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domenica 7 febbraio 2021

Si, Viaggiare

Mi sembra passata una vita da quando ho ossessivamente controllato la mia carta d'imbarco e preparato il trolley, dimenticando puntualmente qualcosa a casa, spesso lo spazzolino da denti.

Mentre compro libri on-line e mobili per la casa, penso a quanto vorrei prenotare un volo a buon mercato, uno di quei voli a 19.99 a\r che sia determinante per la scelta della location con orari folli, e tempi stretti che ti costringono a fare una full immersion nel posto dove ti trovi. 

Mi piacerebbe potere uscire dal comune e non solo per andare a lavoro,  rivedere gli amici, magari andarli a trovare tra Toscana e Veneto.

"In primavera ci vado, anche sola, mi organizzo!" è passato un anno e io ho ancora un sacco di flag da mettere, e vorrei cominciare proprio da casa mia, perché?

Perché non metto piede sull'Etna da oltre 20 anni, e qualche giorno fa mi sono vergognata per questa ammissione di colpa perché che io ricordi non sono mai stata sui Nebrodi e il maialino nero se lo merita che io vada a vedere dove nasce e cresce. 

Conosco poco e male la zona del Catanese, una annosa questione personale tra me e la Sicilia orientale, Catania in particolare, che sto risolvendo poco a volta, da quando la città ha smesso di accogliermi con il caldo torrido e con le bombe d'acqua stiamo andando un po' più d'accordo, certo litigo con qualche abitante ogni volta che vado, ma anche a Palermo un ci babbìanu.

Non ho mai visto Noto col suo maestoso Barocco e Piazza Armerina con i suoi mosaici.

Non sono mai stata a Tindari, se non in "una gita a Tindari" in compagnia del commissario Montalbano.


I laghetti di Cavagrande, le gole dell'Alcantara,  fiumara d'Arte e poi vorrei andare a borgo Parrini assurdo posticino  ispirato a Gaudì.



Finito con la Sicilia semmai finirò di scoprire cose da vedere, mi piacerebbe vedere Napoli e Torino, mi piacerebbe andare in Costiera Amalfitana e nei Borghi Toscani del Chianti.

Per l'estero ci sarà da aspettare ancora un po', ma di cose da vedere non me ne mancano.

Sogno di poter tornare a teatro, nei musei, e ad un concerto, e sale un po' di malinconia quando scorro tra le foto e vedo le luci di San Siro e il magone a vedere quei biglietti di Campovolo fermi nella vetrina.




Nell'attesa, guardo dallo schermo del Mac cose da vedere, posti dove dormire, mangiare e naturalmente bere.



Dietro lo schermo ballo tracce che non conoscevo fino a quando il caso non le ha messe sul mio cammino, canto canzoni a squarciagola con un inglese degno di "First Reaction is Shock", sogno  aperitivi e giri in moto, e scrivo.


Scrivo di balli che non posso fare, di mani che non posso stringere, di profumi che non posso sentire. 




Scrivo di incontri che vorrei fare, di ritualità che sto per dimenticare, di posti che vorrei condividere e di sguardi che vorrei incrociare.


 

"Dolcemente viaggiare

Rallentando per poi accelerare

Con un ritmo fluente di vita nel cuore

Gentilmente senza strappi al motore

E tornare a viaggiare

E di notte con I fari illuminare

Chiaramente la strada per saper dove andare

Con coraggio gentilmente, gentilmente, gentilmente

Dolcemente viaggiare"

giovedì 9 aprile 2020

Voglia di Dance All Night, dalla quarantena Giovedi 9 Aprile

Ero tutta assorta nella lettura di "Io sono la bestia" di Andrea Donaera (NNEdizioni), che ho preso e lasciato, stamattina mi sono detta è arrivato il momento di terminarlo.




Mia sorella si è improvvisata parrucchiera e salvatrice delle ricrescite di tutta la famiglia, mi padre ci guarda divertito, oggi è il turno di mamma, ieri è stato il mio, ho la piega fatta e un colore nuovo e lucido.
Mentre era intenta ad applicare il colore, rigorosamente dalle radici, mi dice:
«Metti un pò di musica è il momento di condividere, tra coinquilini si condivide» la guardo un pò infastidita e cedo alla sua richiesta, trovo una canzone dance che so che l'avrebbe fatta sorridere, la metto e do il via a un deejay set anni Novanta che ci ha fatto ridere cosi tanto che sono riuscita a liberare anche le lacrime.
Da Gabry Ponte a Gigi d'Agostino a cantanti che ho totalmente dimenticato ma che sono stati il tormentone delle mie serate estive da adolescente e il tormento dei miei genitori che ovviamente subivano le mie paturnie adolescenziali. Non mi sembra vero che siano passati vent'anni. 
Girovagando negli anni '90 mi sono imbattuta nei Green Day, negli Oasis (che oggettivamente sono portentosi ancora ora), un sacco di band dalle Spice Girl alle immancabili boy band tutte ovviamente scomparse.

(per chi volesse ascoltare la playlist pop)

(Per i più temerari, la playlist Dance)

Così la cucina è diventata un salone anni'90, ho pensato alle mie amiche e ai nostri giri in scooter, con qualsiasi condizione climatica immaginabile. 
Le amiche di allora sono le stesse di oggi, amicizie ultra-ventennali, che hanno resistito alla musica discutibile (eufemismo), a qualche scossone dovuto al tempo che passando ha plasmato i nostri caratteri, alle distanze che continuano fisicamente a separarci.
E così ci sentiamo al telefono e su what's app, qualche video-chiamata, vedo crescere una nipotina in foto e programmo i miei fine settimana post isolamento immaginandomi con loro, sognando un viaggio che non abbiamo mai fatto insieme in 20 anni, pensando di tornare a passeggiare nelle strade di Pisa ed incontrare vecchi amori passeggiando sul Lungarno.

Penso alle parole che avrei dovuto dire e non ho mai pronunciato, agli incontri che ho evitato e quelli che avrei potuto evitare in questi anni, a quelli che ho immaginato e sogno da tempo e che ogni tanto fanno capolino nelle notti in cui dormo beatamente.
Finalmente ho finito la nuova revisione del mio libro e adesso aspetto il responso della mia editor, in quelle pagine, raccolgo parte delle cose che una volta pubblicato il libro vorrei fare.

