mercoledì 9 agosto 2017

Comunque Andare...

Oggi il caldo è stato tanto e tale che sudo praticamente da ferma, cosa che non si verificava da anni, soffro il caldo maledettamente, sudo in un modo imbarazzante il che mi rende particolarmente nervosa, pezzo ma non puzzo però, a tal proposito vi ricordo che di acqua e sapone non è mai morto nessuno, e che il deodorante serve ma non basta.
Oggi andrò a lavorare, il mio turno di notte mi aspetta, e poi finalmente mi godrò il primo blocco di ferie vero, con quelle che sono state le mie compagne di avventure universitarie palermitane.

Di solito mi dedico al post nostalgico a settembre, quando la temperatura comincia a calare, quando in pochi ancora profumano di crema solare, quando gli amori estivi stanno per finire, si rientra a lavoro, a scuola, gli esami attendono al varco. Insomma di solito c'è l'atmosfera giusta per un pizzico di nostalgia.

Da che ho memoria, l'estate è la mia stagione, nonostante il caldo, è da sempre la stagione dei balli sfrenati, di piedi sulla sabbia tiepida al chiaro di luna, di capelli increspati dalla salsedine, di storie che ricordo ancora come se fosse ieri e di cui ho conservato anche dei cimeli. Questo almeno era quello che succedeva dai 16 ai 29 anni, ecco dopo i trenta le mie estati hanno preso l'odore del mare al mattino, di libri macchiati con la crema solare, di tramonti, di vino bianco sorseggiato davanti al mare. L'estate di viaggi e nuove scoperte, nuovi posti. 
Questa estate per me è l'estate della consapevolezza, di essere diventata adulta, di potermi permettere di pagarmi una vacanza da sola, di essere diventata donna, di piacermi e anche di piacere.
Non scrivo mai per caso questi post, lo faccio perchè spero che un paio di persone lo leggano e che leggendo possano sentirsi confortati, o rimproverati o forse ancora farsi una risata.

Mi hanno accusata non molto tempo fa di avere un problema: "tu sei troppo ambiziosa!", e lo sono davvero, faccio un lavoro che mi piace, quando mi dedico ad una cosa lo faccio anima e corpo e provo a farlo al meglio delle mie possibilità, e non credo sia un limite. Sono consapevole di chi sono diventata, sono il frutto degli incontri che ho fatto, dei libri che ho letto, dei film e della musica che ho visto e sentito, so quanto valgo e ho smesso di sminuirmi e di svendermi, mi hanno fatto credere per anni di non essere abbastanza bella, intelligente, magra. mi hanno fatto credere che una come me, si doveva accontentare, perchè "figurati, una come te?".

Ecco l'ho creduto per tanto tempo, e ho dovuto faticare per capire che io ero abbastanza ma che sul mio percorso ho solo incontrato gente troppo piccola, che ero diventata lo specchio delle loro insicurezze delle loro mancanze.

Ovviamente questi percorsi sono duri e dolorosi, e faticosi e ti viene voglia di mollare spesso e volentieri, ma "il destino ha la sua puntualità" canta Ligabue e così ci viene incontro sempre la vita a sorprenderci, a volte con una canzone, a volte con un libro a volte con un incontro fortunato, e anche io ho avuto il mio aiutino un bellissimo libro "Solo Bagaglio a Mano" che consiglio a tutti di leggere.

I guai sono delle opportunità, le cose che non vanno come vorremmo sono delle opportunità, i bivi sono delle opportunità, lo sono anche gli incontri inaspettati.

Imparate a volervi bene, imparate a leggere i segni che troverete sulla strada, non demoralizzatevi se vi troverete controvento col tempo imparerete a navigare anche col vento a sfavore piegando un pò la nave e andando di bolina, le donne che come me sono indipendenti,sono solo per uomini coraggiosi, gli altri vi diranno che non siete abbastanza, non credetegli. 

Esistono quelli coraggiosi, che tirandovi su i capelli anche quando siete struccate ed anche un pò sudate, si metteranno alle vostre spalle, accompagnandovi davanti ad uno specchio e vi diranno "guardati, che sei bellissima" e anche se fosse una piccola bugia fatelo, guardatevi che siete bellissime, non sarete delle persone migliori con qualche chilo in meno sarete solo più leggere, ed un uomo che pensa che sia così importante è solo un cretino, non rinunciate ai vostri progetti ed ai vostri sogni per nessuno, siate ingorde di vita, e vedrete che la vita stessa vi sorprenderà.

