lunedì 15 maggio 2017

E tu cosa cerchi?

"Momò, ma tu cosa cerchi?"

Silenzio... balbetto un goffo "non lo so cosa cerco".

"Quando lo saprai me lo dirai, tranquilla"

Intanto ci penso da due giorni.

Cerco il vento tra i capelli, e quella sensazione di solletico delle punte che sfregano sulle spalle.
Cerco disperatamente di tenerli in ordine, i miei capelli, ma in fondo vorrei che qualcuno li spettinasse e dopo averlo fatto, che mi portasse dolcemente un ciuffo ribelle dietro l'orecchio.
Cerco l'odore di erba umida nelle sere di inizio estate.
Cerco il frinire delle cicale che innamorate cantano alla luna più bella che c'è.
Cerco le risate di una bambina felice.
Cerco gli occhi brillanti delle persone intelligenti e cerco le parole di conforto delle persone buone.
Cerco gente che sappia ascoltare ed ascoltarsi.
Cerco gente che vada al di la del proprio naso.
Cerco opinioni diverse dalle mie, e con quelli che non la pensano come me a volte cerco la rissa, ma ho rispetto e stima per chi mi sa tenere testa.
Cerco le rughe intorno agli occhi di chi sa ancora regalar sorrisi.
Cerco i messaggi della buona notte e del buon giorno.
Cerco l'affetto dei miei amici e l'amore della mia famiglia.
Cerco di imparare dai  miei errori e cerco sempre di farne di nuovi, e quando posso di crescere come una persona per bene.
Cerco di amare il mio futuro mestiere e cerco di non dimenticare le mie passioni.
Cerco canzoni da ballare, cerco poesie che mi emozionino, cerco film che mi facciano piangere anche dalle risate.
Cerco l'odore di un libro nuovo o quello di un libro che qualcuno ha già dimenticato, lo scricchiolio di quando lo si riapre dopo molto tempo, le sue pagine ingiallite e quell'inconfondibile profumo di carta invecchiata, vissuta, a volte acre di sigarette fumate di notte mentre in preda all'insonnia non resta altro da fare che farsi accompagnare in una notte troppo lunga da un buon libro.
Cerco di riempire la mia libreria con un libro in più, cerco di sottolineare senza che mi tremi la mano ogni frase che mi sembra scritta per me.
Cerco di trattenermi quando sto per dire una cattiveria e se ci non ci sono riuscita cerco la forza per chiedere scusa.
Cerco di non cedere alla tentazione di sgarrare la dieta e cerco di ingraziarmi il mio dietologo quando devo farmi perdonare un peccato di gola.
Cerco di avere l'energia dei ventenni e la consapevolezza dei quarantenni.
Cerco di essere positiva anche se sono di cattivo umore, cerco di alleviare chi ha un pensiero che lo opprime e poco importa se posso sembrare buffa o a volte superficiale.
Cerco di fare della diversità ricchezza, cerco di essere umile, cerco di pensare che ci sia da imparare da tutti anche da quelli che mi sembrano meno intelligenti o colti di me e da quelli che invece sanno molto di più,che parlano e leggono più di me, che ascoltano musica che non conosco, che hanno viaggiato tanto.
Cerco la brezza di mare nelle sere di scirocco.
Cerco tramonti infuocati e albe raggianti.
Cerco di farmi trascinare da chi balla mentre tutti stanno fermi, da chi canta anche se è stonato, da chi legge in treno, da chi si appassiona quando ti racconta qualcosa che gli è capitato, cerco gente che mangi di gusto, che rida senza freni, che parli senza filtri e sopratutto senza toccarti di continuo mentre prova a spiegarti questa o quell'altra cosa.
Cerco di conservare le fotografie specie quelle che mi annodano le budella.
Cerco di dare il meglio di me agli altri, cerco di amare senza misura.

Ho appuntato ogni sensazione di questi ultimi due giorni e questo grossomodo è quello che è venuto fuori, cerco di riempire la mia vita, e cerco sempre di lasciare dei vuoti da riempire con incontri nuovi, posti che non conosco.
Cerco e cercherò ancora e ancora e ancora... ma a volte vorrei che mi trovassero, anche se mi sono nascosta.