A proposito di sogni, ne ho ancora tanti da realizzare e quando pensi che tutto sia fermo che non si muova più niente il destino mi fa arrivare una telefonata  che mi mette davanti a tutti i miei "farei" e "vorrei" e così piena di entusiasmo ho affrontato la giornata di oggi, così:

Vivendo.


Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: 
uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. 
(Dalai Lama)



sabato 4 aprile 2020

Silenzio dalla Quarantena,Sabato 4 Aprile 2020.

Oggi finalmente c'è il sole, sono riuscita a fare yoga in balcone, scaldata dal tepore della primavera.

C'è silenzio.

C'è così silenzio che riesco a sentire nitidamente la voce dell'annuncio della stazione bassa di un treno in arrivo, cosa che in tempi normali è praticamente impossibile, visto che il quartiere dove vivo è attraversato da diverse arterie cruciali della viabilità cittadina, che si traduce con strombazzate moleste a qualsiasi orario.
Le campane della chiesa pure quelle si sentono bene, qualche sirena, ma per fortuna niente di straordinario. 

Mi impressiona alzare gli occhi e vedere il ponte completamente vuoto, come fosse una domenica sonnecchiante, solo che per ora è domenica ogni giorno.

L'agenda mi ricorda una serie di incontri che stanno saltando, quello sulle donne, quello su Danilo Dolci (ieri lo ha menzionato Saviano a Propaganda Live), quello di oggi, su una agrigentino che non c'è più e sarebbe stato ricordato dagli amici che hanno scritto per lui un pò di lettere, raccolte da sua mamma in un libro.

Vorrei scrivere anche io qualche lettera, a mano, imbustarla e spedirla come si faceva negli anni novanta con i "pen friend", ve li ricordate? 

Ho guardato una serie di soluzioni per arredare il mio balcone, prenderò tante piante appena sarà possibile, sperando che col pollice nero che ho non vadano incontro a morte in breve tempo.
Comincerò a comprare i fiori per i tavoli di casa, qualche quadro per ingentilire le pareti bianche e le tende.

(Mi piace il verbo ingentilire)

Mi sto dedicando ai libri arretrati, al mio libro che è quasi pronto, alla musica che non avevo tempo di ascoltare e a quella che avrei voluto ascoltare di più, sto guardando vecchi film, smaltendo la lista delle cose da vedere su Netflix, ovviamente non manca Disney+.

Vorrei tornare a viaggiare e vorrei farlo più spesso, voglio vedere Napoli e Lisbona e se sarà possibile andare in qualche isoletta sperduta. 
Vorrei tornare a Pisa che mi manca sempre, già che ci sono vorrei vedere i campi di girasoli, vorrei andare a Siena e fare un giro per cantine (cosa che non ho mai fatto negli anni vissuti in Tosana), il tutto passando per Palermo, che ve lo dico a fare.

Mi chiedo come saremo una volta usciti da casa, i soliti merdosi egoisti?

Smetteremo di avere paura dell'amore?

Troveremo il coraggio di ribaltare il tavolo e spendere bene il nostro tempo?
Ho pensato di iscrivermi a Lettere.

Lo avete capito cosa intendevo dire ogni volta che scrivevo di dare valore al vostro tempo? Di considerarlo come il più prezioso dei doni?
Avete capito perché avevo smesso di fare le cose "perché mi pare male"? 

Il sole di oggi mi fa osservare la città ovattata nel silenzio, mi mancano le mie amiche, le loro risate fragorose, i nostri abbracci, pochi ma buoni, mi manca la mia ora di tennis, e allenarmi in palestra, mi manca andare a lezione di medicina d'emergenza, mi manca andare a Roma e mi mancano i miei colleghi della scuola di medicina estetica.
Mi manca scendere da casa e andare in centro a piedi per fare l'aperitivo, salutare qualche conoscente che mi sta simpatico, e che mi piacerebbe conoscere meglio.
Mi manca andare al ristorante, sentire il profumo dei manicaretti cucinati dagli chef, le risate dei tavoli vicini, la musica ambient di sottofondo.
Mi manca il profumo del mare.

C'è odore di soffritto, chissà che cosa cucina la mia vicina che ha interrotto la mia lezione di yoga stamattina per raccontare da balcone a balcone la ricetta delle arancine.

Ho conosciuto il silenzio
delle stelle e del mare,
il silenzio dei boschi prima che
sorga il vento di primavera.
Il silenzio di un grande amore,
il silenzio di una profonda pace dell’anima
Il silenzio tra padre e figlio
e il silenzio dei vecchi carichi di saggezza
(Edgar Lee Masters)


sabato 26 maggio 2018

Scusate il Francesismo.

Ho riletto da poco un pezzo scritto per il blog "I Trentenni" giusto un anno fa, che ripeteva come un karma "non siete voi quelle sbagliate, non siete troppo, non siete troppo poco" semplicemente non ha funzionato l'incastro chiave-serratura col bipede di turno. Ferma sul balcone osservo il placido mare siciliano di oggi, e in fondo le cose che peNsavo un anno fa non sono cambiate di molto. 


In quest'anno ho imparato a non giudicare gli altri, e non giudicare sopratutto le cose che non capisco o che io non farei..."Ma chi io? Non lo farei mai..." a volte le cose non le facciamo solo perché non ci capitano, ma trovarsele di fronte quella..."ma chi io ?! MAAAAAIII" è tutta un'altra storia. 

Se in quest'anno, io ho imparato a non farmi meraviglia di niente, e di nessuno, mi ritrovo davanti gente che invece questo vizio, quello di giudicare, mica se l'è tolto e se una cosa va male, ricordate, che può sempre andare peggio.

Vi devo dire la verità, non voglio dirlo ad alta voce, l'anno trascorso da quell'articolo, è stato veramente una figata pazzesca, ho trovato le briciole che avevo lasciato per non perdermi come Pollicino e passo dopo passo ho visto anche il sentiero che avevo abbandonato. Camminando ho incontrato tanta gente, quasi tutta interessante, molti degli interessanti casi di studio ad onor del vero. Tra questi anche qualche caso umano, che io attiro puntuale come un orologio svizzero. 