Il mio aiutino ha il suono di una canzone della Vanoni: "Dettagli", ascoltatela se vi va, vi regali giusto qualche frase:

e’ inutile tentare di dimenticare
per molto tempo ancora nella vita
dovrai cercare
dettagli cosi’ piccoli che tu
non sei ancora pronto per capire
ma che comunque contano per dire
chi siamo noi
[...]
e senza errori non si ha mai felicita’
[...]
non dirmi che nel cuore non ti resta
piu’ quasi niente
a furia di dettagli stai cambiando
e gia’ si sente
la piccola scintilla 
fa il grande incendio

Mi auguro che qualcuno leggendo si sia riconosciuto, che qualche altro si metta davanti allo specchio e riesca a guardarsi in faccia senza vomitare specie se ha ferito chi gli stava di fronte, spero che davanti allo specchio ti ci metta anche tu e che quello che sei diventata ti piaccia, spero che a chi canticchia la Vanoni arrivi un pò della mia gratitudine, perché essere delle anime gentili ed essere sensibili è un dono per se e per gli altri, spero che possiate andare avanti portando con voi i vostri incontri fortunati e dimenticando un po' delle cose che vi ancorano al passato, siate coraggiosi, e ricordatevi di viaggiare col bagaglio leggero.

Vi auguro una meravigliosa estate!

Monica.

lunedì 31 luglio 2017

CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLA SINDROME DI PETER PAN


In medicina per fare diagnosi di malattia, non sempre, ma talvolta vengono studiati degli elenchi che riportano una serie di sintomi più o meno tipici di quella patologia. Ora, sarà forse perché sono di guardia, ma ho pensato: “sarebbe grazioso, se qualcuno, si preoccupasse di stilare i criteri di classificazione della sindrome di Peter Pan” sarebbe molto utile, per altro, per chi non si riesce a barcamenare nel mare magnum degli stronzi che ci sono in circolazione. Siccome chiaramente non voglio essere sessista, vi metterò anche quelli per le donne diciamo cosi disturbate.
Solitamente in medicina, servono due o più criteri per dire che un paziente è affetto da quella data malattia, e io per semplificare ulteriormente le cose ho pensato di dividere i criteri in maggiori e minori, ne bastano solo sue maggiori per dire che il paziente che abbiamo di fronte è affetto dalla sindrome, o un maggiore e due minori.


La sindrome di Peter Pan è una patologia subdola che colpisce prevalentemente l’uomo ( il sesso maschile sarebbe quindi un fattore di rischio, come il colesterolo per l’aterosclerosi ), e se nella fase da giovane uomo potrebbe essere latente, non manifesta, col passare degli anni quindi una volta che arriva l’età adulta, diventa conclamata. La Nanotenia Psichica (questo è il nome tecnico della sindrome, noi ridiamo e scherziamo ma questa è veramente una patologia) è diagnosticabile quando due o piu criteri maggiori o un maggiore e due minori vengono soddisfatti.

Criteri maggiori:

1.        Età compresa tra i 35 e i 99 anni. (per le donne l’età si alza un po’, diciamo tra i 40 e i 70 ma loro, non ammetteranno mai di essere over e si caleranno gli anni, cosi le fasce di età saranno coincidenti, almeno idealmente)

2.       Sesso maschile. (la sindrome si manifesta, raramente, nelle donne che comunque possono manifestarne qualche variante)

3.       Single, scapolo, o a volte separato. (nelle donne separate e con figli di solito trai 18 e i 20 anni)

4.       Totale incapacità a rispettare la parola data, gli impegni  e di assumersi qualsivoglia responsabilità fosse anche andare a comprare un panino e 100 grammi di prosciutto cotto.

5.       Pensa solo a se stesso e ogni tanto si accorge anche di te.

6.       Vive ancora con papino e mammina e quest’ultima è venerata come la Madonna del Carmelo.

Sebbene questi criteri siano già a mio avviso più che sufficienti per riconoscere il bambino perduto e scappare dall'isola che non c’è, vi voglio venire ulteriormente incontro e fornirvi una sorta di corollario a quelli che sono i criteri maggiori.

ü  Tendenza al divertimento, alla leggerezza, a volte portato alle estreme conseguenze per cui, vanno anche a ballare, il più delle volte alle serate revival  oppure a quelle “italiane” unici baluardi in cui possono cantare e ballare senza sembrare dei rincoglioniti in mezzo a stuoli di ventenni con le maglie con la scritta bomber ( se la indossano anche loro fuggite, è allo stadio irreversibile). Le donne invece solitamente vanno alle stesse serate, truccate come le figlie di 20 anni vestite come loro e solitamente vanno proprio insieme, non mi meraviglierei se andassero in giro con delle maglie con su scritto “milf do it  better”.