Ci tormentiamo l'anima per dare un senso alla vita, per individuare un traguardo. E alla fine lo troviamo nascosto dentro di noi, nella nostra comune esperienza dell'immaginario e della realtà. Un semplice, umano desiderio di trovare chi ci assomiglia per stabilire un legame, e per sentire nel profondo del cuore, che non siamo soli. (Heroes)
Alla prossima...
Monica! 


giovedì 11 maggio 2017

The Love (De)Generation

Mi stavo spazzolando i capelli (atto sconosciuto fino a qualche anno fa) davanti allo specchio, fate conto che ho un umore così altalenante per ora che il semplice passaggio dal capello riccio a quello liscio mi provoca una crisi di pianto, così mentre provavo a superare il suddetto trauma, mi fermo a guardare la spazzola arancione che stavo adoperando, me la ricordo da sempre a casa mia quella spazzola.
Vedete a casa mia, le cose le buttiamo via quando si rompono, non buttiamo via il cibo e mai il pane che alla peggio mia mamma ci fa il pan grattato, l'unica cosa di cui mi sbarazzo sono i vestiti perché se non li metto più anche se nuovi saranno utili a chi è meno fortunato di me. 
Ho da poco staccato dal mio armadio un poster di Del Piero perché era totalmente alterato dal sole che ci batte da circa 15 anni sopra, ed è stata per me come una specie di abbandono, mio intendo, per Del Piero che chissà ora forse mi odierà.
Non butto mai libri, ne quaderni, tranne quelli di matematica che tanto non ci capisco più niente.
Ecco a casa mia le cose sono resistenti al tempo che passa, invecchiano e più diventano vecchie e più ti ci affezioni, e anche se sono vintage, antiche, demodè non riesci a buttarle, cavoli anche i nonni sono vecchi ma a chi verrebbe in mente di buttarli via?

Ecco, le cose invecchiano, diventano più belle, acquistano fascino, a volte stufano per carità, ma niente ci impedisce se non ne vale la pena di rinnovarle o se proprio ci torna difficile rimpiazzarle con delle altre nuove.
Quello che mi turba è questa degenerazione dei sentimenti, questa denaturazione, il dismorfismo dell'amore.
Niente più pazienza, niente più piacere nel vedere il tempo che passa, le rughe del\della proprio\a compagno\a dare più intensità al volto, e amarsi lo stesso.
Non ci ascoltiamo più, siamo tutti a vario titolo utenti del fast food dei sentimenti, patate fritte e hot dog scadenti, tutti li in fila per il panino, in tre morsi lo finiamo e chi si è visto si è visto.
Ora io non è che dico che le "sveltine" non ci debbano essere per carità, siamo tutti di carne e ossa, figuriamoci, ma che sarebbe così brutto se ogni tanto ci fermassimo per dire al partner di turno, che forse quella sera si sentiva solo, guarda che sono qua e se vuoi ti ascolto, cioè non ci perdiamo l'onore vah...

Beh, a proposito di onore, donne, la vogliamo finire di castrare psicologicamente sti poverini? 
Sono impanicati, gli abbiamo tolto il piacere della conquista, della caccia, che in fondo l'uomo è cacciatore, e che ve ne frega fate finta di fare le prede se proprio non ci riuscite.
Invece fate venire la confusione, io stessa non ci capisco più niente, cinquantenni che si comportano come se di anni ne avessero 20, si vestono come le loro figlie, si ammazzano di selfie e sono sempre con il cellulare in mano, perchè dovete sapere che nel display loro cellulare passano certe chat che "amore mio, il sexting l'ho inventato io!", e se tanto mi da tanto tra foto osé, e messaggi non proprio occulti appena te vedo te magno, a quelli, i maschietti poverini, gli è già venuta l'ansia da prestazione.
E le giovani ventenni (anche meno talvolta) che fanno le femme fatale,  ammiccanti e maliarde, che sembrano uscite da un romanzo di Nabokov, sono raffinate più delle loro mamme se devo essere onesta, ma godetevi la vostra età, tipo in motorino in due, l'estathè alla pesca, le discoteche in spiaggia, le limonate selvagge a ferragosto, che per fare le gatte morte avete tutta la vita almeno fino a quando non troverete il polletto da spennare, il MaritoMat (questa l'ho rubata ad un amico su fb, lo ammetto), così come hanno fatto le vostre mamme e poi vi si aprono due strade, divorzio ed alimenti assicurati o corna, fatte non subite sia chiaro, e picciuli che poi è più o meno la stessa cosa ma almeno la notte vi coricate in compagnia.

Quindi riepilogando le Millennials e dintorni sono quelle che la sanno lunga, quelle che leggono insomma, fanno come Circe ammaliano e seducono e ci riescono anche, e poi alla fin fine sono comunque delle ragazzine, quindi, quando capiranno di essere state usate o fisicamente o mentalmente, ci rimarranno male perché si sono imbarcate in una cosa più grande di loro della loro giovane ed acerba talvolta inesistente personalità. Mentre le MILF e dintorni sono li belle gnocche a postare l'ultimo selfie sorridenti faranno i conti con la realtà, che non è soleggiata e scintillante, perchè il letto ora è vuoto mentre allungano la mano, e poco rimane di quella vita tanto social ma totalmente lontana dalla realtà.