Da quelli bloccati, a quelli che invece sono anche troppo sbloccati per cui davvero porre dei freni al loro viscido e sfrontato corteggiamento è come andare incontro ad una slavina armata di palette e secchiello, a quello che in assoluto mi ha colpita di più in quanto ad originalità: 
un sorriso bellissimo, interessante, che dice io ti voglio conoscere, che sfodera tutto il suo fascino da charmant, che ti racconta davvero tantissime cose, con cui parli bene, che non ti fa annoiare, attento e galante, insomma vah, lo osservavo per capire dove stava nascosto il barbatrucco.

E niente mica lo trovavo! Ma ad una ad una si rivelano le stelle e...squillino le trombe e rullino i tamburi: una parolaccia mi è valsa l'eradicazione dal genere femminile. 
Il mio sottolineare (ipse dixit) il fatto di essere indipendente ha fatto il resto.

Ho riso un sacco, quando ho sentito il motivo dell'ennesima scomparsa, e ovviamente ho smesso di aspettare Godot, per cui, una stretta di mano e amici come prima. 
Però ci pensate che siamo nel 2018 e c'è ancora gente a cui fa strano vedere una donna indipendente? E che in un contesto assolutamente goliardico fa una battuta forse un pò pecoreccia ma niente che possa essere inserito nell'elenco delle battute che potessero avermi fatto guadagnare le porte degli inferi con accesso libero e consumazione free insomma. 
Io forse mi rendo conto di essere un pò una pagliaccia, mi piace ridere di me, e forse il mio buttarla sempre in caciara mi può rendere forse meno gatta di altre donne, però ecco "fimmina, mi sento".

Insomma quel ditino puntato contro mi ha fatto davvero divertire, e dopo uno sguardo quasi compassionevole, perchè stavolta avrei voluto dirlo "guarda, mi spiace, il problema non sei tu sono io" che proprio non me l'accollo.
Ho fatto spallucce sorriso, e dopo aver detto compermesso sono rientrata a casa e alle mie amiche ho detto: "Mi hanno veramente scartavetrato i cogxxxni!" 
SCUSATE IL FRANCESISMO!

Alla prossima,
Monica.

La femminilità piace agli uomini perché permette loro di apparire per contrasto più virili. 
Susan Brownmiller, Femminilità, 1984

martedì 3 aprile 2018

Vamos a ser Feliz.

Rieccoci.

Ho sempre pensato che ognuno di noi abbia diritto a un po' di felicità. 
Ma non dovete pensare che questa ci spetti per diritto di nascita, perché non è così, la felicità come molte cose nella vita va conquistata, e in qualche modo ce la dobbiamo meritare.

Scegliamo di essere felici in fondo, e quando ci lamentiamo che le cose non vanno come vorremmo, dovremmo solo fermarci e chiederci se in fondo stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per stare bene. Molto spesso quando mi sono fermata a pensare ho dato una risposta alle mie domande e trovato il generatore di infelicità.
A volte aveva un nome ed un cognome, il più delle volte corrispondente al bipede maschio che mi stava accompagnando maldestramente, o qualche amico\a che non si ricordava bene come ci si comporta, a volte qualcosa che ha fatto inceppare il mio percorso di studi (quasi sempre coincidente con me stessa), a volte il lavoro. A volte una somma di piccole cose.
Oggi alla luce di queste considerazioni scelgo di essere felice, anche se forse mi prenderanno per matta, anche se la mia allegria è fastidiosa ai più, anche se vengo etichettata come "diversa" e forse in fondo sono felice anche di questo.

Ho scelto di prendere il primo caffè del mattino davanti al mare, e non a Bolzano, perché questo piccolo rito mattutino mi rende felice.
Ho scelto di andare in palestra un giorno si e uno no, perché stancarmi con un peso in mano mi faceva scordare una serie di paturnie.
Ho scelto di eliminare i vampiri energetici e le persone che si lamentano di ogni cosa, perché le vostre lamentale inutili mi urtano il sistema nervoso.
Ho scelto di fare un lavoro dove il rapporto umano è imprescindibile, e non fermarsi più di dieci minuti con un paziente perché "veloce che sennò ti ingolfi", non fa per me, io coi miei pazienti ci voglio anche parlare, perché non voglio essere anestetizzata alle emozioni.
Ho scelto di non pretendere molto dagli altri, perché non tutti sanno dare quanto dai tu, finiranno per deluderti.
Ho scelto di lasciare perdere, perché tante volte, far finta di avere torto ti salva da tante inutili chiacchiere.
Ho scelto di inseguire i miei sogni, ma solo se questi sono un motivo valido per alzarti e combattere per qualcosa in cui credi, non quando diventano una lotta contro i mulini a vento.
Ho scelto di avere fiducia nella gente e in questo storto mondo, perché lo so che chi sa donarsi in fondo prima o poi riceverà...e no, non la riceverà in quel posto, non sempre (si spera).
Ho scelto di dare valore alle persone che me ne attribuiscono, non voglio più concedere a nessuno il privilegio della mia presenza e del mio affetto a chi non fa nulla per dimostrarmelo.
Ho scelto che chi non trova tempo per me, non deve averne nemmeno un secondo del mio.
Ho imparato a prendermi cura di me, ma anche degli altri cosa che mi rende estremamente felice.
Ho imparato a chiedere scusa, ho imparato che i silenzi mi angosciano e quindi parlo, mi sento libera, ed essere libera mi rende felice.

Oggi scrivo questa nuova pagina, dopo l'ennesima delusione, dopo un silenzio assordante che mi accompagna da giorni, dopo aver scelto di lasciare il mio nuovo lavoro, perché, non ero più felice, e la mia felicità io me la sono sudata e non voglio rinunciarci.

Ho imparato a volermi bene.

Ho imparato a lottare, per le persone che amo, per fare ciò che amo.

