lunedì 22 gennaio 2018

A chi ha paura di restare fermo, e sogna un po' più forte quando è sveglio.

Ieri è stata una giornata orribile, mi sono alzata, pioveva, avevo delle cose stese, mi scapicollo ancora con un occhio chiuso e le cispe in quello aperto a ritirare la roba prima di doverla rilavare, ho ancora delle cose da stendere, maledetto stendino che non ho... 
Bene, faccio colazione, ieri era una di quelle mattine che "Oh Dio che mangio? dolce o salato?" opto per il dolce metto a scaldare un pò di latte preparo il caffè, nutella, marmellata o miele? nel dubbio li prendo tutti, faccio colazione, vado per posare il miele, un barattolone di miele, che manco Winnie the Pooh poteva sperare di meglio, che mi scivola rovinosamente dalle mani e SBATATAM si frantuma davanti ai miei occhi, miele ovunque, vetri ovunque, il mio turpiloquio tocca vette altissime. 
Pulisco tutto appiccicandomi come una mosca nella carta moschicida, lecco un dito appiccicoso e sparo la Bose a palla, vado a fare la doccia, metto un piede dentro la vasca il tappetino scivola, una gamba va rovinosamente in giù, praticamente faccio un numerone che se m'avessero vista gli Orfei mi scritturavano come circense, insomma per poco non mi rompo il collo.
"Oi Iurnata è" si capisce già la piega.
Piove e c'è vento, mi si rompe l'ombrello.
Corro in macchina, mi metto per strada e trovo uno davanti a me che va a 20, ma come fa a camminare a 20? Appena posso lo supero, mi dico, mentre mi godo il paesaggio, visto che sto attraversando la Valle dei Templi, mi chiedo sempre come abbiano fatto a resistere tutto questo tempo, hanno la bellezza dell'eterno.  





Ma vorrei sapere chi me la sta buttando? 'rca trota... camminavamo così piano che ho visto un turista tedesco di 70 anni superarmi a piedi, mi giro verso il tempio della Concordia, il mandorlo è già in fiore, era forse per questo che sto babbione camminava a 20 chilometri orari? Il cielo è grigio, ma quei mandorli fioriti rosa e bianchi sembrano delle nuvole di zucchero filato.
Ecco, tutto nella lentezza di quell'incedere a passo di turista tedesco, torna al suo posto, piano piano spunta anche il sole. 

"Scrivi solo di cose belle?" 

No, ho scritto quando ero arrabbiata, perché la superficialità mi ha delusa e ferita, perché non mi sentivo capita, perchè mi facevano sentire sbagliata e io come un sciocca ci ho creduto, non accorgendomi di quanto fossero limitate certe teste di rapa, perché non avevo ancora realizzato i miei piccoli sogni, perché io cose storte non ne posso proprio vedere, cercavo un posto nel mondo ma cercavo nei posti sbagliati, cercavo amore dalle persone che non ne sapevano dare, cercavo generosità emotiva negli avidi di emozioni, insomma non ci avevo capito proprio una minchia. Ed infilata in quella palude come potevo mai scrivere di cose belle? 
Ci ho sempre riso su, che in fondo, farsi na risata è la soluzione a tutto.


Poi nella follia della giornata di ieri mi arriva un messaggio per le 19.00 e di corsa a fare l'aperitivo, che cheffà non te lo vuoi bere un bicchiere di vino?
Ho di fronte ben due esemplari di bipedi maschili, che mi fanno morire dalle risate, ma mica poco, un sacco, ad un certo punto loro parlavano di dentifrici e di scarpe e io li ascoltavo e pensavo, ok sulle scarpe ci sono ma come fate a parlare per più di tre minuti di dentifrici? Sono matti, come me, sono genuini e sono intelligenti, e a me l'intelligenza mi fa divertire da morire. 
"Scrivo di cose belle quando sono in periodi belli."
"E in che periodo sei ora?"
Ho camminato per 20 minuti con uno che andava a 20 km/h, non ho suonato il clacson, ho visto che il mandorlo è in fiore, ad un MaiNaGioia corrisponde una reazione uguale e contraria, e poi ora ci siete voi, che riuscite a farmi ridere anche se parlate di dentifrici.
QUESTA NON E' UNA COSA SERIA...
Questa è una cosa Gioiosa. Per fortuna.