ü  Si ammazzano di selfie, questo è unisex, le donne con la variante boccuccia stretta a culetto di gallina a volte nei casi più gravi anche gli uomini che comunque di norma fanno le foto in palestra.

ü  Quando sono al mare luccicano da lontano come le sarde nelle cassette al porto di Sciacca, anche questo è unisex, per quanto olio abbronzante hanno addosso. Lui rigorosamente con lo slip, per lei costume leopardato declinato i tutte le salse dall’intero al perizoma passando per tutto quello che ci sta nel mezzo. Entrambe perfettamente depilati. Che può essere anche piacevole peccato che la forza di gravità è inclemente e tutto tende al basso, quindi…fate voi.

ü  Utilizzano i messaggini, o whatsapp, non sanno più fare una telefonata. (unisex) Solo che rispetto a quando erano giovani, ora per scrivere un messaggio, devono avere le braccia lunghe dal metro e mezzo ai due metri. O mettere gli occhiali poggiati sul naso.

ü  Risvoltino e mocassino. O risvoltino e sneakers. Vale come due criteri minori l’uso delle converse. Che ameno che tu non sia un gran figo, molto ricco o tipo Lapo Elkan o Gianluca Vacchi o tutt’al più Bobone Vieri, nun ce devi nemmeno pensaaaaaaare.

ü  Playstation in casa, con Pes 2017. (gravissimo) per non farsi umiliare ci gioca la notte.

Hanno quindi la propensione al divertimento, abilità nella fuga e ricercano qualcuno che gli faccia da balia, o per meglio dire da surrogato materno.
A prima vista, sono assolutamente divertenti, praticamente aria fresca quando fuori ci sono 40 gradi, poi ti accorgi che in realtà sono tipo fossilizzati sui 25 anni che non hanno più. Assolutamente validissimi se volete accompagnarvi nei mesi estivi, saranno il vostro climatizzatore sostanzialmente.
Non si guarisce mai praticamente, quindi inutile che vi sforziate, nelle donne a volte succede che ci sia una remissione completa e solitamente avviene quado si accoppiano.

“ Chi l’avrebbe mai detto che la maturità è solo una breve pausa durante l’adolescenza”?

lunedì 10 luglio 2017

Andamento Lento.

Buona sera,
è da un po’ che non condivido i miei sproloqui con voi, ma come sempre l’ispirazione arriva all'improvviso.
Ieri sera come spesso accade la domenica, mi trovavo seduta ad un tavolo, in attesa dei miei amici, con una birra fresca, nel posto in cui mi riconcilio con me stessa, OceanoMare, Gianco per gli Agrigentini, un chiosco di legno, con degli enormi divani a righe bianche e blu proprio sul mare, è uno di quei posti dove sederti in silenzio ad ascoltare il rumore del mare col suo andirivieni.

Ma ieri sera era domenica e la domenica si sa è la sera della musica dal vivo.

Quindi il rumore delle onde era sopraffatto dalla musica di giovani talentuosi artisti che con tanta energia e tanta buona volontà, visto il caldo ci stavano allietando con il ritmo frenetico delle Hits del momento, ma ad un certo punto… Magia… Iniziano le note di "Purple Rain" ed avviene un miracolo…si formano le coppie, che guadagnano piano piano spazio davanti alla band.
Onestamente non credo ai miei occhi, non vedo ballare un lento (quelli ai matrimoni non valgono) da almeno 10 anni, forse di più.
Il mio ultimo lento l’ho ballato proprio da OceanoMare, grazie al mio caro amico Emanuele che mentre cantava davanti a un sacco di gente una ballad (ero cosi shoccata che manco la ricordo più) mi invitò ballare, mi sono sentita come quella fan di Robbie Williams nel suo live a Knebworth, per chi non lo avesse mai visto quel live, la giovane fortunata sulle note di “Come Undone” non solo si fece il lento appassionato, ma palpò culo di Sir Robbie e limonò duro. Ecco tranquillizzo tutti il mio è stato solo un castissimo lento, ma bello però.
Forse, però questo non vale, quindi faccio un altro sforzo e vado indietro di 6-7 anni ed eccolo il lento con il mio fidanzato, quello che pensavo fosse Amore e invece era un Calesse… e balliamoci sto lento, i Nomadi che già mettono un po’ di ansia, ma io dovevo ascoltarla bene quella canzone “Un Pugno di Sabbia” sapete di che parla di corna, of course. Insomma quella canzone fu foriera di sventure, ma a me ancora oggi piace e me la sparo quando sono incavolata.