Ho imparato tanto tempo fa ad essere felice. E spero impariate anche voi. E se su questa terra c'è qualcuno a cui volete bene dimostratelo, se c'è qualcosa che volete fare provate a farla. La fatica sarà ripagata, forse proprio dall'abbraccio di quella persona a cui non avete solo detto a te ci tengo, ma gliel'avete anche dimostrato.

Insomma come cantavano i Negrita:
"Ho imparato a sognare e non smetterò".

Doppio senso.
Dipinto di Gaetano Vella, artista Agrigentino.



lunedì 22 gennaio 2018

A chi ha paura di restare fermo, e sogna un po' più forte quando è sveglio.

Ieri è stata una giornata orribile, mi sono alzata, pioveva, avevo delle cose stese, mi scapicollo ancora con un occhio chiuso e le cispe in quello aperto a ritirare la roba prima di doverla rilavare, ho ancora delle cose da stendere, maledetto stendino che non ho... 
Bene, faccio colazione, ieri era una di quelle mattine che "Oh Dio che mangio? dolce o salato?" opto per il dolce metto a scaldare un pò di latte preparo il caffè, nutella, marmellata o miele? nel dubbio li prendo tutti, faccio colazione, vado per posare il miele, un barattolone di miele, che manco Winnie the Pooh poteva sperare di meglio, che mi scivola rovinosamente dalle mani e SBATATAM si frantuma davanti ai miei occhi, miele ovunque, vetri ovunque, il mio turpiloquio tocca vette altissime. 
Pulisco tutto appiccicandomi come una mosca nella carta moschicida, lecco un dito appiccicoso e sparo la Bose a palla, vado a fare la doccia, metto un piede dentro la vasca il tappetino scivola, una gamba va rovinosamente in giù, praticamente faccio un numerone che se m'avessero vista gli Orfei mi scritturavano come circense, insomma per poco non mi rompo il collo.
"Oi Iurnata è" si capisce già la piega.
Piove e c'è vento, mi si rompe l'ombrello.
Corro in macchina, mi metto per strada e trovo uno davanti a me che va a 20, ma come fa a camminare a 20? Appena posso lo supero, mi dico, mentre mi godo il paesaggio, visto che sto attraversando la Valle dei Templi, mi chiedo sempre come abbiano fatto a resistere tutto questo tempo, hanno la bellezza dell'eterno.  





Ma vorrei sapere chi me la sta buttando? 'rca trota... camminavamo così piano che ho visto un turista tedesco di 70 anni superarmi a piedi, mi giro verso il tempio della Concordia, il mandorlo è già in fiore, era forse per questo che sto babbione camminava a 20 chilometri orari? Il cielo è grigio, ma quei mandorli fioriti rosa e bianchi sembrano delle nuvole di zucchero filato.
Ecco, tutto nella lentezza di quell'incedere a passo di turista tedesco, torna al suo posto, piano piano spunta anche il sole. 

"Scrivi solo di cose belle?" 

No, ho scritto quando ero arrabbiata, perché la superficialità mi ha delusa e ferita, perché non mi sentivo capita, perchè mi facevano sentire sbagliata e io come un sciocca ci ho creduto, non accorgendomi di quanto fossero limitate certe teste di rapa, perché non avevo ancora realizzato i miei piccoli sogni, perché io cose storte non ne posso proprio vedere, cercavo un posto nel mondo ma cercavo nei posti sbagliati, cercavo amore dalle persone che non ne sapevano dare, cercavo generosità emotiva negli avidi di emozioni, insomma non ci avevo capito proprio una minchia. Ed infilata in quella palude come potevo mai scrivere di cose belle? 
Ci ho sempre riso su, che in fondo, farsi na risata è la soluzione a tutto.


Poi nella follia della giornata di ieri mi arriva un messaggio per le 19.00 e di corsa a fare l'aperitivo, che cheffà non te lo vuoi bere un bicchiere di vino?
Ho di fronte ben due esemplari di bipedi maschili, che mi fanno morire dalle risate, ma mica poco, un sacco, ad un certo punto loro parlavano di dentifrici e di scarpe e io li ascoltavo e pensavo, ok sulle scarpe ci sono ma come fate a parlare per più di tre minuti di dentifrici? Sono matti, come me, sono genuini e sono intelligenti, e a me l'intelligenza mi fa divertire da morire. 
"Scrivo di cose belle quando sono in periodi belli."
"E in che periodo sei ora?"
Ho camminato per 20 minuti con uno che andava a 20 km/h, non ho suonato il clacson, ho visto che il mandorlo è in fiore, ad un MaiNaGioia corrisponde una reazione uguale e contraria, e poi ora ci siete voi, che riuscite a farmi ridere anche se parlate di dentifrici.
QUESTA NON E' UNA COSA SERIA...
Questa è una cosa Gioiosa. Per fortuna.



"Ci si sceglie per farselo un pò in compagnia questo viaggio in cui non si ripassa dal via..."


lunedì 12 giugno 2017

La solitudine dei numeri primi.