Io assisto inerme a questo carosello, a questa giostrina, un po' divertita nel vedere le vite che mi scorrono accanto che sembrano così tanto più piene della mia e che in fondo però non hanno quasi niente sotto la superficie. Nel mio osservare la vita che mi passa accanto, un po' vi devo dire che siete delle stronze, perché quelle come me pagano per voi, perché vedete care quando mi trovo davanti un uomo, adulto, che si stupisce della mia educazione, del fatto che mi faccia piacere starlo a sentire, e il fatto che mi guardi come una marziana non mi fa tenerezza mi mette tristezza.
Quelli poverini, nel disorientamento totale i maschi, che già vivono in uno stato di labirintite permanente, non ci capiscono più niente, così la confusione li ha portati alle sopracciglia ad ali di gabbiano, al ti amo ma senza impegno, alle cerette selvagge, ai risvoltini, al fatto che sei tu a corteggiare loro e loro ad avere la sindrome premestruale. Saranno loro che si aspetteranno una telefonata da voi l'indomani, e saranno sempre loro a cercare le coccole dopo, quando voi sarete già vestite quasi davanti la porta, pronte a scappare a volte da lui, e impaurite per l'ennesima pacca sulla spalla che sta per arrivare. 

Scrivo questo delirio di rabbia e tristezza, con un mezzo sorriso, questo credo sia colpa dello scirocco di oggi, o forse della sindrome pre-mestruale che comunque sono donna e me la tengo stretta perchè mi spetta di diritto.
Scrivo fissando la cucina a casa mia, la stessa da quando si sono sposati i miei, loro parlano e ridono ancora, insieme, loro che ascoltavano i vinili e per fortuna me li hanno fatti ascoltare, loro che scrivevano lettere, loro che si davano appuntamento uscivano da casa e non avevano mezzi per comunicare col mondo, loro che si facevano gli autoscatti sfuocati, ma erano più belli, e credo anche più felici.

Feel the love (De)Genereation.



Altri sogni ti scalderanno, se saprai far scendere finalmente sulla terra questo, che è stato il più puro, da tenere sempre nel cassetto della memoria per ricordarci com'eravamo romantici prima che le delusioni ci facessero salire con un cappotto di cinismo sulla giostra degli adulti.
Massimo Gramellini, Cuori allo specchio, 2008



martedì 9 maggio 2017

Amara e Dolce Terra Mia


Buongiorno,
di solito questo spazio è utilizzato per ridere, per prendere un pò in giro i rari esemplari di maschio italico rimasti ancora in circolazione, e per riflesso anche noi donne.
Oggi mi sento in dovere di utilizzarlo per una brevissima riflessione, prima di tornare alle solite cose da "cazzara" che scrivo.
Come sempre mi aggiro assonnata ed anche un pò annoiata sui social, e da qualche giorno assisto impotente e anche un pò arrabbiata, a dire il vero, ad una serie di dichiarazioni di personaggi più o meno importanti che riguardano la mia Amata Sicilia.
Ora vedete, da Siciliana so benissimo quali sono le cose che in casa mia non funzionano, lo so bene, per altro io sono Agrigentina, mica una siciliana qualunque, vivo nella condizione di essere una isolata nell'isola, che è quanto di più complicato ci possa essere da un punto di vista sia logistico che psicologico.

Quando però leggo di qualche sedicente nordico, che si chiede dove sia Agrigento addirittura dubbioso sul fatto che Agrigento possa ubicarsi entro i confini italiani o meno (il che diciamo mi lascia turbata non solo per la battuta di cattivo gusto ma per le sue scarsissime conoscenze geografiche) e se per raggiungerla possa servire il canotto (che forse gli sarebbe piaciuto utilizzare per prendere la tintarella visto che nella dotta Bologna il mare lo vedono col binocolo), e ancora più perplessa quando il procuratore capo del capoluogo friulano, che si occupa di una triste vicenda di infanticidio, dichiara quanto segue "Ripeto sono perplesso di come una cosa del genere sia potuta accadere di questi tempi in una famiglia triestina. Forse poteva succedere in una Sicilia degli anni ’40. Veramente sono perplesso e mi addolora anche il fatto che sia potuto avvenire in una città civile come questa."