Ci ho preso gusto, così il mio giochino con la macchina del tempo continua, il liceo lo zompiamo a piè pari, perché i lenti non si usavano già più, o eravamo rockettari o tamarri appassionati della musica dance, che nel duemila sfornava successoni, Gigi D’Agostino e gli Eiffel 65 giusto per cintarne due nel mucchio. Ma c'è da dire che io sono stata sempre na mezza sbullonata, mi ricordo che con un walkman, grande quanto una cassetta di pomodori datterini, riproponevo scena (ai limiti dei conati di vomito, tanto è melensa) del tempo delle mele.

Immaginatevi: autobus, gita di primo superiore, cuffie messe di soppiatto all’insaputa del mio amorino adolescenziale, che come se non bastasse,  era tipo all'insaputa anche del fatto che io fossi cotta di lui, per cui tra lo shock della rivelazione amorosa e quello della canzone strappacuore credo abbia abbracciato la poltrona dello psicoterapeuta a tempo indeterminato, per la cronaca, anno scolastico 1998\1999 e il successone in questione era “Niente di Più" dei Lunapop che quell’anno imperversarono con il loro CAPOLAVORO “Squerez”. 
Anche li, la scelta del brano quasi suicida, infatti inutile dirvi che di quell’amore li rimane solo un vago ricordo di un bacio su un dondolo l’estate successiva… una storia d’amore lunghissima: 3 giorni, poi vitti maluversu e me la sono data a gambe levate, per ovviamente poi pentirmi struggermi e tormentarmi.

Ma il primo ballo lento, da che ho memoria fu ad una festa di compleanno, non con una canzone d’amore ma con LA canzone d’amore “Always” Bon Jovi , correva l’anno 1996 e qualcosa, io avevo dodici anni lui si chiamava credo Marco, si ballava a distanza di sicurezza, stabilita nella convenzione di Ginevra, con le mani poggiate sulle spalle del partner e il braccio steso per tutta la sua lunghezza, si procedeva più o meno a tempo spostandosi in orizzontale con movimento delle gambe ad affettatore di salame. Si ballava in loop tutta la sera sempre la stessa canzone, nascevano i primi amori, niente baci, anche perché tra me e Marco intercorreva praticamente un metro, i più audaci accorciavano le distanze a rischio della vita, e fu così che temerari come Mel Gibson in Braveheart arrivarono anche per noi i primi baci a stampo, che la lingua era proprio soft porno all’epoca dei fatti. Il suddetto Marco di cui non ricordo nemmeno il volto, “se n’è andato e non ritorna più” come cantò giusto qualche anno dopo  Laura Pausini, insomma non so minimamente che fine abbia fatto.


Certo si capisce che coi lenti io le cannavo tutte, per cui non scelgo le più canzoni, le mie storie d’amore sono senza colonna sonora, magari in realtà c’è la musica di sottofondo ma me la tengo per me, visto che alla fine sti lenti sono stati tutti preludio all’addio.

Dopo questo excursus nelle mie sfighe sentimentali che come vedete affondano le radici molto lontano, torniamo a ieri e a quelle coppie che ballavano, un paio diciamo un po’ “vintage” quelle che ho guardato con attenzione ed ammirazione, belli, a tempo (non tutti con la musica) ma col loro tempo, andavano all'unisono, e si guardavano negli occhi, sorridendo, mi è parso un miracolo, poi siccome sono in fase mestruale il pianto arriva, così, repentino come uno schiocco di dita e quindi ho distolto lo sguardo prima che avvenisse l’irreparabile. 
Dall'altro lato una giovane coppia, non molto a tempo, ad onor del vero, ma nel loro strano dinoccolare appassionati, il fuoco per il fuoco, una giovane e vigorosa fiamma accesa e ostentata a noi poveri sfigati, che eravamo seduti a bordo pista, poi lui le ha dato una pacca sul sedere ed è scattato il momento ignorante, così onde evitare di trovarmi i due a limonare a due centimetri dal viso, riprendo a farmi gli affari miei, e vedere i movimenti sinuosi dei musicisti sui rispettivi strumenti.

Stasera voglio essere sincera.

Ho nostalgia dei lenti, e desiderio di chi riesce ancora a fermarsi, a godersi le cose, perché in fondo nei lenti sentivi tutto, profumo, calore e talvolta anche il battito del cuore, i respiri nelle orecchie e le frasi bisbigliate timidamente, ecco, mi piacerebbe vedere meno sfrontatezza, e se non fosse chiedere troppo, invitateci voi a ballare che siamo stanche di dovervi tirare sempre per la manica della camicia, perché adesso sfrontate lo siamo anche noi forse un po’ stanche di aspettarvi.



martedì 4 luglio 2017

Io ho imparato e tu?!

