ho pensato, che di gabbiano ne ho conosciuto solo uno cazzuto, Jonathan Livingostone, che era uno che sapeva volare più in alto di tutti, e che spero prima o poi plani su di noi che non abbiamo paura di essere troppo.
Vi abbraccio forte,
Monica.

martedì 18 ottobre 2016

Chi vuol star sano, dal medico stia lontano.

C'era una volta una studentessa universitaria, e adesso non c'è più.
Già, perché dopo anni di piagnistei, crisi isteriche, momenti di sconforto di quelli che ti fanno dire io non ce la faro mai... mi sono laureata anche Io.


Ho una valigia enorme piena di ricordi dei miei anni universitari, legata a due città Pisa prima e Palermo poi,legata a tutti gli incontri che ho fatto nei tanti anni di studio (me la sono presa comoda per dirla tutta), di gente che mi è passata accanto per poco e di persone invece che ci sono state e ci sono tutt'ora che non sono più solo colleghi o amici, ma sono diventati a tutti gli effetti la mia famiglia.
Nel vortice di date di consegna della tesi, preparativi, già perchè organizzare una festa di laurea è una specie di operazione militare, ristorante, confetti , vestito e parrucchiere, eccetera eccetera... e ansie ( che chi mi conosce sa che erano pochissime) mi sono dimenticata di fare i ringraziamenti, dovuti, a chi mi ha accompagnato nel mio percorso.
 Mi sono laureata a luglio il 27 per la precisione con un caldo che voi non avete idea, caldo amplificato dalla mia emozione esagerata, come un'adolescente degli anni novanta al concerto dei Take That, per farvi capire, prima di lasciarmi andare ai ringraziamenti ufficiali mi sono presa qualche mese di riflessione,lo so, ma ci ho messo un pò a realizzare che avevo messo il primo mattoncino per costruire la mia nuova vita, ho scelto di farlo oggi perché oggi non è un giorno come tanti oggi è una giornata particolare, per la prima volta mi sveglio in una nuova casa a Palermo, da Dottoressa.
Spalancare la finestra della mia camera oggi mi ha offerto una vista bellissima su Monte Pellegrino, nel nuovo panorama c'è tutta la speranza e l'aspettativa e l'attesa della nuova vita, la consapevolezza che se imparerò ad aver cura di me sarà il primo passo per prendermi cura degli altri.

Quindi un grazie a Mimma e Paolo, i miei genitori (per chi non lo sapesse) che tra un esame e l'altro non mi hanno mai negato il loro conforto, anche quando mi madre mia ricordava che "ci sono un sacco di scale da lavare" e sotto la minaccia dei lavori forzati e la proiezione nitida di me con una pinza in testa e i capelli con tinte improponibili, con tre dita di ricrescita mentre lavo le scale di un rione qualsiasi della mia città, cantando a squarciagola Gigi D'alessio, idolo delle casalinghe, mi ha dato la forza per andare avanti e avere dei capelli pur sempre improponibili, ma senza pinza e sopratutto mi ha assicurato un vita senza Gigi D'Alessio. E mio padre che tra una cosa e l'altra mi ha dato l'ispirazione per la tesi, che in fondo era totalmente dedicata a lui, che il giorno della mia laurea era più emozionato di me e il suo abbraccio me lo porterò sempre nel cuore.
Poi vediamo chi c'è, Federica Cecilia Brì, mia sorella e mia coinquilina, lei che mi ha veramente sopportato durante le mie crisi , che sapeva che non doveva parlarmi se l'esame era imminente se non espressamente richiesto, che mi ha accompagnato in uno degli esami più terrificanti della mia vita importunando i miei colleghi perché non aveva il coraggio di starmi a guardare seduta al patibolo, già perchè ero fermamente convinta che sarei morta dopo aver dato Fisiologia, invece per vostra fortuna la profezia del Conti non si è avverata e io sono ancora viva e vegeta e anche mia sorella, nonostante il mio pessimo carattere e i miei sbalzi d'umore degni del migliore serial killer.
Poi ci sono le mie amiche Emanuela, che si è fatta tipo 1000 km per venire alla mia discussione e sentirmi sproloquiare la notte prima della laurea in preda alle paturnie sfigopendule e il giorno dopo con un aria decisamente poco distesa a disquisire di una protesi di spalla, lei che è una bravissima dottoressa commercialista avrà passato i dieci minuti più interessanti della sua vita, eppure era li, a condividere la gioia del momento più importante della mia vita. E poi Laura, che ha deciso di convolare a giuste nozze giusto due giorni dopo la mia laurea e quindi la mia ansia da laureanda e la sua da futura sposa si sono amalgamate in una miscela unica come sempre, come solo noi sappiamo fare, creando uno stress emotivo che nessun essere umano tranne me poteva sopportare, e così dal banchetto della discussione sono passata al leggio della chiesa ... e da la dichiaro dottoressa in Medicina e Chirurgia siamo passati a vi dichiaro marito e moglie in dieci piccole mosse.
E ancora Angela, Annalisa, Federico e Alessandra Jones La Spada, la mia famiglia pisana che ci sono sempre stati non facendo mai mai sentire i chilometri di distanza, troppi, e il tempo che avanzava mentre noi lo rincorrevamo.
Alba e Chiara, non ho sbagliato a parafrasare la canzone di Vasco Rossi, no sono state le mie colleghe e amiche e sorelle palermitane, i miei esempi in questi anni nonostante fossero più giovani di me, mi hanno insegnato tanto e se dovessi sentirmi male... è da loro che vorrei essere curata senza ombra di dubbio. Ai miei amichetti Agrigentini, tutti nessuno escluso.
A Tato che ha adottato me e mia sorella regalandoci il sostegno che solo un omone di quasi due metri ci poteva garantire.
Grazie a tutti quelli che hanno capito solo qualche mese fa che mi laureavo in Medicina e non in lettere, perchè mi hanno riconosciuto una qualità in più: che impagabile sensazione di soddisfazione quando nella loro espressione si tradiva qualche emozione di troppo una volta rivelato il mio titolo di studi, ebbene si, so leggere, scrivere e far di conto e a volte capisco anche perché non fai pupù tutti i giorni.
Grazie a chi in quest'ultimo anno è stato presente e partecipe alla mia vita, a chi quando mi ha telefonato per la mia ultima materia mi ha detto di aver pregato per me, anche se era ateo, che mi ha detto che era felice con me, che me lo meritavo, che "è incredibile, non ci credi nemmeno tu ma sei diventata la Dottoressa Brancato".
La medicina è la mia legittima sposa, mentre la letteratura è la mia amante: quando mi stanco di una, passo la notte con l'altra. (Anton Pavlovic Čechov)