Ora, per carità nessuno mette in dubbio di quanto sia avanti la città friulana, ma vorrei far notare che noi siciliani, siamo gente per bene, siamo persone civili,sicuramente molto più pazienti dei padani perché nonostante l'arretratezza infrastrutturale a cui siamo costretti, riusciamo comunque a cavarcela, siamo persone per bene da molto prima degli anni '40 citati e usati come metro dal procuratore, perché eravamo il motore industriale del paese quando i piemontesi hanno fatto incetta dei nostri beni per risollevare un Nord che era poco più che una palude, e siamo il vero cuore culturale del bel paese da circa 2000 anni considerando greci, arabi, normanni e anche gli spagnoli, siamo crocevia di culture da tempo immemore, siamo dei magnifici bastardi insomma.
Siamo la terra di Quasimodo, Sciascia, Pirandello, Camilleri, Giuseppe Tommasi di Lampedusa, Vitaliano Brancati, Vincenzo Consolo.
Siamo la terra di Guttuso e Antonello da Messina, di Archimede e di Empedocle.
Siamo la terra di Franco Battiato, di Carmen Consoli e di Rosa Balistreri.
Siamo la terra del secondo stato, della mafia, ma per nostra fortuna siamo anche la terra di Livatino, Chinnici, Caponnetto, Falcone e Borsellino, Rostagno, Grassi, Piersanti Mattarella, Anna Atria e oggi più che mai siamo la terra Giuseppe Impastato.

Siamo la terra di tanti che al mattino si svegliano presto e vanno a lavorare proprio come quelli del civile nord, e che a volte la domenica nonostante sia giorno di riposo quelle stesse persone si alzano per andare ad aiutare chi è meno fortunato di noi e arriva in Sicilia dall'Africa, invece che alzare muri fisici e mentali.

Nella Sicilia degli anni '40 non sarebbe mai potuto succedere quello che è successo a Trieste perchè la nostra è una società matriarcale le donne sono madri e mogli e capi famiglia, e regine della casa e oggi anche donne indipendenti e ottime e infaticabili lavoratrici e i figli sono sacri.

Nella Sicilia del 2017 quelli coi gommoni noi li aiutiamo, sia che vengano dalla vicina mamma Africa, che dalla lontana e dotta Bologna.


Credo che pesi una sorta di pregiudizio su di noi, per cui veniamo additati come omertosi a prescindere. Invece no: bisogna distinguere tra esercito silente omertoso ed esercito silente impotente, che è quello che guarda sempre la ghirlanda dello Stato con su scritto "assente". Non voglio fare la siciliana vittimista, ma plaudire chi sente una profonda indignazione, chi continua a restare in Sicilia, perché nutre la speranza in un cambiamento, vede la bellezza che lo circonda. Tuttavia non posso dimenticare che siamo vittime di un negazionismo per cui sentiamo ancora dire che la mafia non esiste. Negando le bruttezze finiamo per coltivarle. Ma è anche vero che nessuno come il siciliano ama la sua terra, perché è capace di vederne la bellezza. Io per prima. Sono figlia di un siciliano che ha lavorato sodo e che è stato un grandissimo esempio di cittadino italiano. Ecco, vorrei che venissero sottolineati gli aspetti eroici delle persone comuni che abitano la Sicilia e che fanno parte del nostro esercito silente. (Carmen Consoli)
















mercoledì 8 marzo 2017

Le Nuove Donne!

Oggi, Otto Marzo Duemiladiciassette mi sono svegliata alle sei e trenta per arrivare puntuale a lavoro, un traffico che nemmeno nel film " The Day after Tomorrow" in pieno panico ho visto quelle code li, pure io ero in coda da non so quanto, mentre, al posto del solito lavavetri mi sbuca al semaforo un simpatico venditore di mimose, mi metto a ridere e chiudo il finestrino e non perché mi stesse dando particolare fastidio la sua presenza ma perché a me le mimose fanno allergia. Per altro in macchina ero con un'altra donna quindi in segno di emancipazione avrei dovuto regalarla io a le e lei a me, che francamente, mi sembrava una mezza minchiata, e anche vagamente ridicola. Proseguo il mio lungo viaggio verso il posto dove presto servizio al momento, mi rendo conto che riflettevo sulla condizione femminile con meno livore degli altri anni,insomma , non ho più nemmeno un lontano rigurgito femminista, perché le quote rosa io le trovo umilianti, un posto mi deve spettare perché sono brava non perché la legge lo stabilisce. E' discriminante. E poi credetemi questo pianeta lo erediteranno le donne, siamo di più, siamo brave, studiamo e lavoriamo, moltissime delle donne che conosco le ammiro perché i loro colleghi maschi se li mangiano a colazione, perché mentre i colleghi si svegliano un'ora dopo di loro (le donne) che si devono rendere presentabili, e scegliere come vestirsi senza che nessun uomo di Neanderthal le faccia un complimento non gradito, o una avance troppo spinta, senza che nessun ometto pensi che lei stia li perché chissà come ha conquistato i favori del capo di turno che spesso è un uomo. Nel posto dove vado ogni mattina siamo quasi tutte donne, per buona pace di mia zia che vedeva questa esperienza come una fucina dove trovare un giovane rampollo che mi potesse sopportare invece niente, dovrà perderci ogni speranza anche stavolta. Siamo quasi tutte donne dicevo e quelle donne li sono brave, fanno il loro lavoro con perizia e dedizione, con scrupolo e intelligenza, gli uomini ci sono e mi sembrano alleggeriti e rallegrati dalla presenza femminile. Ho a che fare con la gente e quindi di esemplari umani ne vedo tanti, di donne e di uomini, sto in una città enorme e quindi di persone per strada ne vedo altrettante, una cosa sola mi sono portata in questa giornata tutta tinta di giallo per le mimose che erano ad ogni angolo, e di rosa perché si sa le femminucce sono tutte amanti del rosa, ho pensato che rientravo a casa ben oltre l'orario che avrei desiderato che avevo solo tre quarti d'ora per pranzare e che dopo aver gioito del successo di un mio amico che coronava la sua testa con un sacco di foglie di alloro, che mentre loro stavano li a brindare e festeggiare io sarei dovuta scappare dall'estetista perché noi donne non possiamo permetterci di avere i peli superflui, sapevo già che avrei pianto mentre ogni singolo pelo dell'arcata sopraccigliare veniva brutalmente estirpato dal sito che gli spetta per natura, mentre pensavo a quanto è fastidioso rimettersi i jeans tutta unta dopo la ceretta, mentre pensavo ma chi me lo fa fare in fondo a me gli orsetti piacciono e poi il pelo protegge dal freddo, mentre pensavo a tutto questo, arrivo dall'estetista, "attendi un attimo" mi dice col solito sorriso garbato, proprio in quel frangente dalla porta esce un uomo barbuto, con delle sopracciglia ad ala di gabbiano, i risvoltini e le caviglie senza manco un fottutissimo pelo in evidenza.