"Ci si sceglie per farselo un pò in compagnia questo viaggio in cui non si ripassa dal via..."


sabato 6 gennaio 2018

Smemo, Squerez, Vespe truccate. Riavvolgiamo il nastro?

Sto ascoltando Cesare Cremonini, vent'anni fa (circa) ho consumato "Squerez?" uno dei primi cd che ho potuto comprare, sacrificando parte di una paghetta in Lire, che mi doveva bastare per la benzina e per qualche morigerata uscita, in cui il massimo della trasgressione era un martini con ghiaccio e un'oliva verde.


Avevamo gli scooter, un mare di gel nei capelli (appannaggio quasi esclusivamente maschile), avevamo i brufoli, e i miei amici cominciavano a coprirsi di pelo sul volto, e ora quando li vedo temo sempre si siano convertiti a qualche strana religione che gli impone delle barbe che Noè scansate, passavamo il tempo a chiacchierare, altro che what's app e storie sui social, ci concedevamo qualche autoscatto ma pochi perché con il rullino mica potevamo cancellare e riscattare e il rullino costava e anche farsi sviluppare le foto, per cui niente foto con le bocche pittate e strette, chiedetelo ora ai quattordicenni.
Oggi ho ripulito un pò casa e sono saltati fuori i diari del liceo e una marea di lettere perché quando avevo 14 anni, andavamo in vacanza studio e facevamo amicizia, sulle soglie del duemila un pioniere mi scrisse "hai l'e-mail? ti lascio la mia è più semplice e veloce", che a leggerlo adesso mi mette tanta di quella tenerezza. Io e molte altre ragazze sceglievamo con cura la carta da lettere, le penne colorate, e il rito di affrancare e spedire dall'altra parte dello stretto era di un piacere impagabile, poi quelle lettere sono state sostituite dai primi cellulari e dai primi sms, e cambiò il mio mondo, arrivarono gli squilli, ti sto pensando e driiin... le Christmas card con gli e sms illimitati, le prime serate in discoteca. Ho ritrovato dei biglietti di auguri di gente che non ho la benché minima idea di che volto abbia, ho ritrovato delle vecchie foto, e tanti sorrisi che ora dopo vent'anni sono sempre i sorrisi familiari, delle mie migliori amiche. 
Ho aperto le pagine ingiallite e colorate dei diari, dove raccontavo molto e segnavo pochi dei compiti per casa, i nomi criptati al punto che sono diventati ora una nebbia fitta dalla quale non cavo un volto manco a pagarlo, esultavo per un 4 e 1\2 in matematica, e pensare che sono riuscita a laurearmi, ha del miracoloso.
Ho diverse chew-gum attaccate su quelle pagine, si sente ancora un vago odore di menta o forse di cannella? (CHE SCHIFO).


Non pensavo che avrei mai potuto dirlo, ma si, noi eravamo diversi, penso ancora con emozione ad uno dei miei primi baci su un dondolo in estate, e forse ci pensa anche il papà della mia compagnetta di classe che beccò me e il mio amore 14, storia lunga tre giorni, tragedia successiva durata anni, ma che ne devono sapere Romeo e Giulietta. Ma c'era l'incanto...c'era la magia, c'era il juke-boxe e le canzoni che andavano in loop, noi seduti su un muretto a cantarle a memoria, in due senza casco, e -"Pronto sono Monica, c'è Manu?"
-"ma che fai mangi? ma sono le quattro di pomeriggio. Che mangi?"
-"FRITTATA!" e io che ingrassavo al solo suono della parola FRITTATA. 
"Dopo i compiti andiamo al viale?" e così col freddo prendevo il mio liberty celeste e correvo al viale, senza appuntamento senza cellulare, che tanto qualcuno li lo trovavo sempre, e poi c'eravamo date appuntamento due ore prima mentre la mia amica masticava felicemente qualcosa e io crepavo di invidia perchè lei era un fuscello. E quante parole, fiumi.