venerdì 30 settembre 2016

Mi illumini di meno

Monitorare i consumi e gli sprechi non è mai stato così facile. Un unico dispositivo, fornito ed installato da Tecno sul contatore di acquisto dell’energia elettrica, consente di registrare ed inviare direttamente ad una piattaforma web i consumi di energia attiva e reattiva. La trasmissione dei dati avviene via GSMsenza costi aggiuntivi. #tecno #EMSbasic Scopri come con un click Tornerò presto... Con i racconti un'estate torrida! http://l12.eu/emsbasic-921-au/1PDE0I5SYMKLF40R8CVH Buzzoole

venerdì 15 luglio 2016

Un treno chiamato desiderio.

È il momento della rabbia. Due treni regionali si scontrano percorrendo un binario unico, in mezzo alle campagne, treni pieni di studenti e pendolari, due treni come tanti che percorrono le tratte ferroviarie del Sud Italia. Ferrovie a scartamento lento, altro che frecce rosse e Tav, una velocità ridotta che da poco dopo l'unità di Italia ci impongono a furia di imbrogli e malefatte,un popolo che si rassegna ogni giorno, un popolo che si è arreso, che troppo avvezzo alle critiche finisce per rimanere intrappolato nei cliché di certi romanzi, "In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'." Così scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo. Troppo facile puntare il dito adesso e cercare un responsabile? Invece io lo punto eccome, perché su quei treni ci ho viaggiato centinaia di volte e se non avessi sentito che la tragedia si è consumata tra gli ulivi secolari pugliesi, non avrei fatto fatica a pensare che si trattasse proprio del treno che mi ha portata per anni a fare esami a Palermo insieme a centinaia di lavoratori. Su quei treni regionali, che fanno una miriade di fermate viaggiano le speranze di chi dal piccolo paesino si sposta in una grande città, su questi treni ci si conosce e i volti rimangono scolpiti nella mente, così come le storie e i sorrisi che incorniciano il volto,specie se il treno ti sta riportando a casa. La fatalità dell'errore umano al Sud si costa di più, al Sud significa 27 morti e 50 feriti, perché il treno dei desideri, che viaggia a velocità ridotta, ha un solo binario, una direzione obbligata, che ci ricorda che non abbiamo molta scelta... noi al Sud, costretti a camminare dentro solchi precostituiti. E mentre al nord i comitati no TAV, danno battaglia per la tutela del territorio, al Sud si prega che non sopprimano un'altra linea, come per la freccia del Sud che non parte più da Agrigento, come per le stazioni intermedie già disagiate, che diventano isolate nell'isola più bella del mondo. Insomma sono arrabbiata, perché sul quel treno ci potevo essere io, perche chissà a quale re Borbone dobbiamo ringraziare per questo singolo binario, perché l'Italia a doppia velocità frena un sud che era ricco e potente prima di un'unità ancora oggi solo sulla carta, un Sud lasciato alla deriva e che come sempre dà dimostrazione di se perché nelle tragedie ci si stringe e ci si rimbocca le maniche,la memoria mi va all'alluvione di Giampilieri e alla macchina dei soccorsi e della solidarietà che non si prodiga come per Genova, i morti del Sud fanno sempre meno rumore,c ome se ci fossero morti di serie A e di serie B. I lenti treni del Sud si torcono e agrrovigliano come i tronchi degli ulivi secolari, nelle campagne arse dal sole, la gialla distesa di grano si macchia del rosso del sangue dei nostri cugini pugliesi, penso al giallo e rosso della bandiera siciliana che dovrebbe essereessa mezz'asta, a lutto, perché sul quel treno ci potevo essere io, o uno dei vostri figli, o voi stessi. Arriverà il momento del silenzio, del dolore dignitoso della gente del Sud, che spero si trasformi nel più assordante dei rimproveri, per una tragedia che poteva essere evitata, che arrivi alle orecchie di chi ci governa e se davvero non dovesse cambiare nulla, spero che almeno il frinire delle cicale di quelle campagne rimbombi nella loro testa, al punto da diventare insopportabile, al punto da risvegliare qualche coscienza, sempre che ne siano provvisti. Ci stringiamo alle famiglie che hanno perso i loro cari. Sperando che si sentano meno soli.