Gli sorrido cordialmente e gli faccio gli auguri, lui mi guarda un pò intontito e mi dice grazie ma senza capire realmente il perché, ma credetemi se avessi avuto un ramoscello di mimosa l'avrei regalato a lui, se lo meritava, perché un uomo che si dedica con tanto coraggio alle pratiche depilatorie si merita un riconoscimento, solo li, solo in quell'istante ho capito perché avete smesso di corteggiarci come si deve, perché siete offesi vi sottoponete ad una tortura per piacerci di più e noi nemmeno lo apprezziamo, ristabiliamo la parità oggi festeggiamoci entrambe, noi, il buon caro vecchio sesso debole e voi uomini, che per parafrasare una famosa pagina Facebook, siete le nuove donne! 
Vi abbraccio forte,
Monica.

venerdì 20 gennaio 2017

Cu vivi sulu s'affuca!

Ieri sera sono stata con una delle mie più care amiche, prima un aperitivo con tante chiacchiere e poi a sentire un gruppo che cantava le canzoni del nostro cantante preferito (Ligabue) e abbiamo riso un sacco, io avevo avuto una giornata strana di quelle che ti parte un po' loffia. 
Tornando a casa ho dato due calci alla lampadina che fa falso contatto sulla targa della macchina ma niente quella stronza non voleva proprio sapere  di riaccendersi. Così un po' urtata e con un gran mal di testa sono tornata a casa.
Ho scaldato la borsa dell'acqua calda, una di quelle cinesi ma che tengono di un caldo pazzesco, ho letto la fine del caso clinico sul libro dì Sacks "l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello " e mi sono addormentata.
Non ho sognato, la mattina suona "girl" dei Beatles perché è la suoneria della mia sveglia e ricevo una telefonata con la voce ancora impastata dal sonno rispondo e provo a dire cose sensate, mi alzo divoro un cornetto e prendo una pillola per il mal di testa, perché cavolo , mi stava per esplodere. 
Faccio una passeggiata verso il centro, con la musica nelle orecchie, respiro piano piano e il sole fa il resto, il mal di testa pare scomparso incontro una piccola donna speciale a cui voglio tanto bene, prendiamo un caffè e una spremuta e ridiamo insieme, alla fine della mattina torno a casa e mi dico che cavolo faccio sola? Così chiamo il mio fido compagno palermitano e gli dico "Tato posso venire a studiare da te?" e lui ma "hai bisogno di chiedere? Ti aspetto. Qua sei a casa tua".
Così preparo uno zaino metto dentro le cose essenziali e vado, studio tutto il pomeriggio un odioso riepilogo di proteine enzimi e acidi nucleici, quanto tempo perso, penso, ma devo farlo, penso a quanto mi sono divertita con la mia  amica e penso a quando faremo insieme il tatuaggio con due bambine che parlano al telefono fatto con un bicchiere e un filo, e sorrido. 
Vado a fare la spesa con Tato e prendiamo due birre e delle piadine, una cena da fare impallidire chef Rubio e unti e bisunti, e chissenefrega se non è gourmet, siamo insieme ridiamo e mangiamo, e guardiamo un film di quelli che più  idioti non si può ma non tratteniamo le risate.
È da stamattina che ci penso, da quando mi sono svegliata, dopo boh 50 messaggi vocali scambiati  con le persone a cui voglio bene su WhatsApp, dopo una giornata non storta però un po' grigia, penso che la felicità è proprio difficile da riconoscere eppure ci sfiora e accarezza tante volte in una giornata ma fin quando  sono stata sola non me ne sono proprio accorta, i miei momenti  di felicità sono stati tanti nelle ultime ore e tante le risate, in quell'aperitivo, in quel concerto , nella mia spremuta vicino giurisprudenza, nelle Piadine e in una birra in due, i momenti in cui non ero sola, perché la felicità non è niente se non è condivisa ti passa accanto e nemmeno te ne accorgi, perché che me ne faccio della casa da sola, della camera con vista se poi mi affaccio senza poter dire a nessuno guarda che spettacolo, del vino migliore della toscana se lo bevo sola, che poi lo sanno tutti cu vivi sulu s'affuca. Quindi amici miei ridete , gioite e mangiate cose schifose , imbrattatevi le mani ma  assicuratevi che ci sia sempre qualcuno a cui poter biascicare con le mani oleose e il boccone non ancora nel "cannarozzo" .....che mi passi un tovagliolo? 
Perché "se la magia più grossa gli è successa in casa sua , con il suo cane per pubblico, per una magia così diceva val la pena vivere" ma non ci sarà nessuno a batterti le mani con i lucciconi, e correrti ad abbracciarti avrai vissuto solo a metà... e a me piace vivere il doppio.
Buona notte amici  miei!