Ecco nella vita, si fanno incontri imprevedibili, quindi capita a volte che il nostro percorso si arricchisca di nuove conoscenze, nuove amicizie, alcune, quelle più fortunate ce le portiamo dietro tutta la vita.
Quello che mi fa davvero ridere, sono le amicizie dell'ultima ora, quelle dei disperati, quelle di chi ha fatto attorno a se il deserto, vi si aggrappano con uno sforzo immane come le patelle sugli scogli. E proprio come le patelle finiscono alla fine dell'estate, in un bel piatto di pasta da consumare velocemente prima che si freddi. Abbiamo due mesi per goderci i vostri sorrisi finti, i cuoricini sulle bacheche e i sei bellissima, incantevole e ovviamente meravigliosa. E dopo ferragosto? Quando finirà il turbinio degli aperitivi? Quando arriverà il momento delle serate casalinghe? Quando arriverà il momento del "pizza e film"? Che ve ne farete di quegli estranei consumati voracemente?
A me il meccanismo del fast food fa sempre impressione, in qualsivoglia relazione interpersonale.
Il meccanismo dell'amicizia compulsiva è sostanzialmente identico a quello che mette in atto chi chiude una relazione e subito ne cerca un'altra, e va bene qualsiasi cosa sia chiaro, che stare da soli proprio non fa per voi, quindi non potete essere anche selettivi.
A me 'ste cose mi hanno fatto sempre un po' specie, forse perché cerco sorrisi autentici, gente che attribuisca il giusto valore alle cose e alle persone, gente che attribuisca il giusto valore a se stessi, che chi si ama è già a metà dell'opera.
Sarà che credo nella magia degli incontri, credo nelle energie positive che scaturiscono dalle alchimie inaspettate, da chi si sceglie per piacere e non per bisogno, da chi vive bene con gli altri ma ancor di più con se stesso.
Sarà che ho imparato che alla fine contano solo poche persone, e che se voglio arricchire la mia vita devo circondarmi di persone a cui valga la pena donarsi in termini di tempo ed energie, che posso anche fare settemila aperitivi, e dodici selfie al minuto, ma è impagabile la sensazione adrenalinica di rischiare un investimento emotivo, la roulette russa dei sentimenti, il bungee jumping delle emozioni.
A casa non mi piglia la tristezza per quello che non ho saputo fare in 32 anni di vita, il rimpianto di non aver saputo dare e quello di non aver saputo accogliere per fortuna non mi appartengono, la vita non può e non deve ridursi a una serie di occasioni mancate, quindi le amicizie che profumano di olio solare non fanno per me.
Amo troppo la mia libertà e il rumore dei miei pensieri per pensare di non concedermi dei momenti di solitudine.
Per riempire gli spazi vuoti ci sono i libri, la musica, lu scrusciu du mari, i tramonti, c'è la scrittura, le passeggiate e la palestra, tengo anche la televisione spenta, così il cigolio delle idee lo sento meglio.



Dovreste fermarvi, fare il punto della situazione, concedervi del tempo.
Stare soli non è un lusso che tutti possono concedersi, stare in buona compagnia è un dono prezioso.





Buona Serata,
Monica.







venerdì 20 gennaio 2017

Cu vivi sulu s'affuca!

Ieri sera sono stata con una delle mie più care amiche, prima un aperitivo con tante chiacchiere e poi a sentire un gruppo che cantava le canzoni del nostro cantante preferito (Ligabue) e abbiamo riso un sacco, io avevo avuto una giornata strana di quelle che ti parte un po' loffia. 
Tornando a casa ho dato due calci alla lampadina che fa falso contatto sulla targa della macchina ma niente quella stronza non voleva proprio sapere  di riaccendersi. Così un po' urtata e con un gran mal di testa sono tornata a casa.
Ho scaldato la borsa dell'acqua calda, una di quelle cinesi ma che tengono di un caldo pazzesco, ho letto la fine del caso clinico sul libro dì Sacks "l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello " e mi sono addormentata.
Non ho sognato, la mattina suona "girl" dei Beatles perché è la suoneria della mia sveglia e ricevo una telefonata con la voce ancora impastata dal sonno rispondo e provo a dire cose sensate, mi alzo divoro un cornetto e prendo una pillola per il mal di testa, perché cavolo , mi stava per esplodere. 
Faccio una passeggiata verso il centro, con la musica nelle orecchie, respiro piano piano e il sole fa il resto, il mal di testa pare scomparso incontro una piccola donna speciale a cui voglio tanto bene, prendiamo un caffè e una spremuta e ridiamo insieme, alla fine della mattina torno a casa e mi dico che cavolo faccio sola? Così chiamo il mio fido compagno palermitano e gli dico "Tato posso venire a studiare da te?" e lui ma "hai bisogno di chiedere? Ti aspetto. Qua sei a casa tua".
Così preparo uno zaino metto dentro le cose essenziali e vado, studio tutto il pomeriggio un odioso riepilogo di proteine enzimi e acidi nucleici, quanto tempo perso, penso, ma devo farlo, penso a quanto mi sono divertita con la mia  amica e penso a quando faremo insieme il tatuaggio con due bambine che parlano al telefono fatto con un bicchiere e un filo, e sorrido. 
Vado a fare la spesa con Tato e prendiamo due birre e delle piadine, una cena da fare impallidire chef Rubio e unti e bisunti, e chissenefrega se non è gourmet, siamo insieme ridiamo e mangiamo, e guardiamo un film di quelli che più  idioti non si può ma non tratteniamo le risate.
È da stamattina che ci penso, da quando mi sono svegliata, dopo boh 50 messaggi vocali scambiati  con le persone a cui voglio bene su WhatsApp, dopo una giornata non storta però un po' grigia, penso che la felicità è proprio difficile da riconoscere eppure ci sfiora e accarezza tante volte in una giornata ma fin quando  sono stata sola non me ne sono proprio accorta, i miei momenti  di felicità sono stati tanti nelle ultime ore e tante le risate, in quell'aperitivo, in quel concerto , nella mia spremuta vicino giurisprudenza, nelle Piadine e in una birra in due, i momenti in cui non ero sola, perché la felicità non è niente se non è condivisa ti passa accanto e nemmeno te ne accorgi, perché che me ne faccio della casa da sola, della camera con vista se poi mi affaccio senza poter dire a nessuno guarda che spettacolo, del vino migliore della toscana se lo bevo sola, che poi lo sanno tutti cu vivi sulu s'affuca. Quindi amici miei ridete , gioite e mangiate cose schifose , imbrattatevi le mani ma  assicuratevi che ci sia sempre qualcuno a cui poter biascicare con le mani oleose e il boccone non ancora nel "cannarozzo" .....che mi passi un tovagliolo? 
Perché "se la magia più grossa gli è successa in casa sua , con il suo cane per pubblico, per una magia così diceva val la pena vivere" ma non ci sarà nessuno a batterti le mani con i lucciconi, e correrti ad abbracciarti avrai vissuto solo a metà... e a me piace vivere il doppio.
Buona notte amici  miei!

C'è un'Ape che se posa 
su un bottone de rosa: 
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità 
è una piccola cosa. 
Trilussa.

venerdì 2 dicembre 2016

Quando è troppo ...è troppo!