Pensierino della notte.

Ho imparato che le strade tortuose non sempre sono il migliore modo per arrivare da un punto ad un altro e che non è vero per niente che ti godi un bel panorama, anzi a volte il panorama è proprio una grande merda. A meno che tu non sia il medico della guardia di santo Stefano di Quisquina e allora di strade dritte non ce ne sono e il panorama è veramente mozzafiato. ( e scusate se me la sento un attimo annnacare) 

Ho imparato che se stai camminando a piedi da chilometri, arrivi stanco morto, solo se viaggi col bagaglio pesate, se fumi come un turco, mangi come un porco e bevi come un cammello e quindi se non svuoti il bagaglio dai pesi inutili e non ti disintossichi va a finire che ci lasci le penne e se lo fai consapevolmente sei proprio un pirla! Ciò che non uccide non è vero che ti fortifica,il più delle volte è un gancio ben assestato  sul naso e la botta ti intontisce assai proprio.

Ho imparato che i chiodi non schiacciano i chiodi, i chiodi si schiacciano col martello ma siamo troppo impauriti dall'assestarci un colpo sulle dita per utilizzare il giusto strumento così perdiamo un mare di tempo per piantare un chiodo con un altro chiodino di merda! 

Ho imparato che non esistono domande che ci poniamo su noi stessi senza risposta, perché la risposta è dentro di noi e qualche volta è giusta. 

Ho imparato che nella vita abbiamo diritto a 46 ore di felicità ma per me sono troppo poche, e io voglio almeno arrivare a 50 cifra tonda, come me! 

Ho imparato, perché me l'ha detto Tiziano Ferro, che l'amore è una cosa semplice, ma non ho alcuna voglia di dimostrarlo a nessuno, forse qualcuno lo dimostrerà a me. 

Ho imparato che nella vita ci autodeterminiamo quindi: ho detto NO alla gente che si lamenta sempre, a quelli che non sorridono e a quelli che ridono troppo e senza motivo, ho detto NO a chi mi fa sprecare del tempo prezioso e a chi invece corre sempre senza fermarsi mai, ho detto NO agli egoisti, ai superficiali ed ai codardi, ho detto no a chi non sa  sfruttare le
Opportunità che ci vengono offerte, a chi non sa riconoscere la bellezza e a chi non si bea delle meraviglie degli incontri inaspettati. Ho detto no al colesterolo e si a Valsoia ovviamente. 


Si ai sorrisi, ai balli lenti che nessuno sa fare più, alle persone che si aiutano tra loro e a quelle che in due è già una folla. 

Ho Imparato ad amare me stessa.
Ho imparato a guardare lontano.
Ho imparato che se una serratura è dura e cigola anche dopo aver messo lo svitols va sostituita una cosa rotta la devi sostituire.
Ho imparato a sognare da bambina e lo faccio ancora ora solo che non voglio più  raccontarlo a gente che non sogna più.

Ho imparato che la paura paralizza, e chi è paralizzato dalla paura rimane fermo mentre il mondo intorno va avanti. 

Ho imparato a non guardarmi indietro, ad andare oltre e soprattutto a non rimanere bloccata per troppo tempo nello stesso posto.

"Sono cambiamenti solo se spaventano"

Buona notte.
Monica

lunedì 12 giugno 2017

La solitudine dei numeri primi.