C'è un'Ape che se posa 
su un bottone de rosa: 
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità 
è una piccola cosa. 
Trilussa.

mercoledì 11 gennaio 2017

Dovunque l’arte della medicina venga amata, c’è anche un amore per l’umanità.

Come qualcuno saprà, sono un futuro medico, cioè tecnicamente ho studiato per sei anni ogni singola cellula del vostro corpo, so che forma ha, che tipi di canali veicolano al suo interno molecole e altri elementi, che tipi di ioni entrano ed escono da essa e quali sono i meccanismi che ne regolano la vita o la morte, l'apoptosi, la p53, Ras, Rank, cAMP, ATP, e chessò come fa una cellula a scindere il glucosio attraverso una serie di passaggi ed enzimi tipo la Glucosio-6-fosfatodeidrogenasi e altri simpatici epiteti molecolari,conosco farmaci di tutti i tipo alcuni impronunciabili tipo il Rituximab,l'Infliximab che Pdor figlio di Kmer scansate... ma per lo stato italiano sono "solo" una Dott.ssa in Medicina e Chirurgia, che è cosa ben diversa dall'essere Medico abilitato all'esercizio della professione, cioè quello che confidenzialmente lo Zio Lillo e la Zia Pina chiamano "Duttù" se maschio e "Signorì" se femmina. 
Quello che mi separa dall'abilitazione sono tre mesi di tirocinio post-laurea, che possono essere utilissimi se pensate che molti medici non hanno idea di come funzionino davvero le cose nella vita reale avendo passato più di un lustro sui libri, o un'inutile perdita di tempo se pensate che penzoliamo alla fine della catena alimentare della medicina, siamo il plancton e gli strutturati degli enormi cetacei per capirci.
Il tirocinio prevede un mese dal medico di base, un mese in un reparto cosiddetto clinico e un reparto chirurgico.
Il mio tirocinio attualmente lo svolgo nel reparto di Ginecologia ed Ostetricia , con un tutor simpatico e disponibile che mi fa entrare con lui in sala operatoria a vedere nascere cuccioli di uomo di tutte le etnie, o che estrae cisti con annesso ovaio di 9 cm da un buchino di 3 cm al massimo, con scene splatter degne del migliore Tarantino, quando dalla cisti dermoide esce ogni tipo di schifezza dal pus ai capelli,masse di capelli, non uno o due peletti. Sentire il primo respiro di una creatura è la cosa più emozionante che mi sia mai successa, anche se loro, i cuccioli appena nati puzzano, e sono sporchissimi. Al momento tutto procede per il verso giusto e ancora nessuno mi ha obbligato a fare cose umilianti, procedo a velocità di crociera, barra dritta e vento in poppa, ovviamente, nel frattempo studio per il concorso e per l'abilitazione, delle cose assurde che manco vi voglio raccontare.
Il mese scorso ero invece nel reparto di Gastroenterologia, dove ho potuto capire che significa essere l'ultima ruota del carro, ho visto decine e decine di pazienti e pochi specializzandi oberati di lavoro a gestire un DH che si occupa di malattie epatiche, sopraffatti dalla burocrazia, si sfogavano su di me facendomi ritirare referti da ogni parte del policlinico, insegnandomi l'utilizzo della fotocopiatrice angolo che era diventato il mio rifugio, e last but not least ... ho fatto decine di fiocchetti per l'alberello di Natale della stanza, che in fondo rendevano l'ambiente meno ostico. Ci sono andata ogni giorno, perchè tra una fotocopia e l'altra sono riuscita ad imparare delle cose importanti, quando c'era la sala d'attesa stracolma e loro (gl specializzandi) erano ingolfati con le visite mi mandavano in trincea e appena uscivo venivo assalita da pazienti tutt'altro che pazienti che volevano farmi lo scalpo, che il 90% delle volte mi chiamavano signorina non curanti del camice, del fonendoscopio che mi penzola dal collo e dalle penne nel taschino che sono segno inequivocabile della mia qualifica. Però in fondo li capivo, ore ad aspettare un prelievo a stomaco vuoto, che hanno reso miracoloso il fatto che io sia uscita ogni giorno illesa dal reparto. Insomma, alla fine un bizzarro tirocinio ma divertente, specie quando il 31 mattina mentre a casa mia si cucinava per il cenone io ero in reparto.