Oggi, passeggiavo per le trafficate e rumorose strade palermitane, tentavo di non farmi spalmare sulle strisce pedonali dagli spericolati automobilisti della bella Palermo, guardandomi attorno pensavo che il troppo spaventa sempre. Mi spiego meglio, vedete Palermo è una di quelle città "troppo" è troppo trafficata, troppo sporca e rumorosa, ma è anche troppo bella, calda e piena di magia. Più camminavo e più mi facevo convinta, che 'sto troppo spaventa, e da Palermo a pensare alle donne, a molte delle donne che conosco è stato un attimo, già perché le donne che sono "troppo" spaventano. 
Sei troppo intelligente e troppo indipendente, nel 2016, si. Vorrei non commentare, ma devo è più forte di me, ecco vi spiego una cosa, quando una donna è diciamo dotata di una media intelligenza tale da poter essere poco più di un'ameba, o uno di quei soprammobili cinesi che hanno giusto la capacita di ondeggiare la testa, siete ingombranti per il maschio italico, si confondono se parlate e dite cose intelligenti, le donne intelligenti di solito hanno opinioni proprie, e quasi sempre anche un lavoro.
Già, vogliamo parlare di sta storia che vi siete messe lavorare? Niente più grembiuli e fornelli? 
No, perché ragazze mie belle, se siete indipendenti e intelligenti, molto probabilmente guadagnerete più di lui, e la cena la potete offrire voi e che umiliazione sarebbe per il vostro gattone arruffato du-du-du da-da-da... insomma meglio siate un pò meno.
Poi non voglio fare quella che si è reincarnata in Bridget Jones, anche perchè quella muta muta, i dieci kg in più non li ha persi e si è beccata degli strafighi da paura, da Hugh Grant al neurochirurgo più figo del piccolo schermo, e io ecco di sti tronchi di pino vicino a me francamente non ne ho visti. Facile cadere ne trappolone del quella è bella più di me per questo l'ha scelta, guardate meglio, vedrete che sarà una gattina, morta quasi sempre, ecco cosa ammalia gli uomini, il poco, perchè così loro che tante volte sono più tonti dell'ispettore Zenigada di Lupin, non lo sopportano che voi possiate essere socialmente più brillanti, se poi il fisico non vi accompagna ciaone proprio. Ecco per anni mi sono arrovellata e torturata col cosa ho meno di lei? E sapete adesso che mi sono risposta adesso che ho superato i trenta e forse ho leggermente ripreso il senno? che io in meno non ho proprio un bel niente, anzi ho cose in più, sono troppo, si perchè io se una cosa non mi va lo dico, se ho voglia di piadina e non di pizza lo dico, se voglio andare al mare e non in montagna lo dico, se mi girano gli zebedei perchè tu tergiversi con una che a me non va a genio lo dico, se mi stai facendo promesse che mai potrai mantere e ancor peggio mi stai bellamente prendendo in giro lo dico, e se quel maglione ti sta di merda lo dico altrettanto...Per me non è uguale, non è indifferente, io so cosa voglio, e se posso me lo prendo.
"Le Donne come te spaventano" mi diceva sempre un mio amico, e forse aveva ragione, e se cosi fossi statemi bene alla larga già devo pensare a me, non posso difendere anche voi dalle insidie del mondo. Se un uomo davanti a una donna che è troppo sceglie quella figa, ma senza alcun altra qualità, non pensate di essere quelle sbagliate, di sbagliato c'è solo lui che evidentemente è così poco che niente "gna fa'", e se ci riuscite stategli alla larga.
Detto questo, con questo post super velenoso festeggio, si fa per dire, le oltre 10.000 visite sul mio blog.
Proprio oggi che al supermercato ho visto uno stormo di sopracciglia ad ali di gabbiano, ho pensato, che di gabbiano ne ho conosciuto solo uno cazzuto, Jonathan Livingostone, che era uno che sapeva volare più in alto di tutti, e che spero prima o poi plani su di noi che non abbiamo paura di essere troppo.
Vi abbraccio forte,
Monica.

martedì 18 ottobre 2016

Chi vuol star sano, dal medico stia lontano.

C'era una volta una studentessa universitaria, e adesso non c'è più.
Già, perché dopo anni di piagnistei, crisi isteriche, momenti di sconforto di quelli che ti fanno dire io non ce la faro mai... mi sono laureata anche Io.


Ho una valigia enorme piena di ricordi dei miei anni universitari, legata a due città Pisa prima e Palermo poi,legata a tutti gli incontri che ho fatto nei tanti anni di studio (me la sono presa comoda per dirla tutta), di gente che mi è passata accanto per poco e di persone invece che ci sono state e ci sono tutt'ora che non sono più solo colleghi o amici, ma sono diventati a tutti gli effetti la mia famiglia.
Nel vortice di date di consegna della tesi, preparativi, già perchè organizzare una festa di laurea è una specie di operazione militare, ristorante, confetti , vestito e parrucchiere, eccetera eccetera... e ansie ( che chi mi conosce sa che erano pochissime) mi sono dimenticata di fare i ringraziamenti, dovuti, a chi mi ha accompagnato nel mio percorso.
 Mi sono laureata a luglio il 27 per la precisione con un caldo che voi non avete idea, caldo amplificato dalla mia emozione esagerata, come un'adolescente degli anni novanta al concerto dei Take That, per farvi capire, prima di lasciarmi andare ai ringraziamenti ufficiali mi sono presa qualche mese di riflessione,lo so, ma ci ho messo un pò a realizzare che avevo messo il primo mattoncino per costruire la mia nuova vita, ho scelto di farlo oggi perché oggi non è un giorno come tanti oggi è una giornata particolare, per la prima volta mi sveglio in una nuova casa a Palermo, da Dottoressa.
Spalancare la finestra della mia camera oggi mi ha offerto una vista bellissima su Monte Pellegrino, nel nuovo panorama c'è tutta la speranza e l'aspettativa e l'attesa della nuova vita, la consapevolezza che se imparerò ad aver cura di me sarà il primo passo per prendermi cura degli altri.