Ecco nella vita, si fanno incontri imprevedibili, quindi capita a volte che il nostro percorso si arricchisca di nuove conoscenze, nuove amicizie, alcune, quelle più fortunate ce le portiamo dietro tutta la vita.
Quello che mi fa davvero ridere, sono le amicizie dell'ultima ora, quelle dei disperati, quelle di chi ha fatto attorno a se il deserto, vi si aggrappano con uno sforzo immane come le patelle sugli scogli. E proprio come le patelle finiscono alla fine dell'estate, in un bel piatto di pasta da consumare velocemente prima che si freddi. Abbiamo due mesi per goderci i vostri sorrisi finti, i cuoricini sulle bacheche e i sei bellissima, incantevole e ovviamente meravigliosa. E dopo ferragosto? Quando finirà il turbinio degli aperitivi? Quando arriverà il momento delle serate casalinghe? Quando arriverà il momento del "pizza e film"? Che ve ne farete di quegli estranei consumati voracemente?
A me il meccanismo del fast food fa sempre impressione, in qualsivoglia relazione interpersonale.
Il meccanismo dell'amicizia compulsiva è sostanzialmente identico a quello che mette in atto chi chiude una relazione e subito ne cerca un'altra, e va bene qualsiasi cosa sia chiaro, che stare da soli proprio non fa per voi, quindi non potete essere anche selettivi.
A me 'ste cose mi hanno fatto sempre un po' specie, forse perché cerco sorrisi autentici, gente che attribuisca il giusto valore alle cose e alle persone, gente che attribuisca il giusto valore a se stessi, che chi si ama è già a metà dell'opera.
Sarà che credo nella magia degli incontri, credo nelle energie positive che scaturiscono dalle alchimie inaspettate, da chi si sceglie per piacere e non per bisogno, da chi vive bene con gli altri ma ancor di più con se stesso.
Sarà che ho imparato che alla fine contano solo poche persone, e che se voglio arricchire la mia vita devo circondarmi di persone a cui valga la pena donarsi in termini di tempo ed energie, che posso anche fare settemila aperitivi, e dodici selfie al minuto, ma è impagabile la sensazione adrenalinica di rischiare un investimento emotivo, la roulette russa dei sentimenti, il bungee jumping delle emozioni.
A casa non mi piglia la tristezza per quello che non ho saputo fare in 32 anni di vita, il rimpianto di non aver saputo dare e quello di non aver saputo accogliere per fortuna non mi appartengono, la vita non può e non deve ridursi a una serie di occasioni mancate, quindi le amicizie che profumano di olio solare non fanno per me.
Amo troppo la mia libertà e il rumore dei miei pensieri per pensare di non concedermi dei momenti di solitudine.
Per riempire gli spazi vuoti ci sono i libri, la musica, lu scrusciu du mari, i tramonti, c'è la scrittura, le passeggiate e la palestra, tengo anche la televisione spenta, così il cigolio delle idee lo sento meglio.



Dovreste fermarvi, fare il punto della situazione, concedervi del tempo.
Stare soli non è un lusso che tutti possono concedersi, stare in buona compagnia è un dono prezioso.





Buona Serata,
Monica.







lunedì 15 maggio 2017

E tu cosa cerchi?

"Momò, ma tu cosa cerchi?"

Silenzio... balbetto un goffo "non lo so cosa cerco".

"Quando lo saprai me lo dirai, tranquilla"

Intanto ci penso da due giorni.

Cerco il vento tra i capelli, e quella sensazione di solletico delle punte che sfregano sulle spalle.
Cerco disperatamente di tenerli in ordine, i miei capelli, ma in fondo vorrei che qualcuno li spettinasse e dopo averlo fatto, che mi portasse dolcemente un ciuffo ribelle dietro l'orecchio.
Cerco l'odore di erba umida nelle sere di inizio estate.
Cerco il frinire delle cicale che innamorate cantano alla luna più bella che c'è.
Cerco le risate di una bambina felice.
Cerco gli occhi brillanti delle persone intelligenti e cerco le parole di conforto delle persone buone.
Cerco gente che sappia ascoltare ed ascoltarsi.
Cerco gente che vada al di la del proprio naso.
Cerco opinioni diverse dalle mie, e con quelli che non la pensano come me a volte cerco la rissa, ma ho rispetto e stima per chi mi sa tenere testa.
Cerco le rughe intorno agli occhi di chi sa ancora regalar sorrisi.
Cerco i messaggi della buona notte e del buon giorno.
Cerco l'affetto dei miei amici e l'amore della mia famiglia.
Cerco di imparare dai  miei errori e cerco sempre di farne di nuovi, e quando posso di crescere come una persona per bene.
Cerco di amare il mio futuro mestiere e cerco di non dimenticare le mie passioni.
Cerco canzoni da ballare, cerco poesie che mi emozionino, cerco film che mi facciano piangere anche dalle risate.
Cerco l'odore di un libro nuovo o quello di un libro che qualcuno ha già dimenticato, lo scricchiolio di quando lo si riapre dopo molto tempo, le sue pagine ingiallite e quell'inconfondibile profumo di carta invecchiata, vissuta, a volte acre di sigarette fumate di notte mentre in preda all'insonnia non resta altro da fare che farsi accompagnare in una notte troppo lunga da un buon libro.
Cerco di riempire la mia libreria con un libro in più, cerco di sottolineare senza che mi tremi la mano ogni frase che mi sembra scritta per me.
Cerco di trattenermi quando sto per dire una cattiveria e se ci non ci sono riuscita cerco la forza per chiedere scusa.
Cerco di non cedere alla tentazione di sgarrare la dieta e cerco di ingraziarmi il mio dietologo quando devo farmi perdonare un peccato di gola.
Cerco di avere l'energia dei ventenni e la consapevolezza dei quarantenni.
Cerco di essere positiva anche se sono di cattivo umore, cerco di alleviare chi ha un pensiero che lo opprime e poco importa se posso sembrare buffa o a volte superficiale.
Cerco di fare della diversità ricchezza, cerco di essere umile, cerco di pensare che ci sia da imparare da tutti anche da quelli che mi sembrano meno intelligenti o colti di me e da quelli che invece sanno molto di più,che parlano e leggono più di me, che ascoltano musica che non conosco, che hanno viaggiato tanto.
Cerco la brezza di mare nelle sere di scirocco.
Cerco tramonti infuocati e albe raggianti.
Cerco di farmi trascinare da chi balla mentre tutti stanno fermi, da chi canta anche se è stonato, da chi legge in treno, da chi si appassiona quando ti racconta qualcosa che gli è capitato, cerco gente che mangi di gusto, che rida senza freni, che parli senza filtri e sopratutto senza toccarti di continuo mentre prova a spiegarti questa o quell'altra cosa.
Cerco di conservare le fotografie specie quelle che mi annodano le budella.
Cerco di dare il meglio di me agli altri, cerco di amare senza misura.