Il primo mese , il più bello e gratificante è stato quello dal medico di famiglia, o medico di base, o il buon caro vecchio medico della mutua che dir si voglia, ecco, che nessuno me ne voglia, ma il medico vero è lui, se ti viene la tosse che fai? chiami il medico di famiglia , e non ci vai mica allo studio a farti visitare, così tossisci al telefono sperando che il collega abbia portato con se la sfera di cristallo e tramite l'arte divinatoria di cui siamo chiaramente equipaggiati grazie ai nostri anni di studio ad Hogwarts, azzecchi magicamente patologia,prognosi e cura.
Oppure quelli che venivano, ti dicevano sintomi,diagnosi e cura, "picchì duttu liggivu su Gugol...." e credetemi è quasi impossibile scardinare le nuove credenze popolari che si rincorrono sul web, per esempio i vaccini che causano non so quali nefandezze, quando invece hanno eradicato malattie gravissime, o che con degli elettrodi ben posizionati sia possibile capire a che cosa il tuo corpo è intollerante e hai voglia a dire che le intolleranze non si possono verificane nemmeno con le analisi del sangue, niente, non ce la puoi fare, perchè loro lo hanno letto su "Gugol", che ne devi capire tu che hai studiato.
Centinaia di vecchietti che tra la prescrizione delle pillole per la "Fissione alta", delle analisi del sangue un pò imbizzarrite che "Dottorè io non mangio niente ma non capisco perché il polistirolo e i trigliceddi sono così alti", ti  ricordano perché hai scelto di fare il medico, perché i loro occhi pieni di gratitudine per averli anche solo ascoltati, quando non hanno niente ma hanno solo bisogno di parlare, ti ripagano di tutte le fatiche fatte, quando entri dentro lo studio e ti si cancella ogni problema perché alla fine dopo aver sentito certe storie ti senti fortunata, perché la lezione più grande l'ho imparata dalle loro storie, loro che anche ad 80 anni sbraitando contro il marito che le accompagnava a fare la visita e paventando possibilità di divorzio escono tenendosi per mano, perché ti raccontano che hanno amato profondamente la moglie che non c'è più al punto che ne sentono ancora il profumo (mentre li ascolto,  penso che in giro ci siano un ammasso di amebe che sanno dire solo "si,ma senza impegno", quando invece per farle bene le cose l'impegno è fondamentale), quando ti ringraziano per averli capiti e confortati "dottorè , non voglio fare preoccupare i miei figli, non voglio essere di peso", quando si girano prima di uscire e ti schiacciano l'occhio dicendo "Grazie dottorè, lei è troppo gentile e brava, anche se è giovane ...potrebbe essere mia nipote".
Ecco che significa fare il medico, e nonostante venga continuamente denigrata la professionalità mia e dei miei colleghi, anche se certe pazienti ritenevano che dopo sei anni non fossi in grado di usare lo sfigmomanometro che si giravano scortesemente urlandoti " Signorì ma me la sa misurare la pressione?" , anche se "signorina, quando tocca a me, sto per svenire , mi sento male , sono qui da stamattina" e mentre ci sono decine di persone che ti chiedono 300 cose diverse e ti giri sorridendo dopo l'ennesimo "signorina" dicendo "Non sono una signorina, sono una dottoressa" con immenso stupore dei presenti , alcuni che se la ridono sotto i baffi, alcuni che ti tirano per la manica del camice, ti offrono una caramella e sorridendo ti dicono "Dottoressa, grazie, mi ricorderò del suo sorriso, ma si pigliassi sta caramella prima ca sveni lei".
Io farò il mestiere più bello del mondo, ma non adesso, adesso sono solo una Dott.ssa in Medicina e Chirurgia.