Quindi un grazie a Mimma e Paolo, i miei genitori (per chi non lo sapesse) che tra un esame e l'altro non mi hanno mai negato il loro conforto, anche quando mi madre mia ricordava che "ci sono un sacco di scale da lavare" e sotto la minaccia dei lavori forzati e la proiezione nitida di me con una pinza in testa e i capelli con tinte improponibili, con tre dita di ricrescita mentre lavo le scale di un rione qualsiasi della mia città, cantando a squarciagola Gigi D'alessio, idolo delle casalinghe, mi ha dato la forza per andare avanti e avere dei capelli pur sempre improponibili, ma senza pinza e sopratutto mi ha assicurato un vita senza Gigi D'Alessio. E mio padre che tra una cosa e l'altra mi ha dato l'ispirazione per la tesi, che in fondo era totalmente dedicata a lui, che il giorno della mia laurea era più emozionato di me e il suo abbraccio me lo porterò sempre nel cuore.
Poi vediamo chi c'è, Federica Cecilia Brì, mia sorella e mia coinquilina, lei che mi ha veramente sopportato durante le mie crisi , che sapeva che non doveva parlarmi se l'esame era imminente se non espressamente richiesto, che mi ha accompagnato in uno degli esami più terrificanti della mia vita importunando i miei colleghi perché non aveva il coraggio di starmi a guardare seduta al patibolo, già perchè ero fermamente convinta che sarei morta dopo aver dato Fisiologia, invece per vostra fortuna la profezia del Conti non si è avverata e io sono ancora viva e vegeta e anche mia sorella, nonostante il mio pessimo carattere e i miei sbalzi d'umore degni del migliore serial killer.
Poi ci sono le mie amiche Emanuela, che si è fatta tipo 1000 km per venire alla mia discussione e sentirmi sproloquiare la notte prima della laurea in preda alle paturnie sfigopendule e il giorno dopo con un aria decisamente poco distesa a disquisire di una protesi di spalla, lei che è una bravissima dottoressa commercialista avrà passato i dieci minuti più interessanti della sua vita, eppure era li, a condividere la gioia del momento più importante della mia vita. E poi Laura, che ha deciso di convolare a giuste nozze giusto due giorni dopo la mia laurea e quindi la mia ansia da laureanda e la sua da futura sposa si sono amalgamate in una miscela unica come sempre, come solo noi sappiamo fare, creando uno stress emotivo che nessun essere umano tranne me poteva sopportare, e così dal banchetto della discussione sono passata al leggio della chiesa ... e da la dichiaro dottoressa in Medicina e Chirurgia siamo passati a vi dichiaro marito e moglie in dieci piccole mosse.
E ancora Angela, Annalisa, Federico e Alessandra Jones La Spada, la mia famiglia pisana che ci sono sempre stati non facendo mai mai sentire i chilometri di distanza, troppi, e il tempo che avanzava mentre noi lo rincorrevamo.
Alba e Chiara, non ho sbagliato a parafrasare la canzone di Vasco Rossi, no sono state le mie colleghe e amiche e sorelle palermitane, i miei esempi in questi anni nonostante fossero più giovani di me, mi hanno insegnato tanto e se dovessi sentirmi male... è da loro che vorrei essere curata senza ombra di dubbio. Ai miei amichetti Agrigentini, tutti nessuno escluso.
A Tato che ha adottato me e mia sorella regalandoci il sostegno che solo un omone di quasi due metri ci poteva garantire.
Grazie a tutti quelli che hanno capito solo qualche mese fa che mi laureavo in Medicina e non in lettere, perchè mi hanno riconosciuto una qualità in più: che impagabile sensazione di soddisfazione quando nella loro espressione si tradiva qualche emozione di troppo una volta rivelato il mio titolo di studi, ebbene si, so leggere, scrivere e far di conto e a volte capisco anche perché non fai pupù tutti i giorni.
Grazie a chi in quest'ultimo anno è stato presente e partecipe alla mia vita, a chi quando mi ha telefonato per la mia ultima materia mi ha detto di aver pregato per me, anche se era ateo, che mi ha detto che era felice con me, che me lo meritavo, che "è incredibile, non ci credi nemmeno tu ma sei diventata la Dottoressa Brancato".
La medicina è la mia legittima sposa, mentre la letteratura è la mia amante: quando mi stanco di una, passo la notte con l'altra. (Anton Pavlovic Čechov)

lunedì 14 marzo 2016

Se molte cose possono andare male, andranno tutte male nello stesso tempo.

Questo è mio blog, la mia creatura, in cui ho condiviso tanti momenti da quelli più buffi, a quelli seri e politicamente impegnati, quelli in cui mi sentivo sola e anche quelli in cui ero incazzata. Ma oggi... oggi... come faccio a non dirvi cosa mi è successo?
Non a caso ho scelto come titolo un aforisma di Arthur Bloch (Leggi di Murphy)
Bene, mi alzo tutta bella pimpante come ogni Lunedì mattina (ah-ah-ah), provo a bere un caffè e per poco non mi scoppiava la capsula nella macchinetta, quindi pensi, calma Monicù, non è successo niente.