Ho appuntato ogni sensazione di questi ultimi due giorni e questo grossomodo è quello che è venuto fuori, cerco di riempire la mia vita, e cerco sempre di lasciare dei vuoti da riempire con incontri nuovi, posti che non conosco.
Cerco e cercherò ancora e ancora e ancora... ma a volte vorrei che mi trovassero, anche se mi sono nascosta.

Ci tormentiamo l'anima per dare un senso alla vita, per individuare un traguardo. E alla fine lo troviamo nascosto dentro di noi, nella nostra comune esperienza dell'immaginario e della realtà. Un semplice, umano desiderio di trovare chi ci assomiglia per stabilire un legame, e per sentire nel profondo del cuore, che non siamo soli. (Heroes)
Alla prossima...
Monica! 


giovedì 11 maggio 2017

The Love (De)Generation

Mi stavo spazzolando i capelli (atto sconosciuto fino a qualche anno fa) davanti allo specchio, fate conto che ho un umore così altalenante per ora che il semplice passaggio dal capello riccio a quello liscio mi provoca una crisi di pianto, così mentre provavo a superare il suddetto trauma, mi fermo a guardare la spazzola arancione che stavo adoperando, me la ricordo da sempre a casa mia quella spazzola.
Vedete a casa mia, le cose le buttiamo via quando si rompono, non buttiamo via il cibo e mai il pane che alla peggio mia mamma ci fa il pan grattato, l'unica cosa di cui mi sbarazzo sono i vestiti perché se non li metto più anche se nuovi saranno utili a chi è meno fortunato di me. 
Ho da poco staccato dal mio armadio un poster di Del Piero perché era totalmente alterato dal sole che ci batte da circa 15 anni sopra, ed è stata per me come una specie di abbandono, mio intendo, per Del Piero che chissà ora forse mi odierà.
Non butto mai libri, ne quaderni, tranne quelli di matematica che tanto non ci capisco più niente.
Ecco a casa mia le cose sono resistenti al tempo che passa, invecchiano e più diventano vecchie e più ti ci affezioni, e anche se sono vintage, antiche, demodè non riesci a buttarle, cavoli anche i nonni sono vecchi ma a chi verrebbe in mente di buttarli via?

Ecco, le cose invecchiano, diventano più belle, acquistano fascino, a volte stufano per carità, ma niente ci impedisce se non ne vale la pena di rinnovarle o se proprio ci torna difficile rimpiazzarle con delle altre nuove.
Quello che mi turba è questa degenerazione dei sentimenti, questa denaturazione, il dismorfismo dell'amore.
Niente più pazienza, niente più piacere nel vedere il tempo che passa, le rughe del\della proprio\a compagno\a dare più intensità al volto, e amarsi lo stesso.
Non ci ascoltiamo più, siamo tutti a vario titolo utenti del fast food dei sentimenti, patate fritte e hot dog scadenti, tutti li in fila per il panino, in tre morsi lo finiamo e chi si è visto si è visto.
Ora io non è che dico che le "sveltine" non ci debbano essere per carità, siamo tutti di carne e ossa, figuriamoci, ma che sarebbe così brutto se ogni tanto ci fermassimo per dire al partner di turno, che forse quella sera si sentiva solo, guarda che sono qua e se vuoi ti ascolto, cioè non ci perdiamo l'onore vah...