In dieci anni di studi, ho imparato a tastare, manipolare, incidere, suturare, bendare, ingessare, togliere corpi estranei con la pinza, mettere il dito o infilare tubi in tutti gli orifizi possibili, iniettare, perfondere, esplorare tramite percussione, scuotere, fare una “buona diagnosi”, dare ordini alle infermiere, redigere un referto a regola d’arte e fare qualche prescrizione, ma in tutti questi anni, non mi è stato mai insegnato ad alleviare il dolore, o a evitare che compaia. Non mi è mai stato detto che potevo sedermi al capezzale di un morente e tenergli la mano, e parlargli.
(Martin Winckler)

Buon anno a tutti,
Monica.

venerdì 2 dicembre 2016

Quando è troppo ...è troppo!

Oggi, passeggiavo per le trafficate e rumorose strade palermitane, tentavo di non farmi spalmare sulle strisce pedonali dagli spericolati automobilisti della bella Palermo, guardandomi attorno pensavo che il troppo spaventa sempre. Mi spiego meglio, vedete Palermo è una di quelle città "troppo" è troppo trafficata, troppo sporca e rumorosa, ma è anche troppo bella, calda e piena di magia. Più camminavo e più mi facevo convinta, che 'sto troppo spaventa, e da Palermo a pensare alle donne, a molte delle donne che conosco è stato un attimo, già perché le donne che sono "troppo" spaventano. 
Sei troppo intelligente e troppo indipendente, nel 2016, si. Vorrei non commentare, ma devo è più forte di me, ecco vi spiego una cosa, quando una donna è diciamo dotata di una media intelligenza tale da poter essere poco più di un'ameba, o uno di quei soprammobili cinesi che hanno giusto la capacita di ondeggiare la testa, siete ingombranti per il maschio italico, si confondono se parlate e dite cose intelligenti, le donne intelligenti di solito hanno opinioni proprie, e quasi sempre anche un lavoro.
Già, vogliamo parlare di sta storia che vi siete messe lavorare? Niente più grembiuli e fornelli? 
No, perché ragazze mie belle, se siete indipendenti e intelligenti, molto probabilmente guadagnerete più di lui, e la cena la potete offrire voi e che umiliazione sarebbe per il vostro gattone arruffato du-du-du da-da-da... insomma meglio siate un pò meno.
Poi non voglio fare quella che si è reincarnata in Bridget Jones, anche perchè quella muta muta, i dieci kg in più non li ha persi e si è beccata degli strafighi da paura, da Hugh Grant al neurochirurgo più figo del piccolo schermo, e io ecco di sti tronchi di pino vicino a me francamente non ne ho visti. Facile cadere ne trappolone del quella è bella più di me per questo l'ha scelta, guardate meglio, vedrete che sarà una gattina, morta quasi sempre, ecco cosa ammalia gli uomini, il poco, perchè così loro che tante volte sono più tonti dell'ispettore Zenigada di Lupin, non lo sopportano che voi possiate essere socialmente più brillanti, se poi il fisico non vi accompagna ciaone proprio. Ecco per anni mi sono arrovellata e torturata col cosa ho meno di lei? E sapete adesso che mi sono risposta adesso che ho superato i trenta e forse ho leggermente ripreso il senno? che io in meno non ho proprio un bel niente, anzi ho cose in più, sono troppo, si perchè io se una cosa non mi va lo dico, se ho voglia di piadina e non di pizza lo dico, se voglio andare al mare e non in montagna lo dico, se mi girano gli zebedei perchè tu tergiversi con una che a me non va a genio lo dico, se mi stai facendo promesse che mai potrai mantere e ancor peggio mi stai bellamente prendendo in giro lo dico, e se quel maglione ti sta di merda lo dico altrettanto...Per me non è uguale, non è indifferente, io so cosa voglio, e se posso me lo prendo.
"Le Donne come te spaventano" mi diceva sempre un mio amico, e forse aveva ragione, e se cosi fossi statemi bene alla larga già devo pensare a me, non posso difendere anche voi dalle insidie del mondo. Se un uomo davanti a una donna che è troppo sceglie quella figa, ma senza alcun altra qualità, non pensate di essere quelle sbagliate, di sbagliato c'è solo lui che evidentemente è così poco che niente "gna fa'", e se ci riuscite stategli alla larga.
Detto questo, con questo post super velenoso festeggio, si fa per dire, le oltre 10.000 visite sul mio blog.
Proprio oggi che al supermercato ho visto uno stormo di sopracciglia ad ali di gabbiano, ho pensato, che di gabbiano ne ho conosciuto solo uno cazzuto, Jonathan Livingostone, che era uno che sapeva volare più in alto di tutti, e che spero prima o poi plani su di noi che non abbiamo paura di essere troppo.
Vi abbraccio forte,
Monica.