Il caffè lo bevo lo stesso, stavo guardando la mia serie TV preferita quando bussa il postino, che mi notifica una bella multa da eurini 70,20 per non aver (secondo loro) rispettato l'orario ZTL della Via Atenea, guarda caso il mio analfabetismo scatta solo il venerdì sera( è la seconda che mi notificano) ed in barba alla segnaletica stradale, io passo come una mentecatta in una zona che ha un rilevatore elettronico per farmi bellamente fregare i soldi dal comune? Mi preparo per uscire e andare al comando per contestare la multa, mentre girovago come una tigre in gabbia per casa mi bagno i calzini che avevo appena messo e scoppio a piangere per il nervoso, con mia sorella che mi guarda perplessa e mi dice ma che vero per i calzini piangi? 
Finita la parentesi crisi isterica e sostituiti i calzini, tutta incavolata vado all'ufficio della polizia municipale per andare a fare sentire le mie ragioni, i due impiegati un pò "lenti" mi dicono che è cambiata la delibera, peccato che non fosse quella indicata nel mio verbale secondo la quale non stavo compiendo alcuna effrazione, e peccatissimo che nessun cartello segnalava niente, ma ovviamente non potevo dimostrarlo, e così mogia mogia vado al poste mobile per pagare la contravvenzione, ovviamente c'era un guasto quindi aspetto tipo 40 minuti che si risolvesse il problema mentre sento l'impiegato che dice: " E' la quinta multa che pagano stamattina per lo stesso motivo, strano che ad Agrigento non sappiate leggere i segnali stradali solo il venerdi sera", pago e sorrido. Prendo un caffè con la mia amica SEMILASCINONVALE, e ci facciamo quattro risate, pare che il sole e il caffè in giardino mi abbiamo un pò tranquillizzata.
Ma oggi si capiva che era una giornata speciale...
Il buongiorno si vede dal mattino no?
Invece sapete cosa? Oggi è il più bel lunedì della mia vita, perchè ho una famiglia che mi sono conquistata e scelta oltre alla mia, e oggi questa Famiglia diventa più grande perchè è arrivata una nuova meravigliosa creatura tra di noi, e sono felice per S. e G. che dopo 5 lunghi e tormentati anni abbracciamo il loro incanto di bambina, perchè se c'è una cosa che ho imparato oggi è che l'Amore esiste e grazie a questo amore si supera tutto, l'amore tra due giovani sposi, l'amore delle famiglie unite che si sostengono nella buona e nella cattiva sorte, l'amore degli amici che sono la famiglia che ci scegliamo, e oggi io mi sento felice e leggera perchè ho visto degli occhioni giganti che non vedo l'ora di incrociare e dei sorrisi e degli occhi brillanti che mi hanno raccontato l'Amore quello vero.
Quindi benvenuta tra noi piccola meraviglia d'oriente!



"Lei arriva dritta al cuore ormai...
come può prendersi cura di noi...
Passa sai così...
Tutta da qui, la vita...
Finchè sei qui, tutto può succedere...
Vivimi senza più paure, tanto qui, finchè tu sei qui...
La vita che vuoi... 
Tutto può succedere tra di Noi, prendila com'è ...
La vita è tutta qui..."

sabato 5 marzo 2016

Le donne non sono sufficientemente alla pari con gli uomini, così dobbiamo renderci indispensabili. Dopo tutto, abbiamo l'arma più grande nelle nostre mani: siamo donne.

Chi dei miei lettori mi vuole spiegare perché si festeggia l'otto marzo?

No, perchè io, a 31 anni ancora faccio un po' fatica a capirne il perché. Sarà che sono allergica alle mimose (davvero) sarà che vivo in una condizione di dieta perenne e quindi evito di andare a cena fuori con spogliarellisti unti o con menù di quarta categoria sparati a prezzi "festosi", ditemi voi cosa c'è da festeggiare?

Non ho ben capito che significa essere emancipate, forse perché per me l'emancipazione passa dal fatto che avrò un lavoro (si spera) che mi consentirà di non essere schiava di nessuno, forse perché lavorando guadagnerò più di un uomo,  e se a Dio piacendo avessi la gioia di diventare mamma, farò il doppio delle cose che fa un uomo e le farò meglio. Ho pensato che l'essere emancipate passasse dal comportarmi come un uomo,l'ho pensato perché io di essere il sesso debole proprio non ne voglio sapere. Quando ho cominciato a portare i pantaloni, l'ho fatto al meglio che potevo trattando gli uomini come esseri inferiori, proprio come ho visto fare a loro con certe donne, trattate alla stregua di un oggetto.


Poi a volte ho maledetto il fatto di essere donna perché non vengo presa abbastanza sul serio, sei donna che ne devi capire, sei donna non puoi fare il chirurgo, sei donna e la famiglia?

Sono Donna e faticherò il doppio per avere la metà.
Sono Donna ho i dolori premestruali , mestruali e post. Partorirò con dolore e tutto per colpa di una cretina che non ha avuto nemmeno il buon gusto di rompere la dieta per una fetta di pizza o chessò del tiramisù, ma per una mela.
Sono Donna e mi vergogno di esserlo ogni volta che una femmina diventa un pezzo di carne e mediamente ha più fortuna di me.

  • "La donna è un oggetto di piacere e il suo corpo è uno strumento per ottenere il piacere. E anche la donna lo sa. È la stessa cosa della schiavitù."
  • Tolstoj, Lev Nikolaievic (1828-1910)
  • Sonata a Kreutzer: XIV
Sono Donna e non ho la libertà di poter tenere i peli superflui, l'addome rilassato e le sopracciglia ad ala di cormorano invece che di gabbiano, tutto perché anche gli uomini hanno deciso di diventare "no pelo addicted".
Sono Donna e sono cresciuta con i cartoni animati di Walt Disney, che non solo mi ha fatto credere che "se posso sognarlo posso farlo" ma mi ha illusa che l'amore trionfa sempre, che il bene vince sul male, che prima o poi un principe azzurro arriverà. E caro Mio Walt, hai fatto più danno della grandine, noi femminucce ancora crediamo al suddetto principe e loro sicuramente hanno frainteso qualcosa e hanno capito che forse con un leggins azzurro fossero più fighi.

"Una donna che chiede gli stessi diritti degli uomini manca di ambizione e di fantasia. Lo dico sempre. Voi dovete chiedere diritti diversi da quelli degli uomini, perché siete diverse, e potete dare un contributo diverso e imprescindibile alla società, anche fuori dalla famiglia, ma dovrete pretendere di farlo coi vostri modi e i vostri tempi".

La corsa all'omologazione ci sta lentamente portando alla deriva, siamo Donne e siamo diverse dagli uomini e dovremmo tutelarla questa diversità, l'essere diversi è di per se la strada da percorrere per essere unici, e forse ci ho messo un pò di tempo a capirlo, ma adesso non lo dimenticherò più, soffrirò più delle altre forse, e di sicuro non sto percorrendo scorciatoie, continuerò ad essere scavalcata da quelle che non ispirano tenerezza come me, o che non sono brillanti e simpatiche come me, ma preferisco vender cara la pelle che essere una delle tante. 


"Accompagnati con le persone più nobili che puoi trovare. Leggi i libri migliori. Vivi con i potenti. Ma impara ad essere felice da solo. Affidati alle tue proprie energie, e non aspettare nè dipendere dalle altre persone."(Thomas Davidson)
Con rinnovato affetto,
Monica.