Beh, a proposito di onore, donne, la vogliamo finire di castrare psicologicamente sti poverini? 
Sono impanicati, gli abbiamo tolto il piacere della conquista, della caccia, che in fondo l'uomo è cacciatore, e che ve ne frega fate finta di fare le prede se proprio non ci riuscite.
Invece fate venire la confusione, io stessa non ci capisco più niente, cinquantenni che si comportano come se di anni ne avessero 20, si vestono come le loro figlie, si ammazzano di selfie e sono sempre con il cellulare in mano, perchè dovete sapere che nel display loro cellulare passano certe chat che "amore mio, il sexting l'ho inventato io!", e se tanto mi da tanto tra foto osé, e messaggi non proprio occulti appena te vedo te magno, a quelli, i maschietti poverini, gli è già venuta l'ansia da prestazione.
E le giovani ventenni (anche meno talvolta) che fanno le femme fatale,  ammiccanti e maliarde, che sembrano uscite da un romanzo di Nabokov, sono raffinate più delle loro mamme se devo essere onesta, ma godetevi la vostra età, tipo in motorino in due, l'estathè alla pesca, le discoteche in spiaggia, le limonate selvagge a ferragosto, che per fare le gatte morte avete tutta la vita almeno fino a quando non troverete il polletto da spennare, il MaritoMat (questa l'ho rubata ad un amico su fb, lo ammetto), così come hanno fatto le vostre mamme e poi vi si aprono due strade, divorzio ed alimenti assicurati o corna, fatte non subite sia chiaro, e picciuli che poi è più o meno la stessa cosa ma almeno la notte vi coricate in compagnia.

Quindi riepilogando le Millennials e dintorni sono quelle che la sanno lunga, quelle che leggono insomma, fanno come Circe ammaliano e seducono e ci riescono anche, e poi alla fin fine sono comunque delle ragazzine, quindi, quando capiranno di essere state usate o fisicamente o mentalmente, ci rimarranno male perché si sono imbarcate in una cosa più grande di loro della loro giovane ed acerba talvolta inesistente personalità. Mentre le MILF e dintorni sono li belle gnocche a postare l'ultimo selfie sorridenti faranno i conti con la realtà, che non è soleggiata e scintillante, perchè il letto ora è vuoto mentre allungano la mano, e poco rimane di quella vita tanto social ma totalmente lontana dalla realtà.

Io assisto inerme a questo carosello, a questa giostrina, un po' divertita nel vedere le vite che mi scorrono accanto che sembrano così tanto più piene della mia e che in fondo però non hanno quasi niente sotto la superficie. Nel mio osservare la vita che mi passa accanto, un po' vi devo dire che siete delle stronze, perché quelle come me pagano per voi, perché vedete care quando mi trovo davanti un uomo, adulto, che si stupisce della mia educazione, del fatto che mi faccia piacere starlo a sentire, e il fatto che mi guardi come una marziana non mi fa tenerezza mi mette tristezza.
Quelli poverini, nel disorientamento totale i maschi, che già vivono in uno stato di labirintite permanente, non ci capiscono più niente, così la confusione li ha portati alle sopracciglia ad ali di gabbiano, al ti amo ma senza impegno, alle cerette selvagge, ai risvoltini, al fatto che sei tu a corteggiare loro e loro ad avere la sindrome premestruale. Saranno loro che si aspetteranno una telefonata da voi l'indomani, e saranno sempre loro a cercare le coccole dopo, quando voi sarete già vestite quasi davanti la porta, pronte a scappare a volte da lui, e impaurite per l'ennesima pacca sulla spalla che sta per arrivare. 

Scrivo questo delirio di rabbia e tristezza, con un mezzo sorriso, questo credo sia colpa dello scirocco di oggi, o forse della sindrome pre-mestruale che comunque sono donna e me la tengo stretta perchè mi spetta di diritto.
Scrivo fissando la cucina a casa mia, la stessa da quando si sono sposati i miei, loro parlano e ridono ancora, insieme, loro che ascoltavano i vinili e per fortuna me li hanno fatti ascoltare, loro che scrivevano lettere, loro che si davano appuntamento uscivano da casa e non avevano mezzi per comunicare col mondo, loro che si facevano gli autoscatti sfuocati, ma erano più belli, e credo anche più felici.

Feel the love (De)Genereation.



Altri sogni ti scalderanno, se saprai far scendere finalmente sulla terra questo, che è stato il più puro, da tenere sempre nel cassetto della memoria per ricordarci com'eravamo romantici prima che le delusioni ci facessero salire con un cappotto di cinismo sulla giostra degli adulti.
Massimo Gramellini, Cuori allo specchio, 2008