Noi eravamo diverse, e non sapete quanto mi pesa dirlo, non ci saremmo mai sognate di mandare foto mezze nude, e alle 11 a casa (d'inverno) , d'estate ci veniva concesso un pò di tempo in più,  il mare, la sabbia, i tramonti, quei quattordici anni sono stati magici, così fino ai 18. Ci sono stati tanti balli lenti, e voi non sapete che bello è stringersi intimiditi, altro che selfie da bagasciona. Poi la fretta di diventare grandi, perchè poi? 

Poi la comunicazione è diventata rapidissima, stringata, arriverà ad estinguersi del tutto, ma per fortuna, noi trentenni della terra di mezzo, sappiamo ancora parlare, lo facciamo dandoci un tono spesso davanti a un bicchiere di rosso, quell'incanto che voi avete bruciato davanti a quella foto da Lolita, noi ce l'abbiamo ancora.

"Ci sono occhi che tagliano il silenzio e mi piace, mi piace parlarti di me, 

mercoledì 20 dicembre 2017

“Non vi è nulla di più triste che svegliarsi la mattina di Natale e scoprire di non essere un bambino”





Quest'anno sono pervasa da un incontrollabile spirito natalizio, sto ascoltando canzoni di natale cantando a squarciagola da ore, il mio vicino di casa tra poco verrà a bussarmi con una lupara, o magari no, magari, ha indossato un bel cappellino rosso e balla in cucina sulle note natalizie che escono da casa mia.

E' da un pò che ho smesso di scrivere quei pallosissimi resoconti di fine anno, che alla fine, è solo la lista dei buoni propositi che non ho mai rispettato, tipo mettermi a dieta...niente non ce la faccio proprio. Provare a risparmiare? Niente, anche su quello ho qualche problema.

Vi volevo fare gli auguri di Buon Natale, e regalarvi un pò della mia irrefrenabile gioia natalizia, anche se a casa mia non c'è nemmeno una lucina che ricordi che è Natale, ho il Natale nel cuore quest'anno.

Spero che possiate essere sereni, e che nessuno di voi si senta solo,
spero che riempiate la pancia ma senza esagerare che poi vi viene l'intossicazione, non sapete fare le punture e intasate le guardie mediche,
spero che troviate l'abbraccio che avete perso, 
spero che impariate a dare prima di pretendere, 
spero che non teniate conservati i baci, ma che ne diate a profusione, tutti quelli che potete, che tanto sono gratis, siate generosi.
Non lesinate sorrisi, e siate dei dispensatori di gentilezza.
Siate i "plus" della vita degli altri e imparate ad amare gli altri per quello che sono, anche se chi avete di fronte è una benemerita minchia salata.
Siate coraggiosi e la vita vi premierà.
Non sottraetevi alle vostre responsabilità, dite la verità quando potete, ma non sempre, a volte è meglio tacere che non va detto proprio tutto.
Non abbiate paura della solitudine e di questo strano velo di malinconia che vi portate nel cuore, fare a meno è un verbo bellissimo da coniugare, anche in due. 
Avete un sogno ? Provate a realizzarlo, non arrendetevi, non gettate la spugna che prima o poi verrete premiati. 
Regalatevi delle esperienze nuove, sorprendetela questa vita e lei sorprenderà voi.
Sappiate riconoscere le occasioni e lanciatevi anche se non siete sicuri dell'affare che state facendo, ne sbaglierete qualcuno, ma quello che azzeccherete vi ripagherà di tutto, energia e sacrifici, datevi una possibilità sempre e datela agli altri specialmente alle persone da cui meno vi aspettate qualcosa, saranno fonte di ispirazione.
Siate attenti, un conto è essere coraggiosi ed un contro è essere incoscienti, che tirare il freno a mano a velocità sostenuta su strada ghiacciata non è da coraggiosi ma da coglioni, se sentite puzza di pupù, andate via che se la respirate dopo 15 minuti farà  sempre puzza di pupù, non sentirete mai ciavuru di Chanel n°5, per dire.
Ascoltate i consigli di chi stimate e ignorate quelli non richiesti dei tuttologi di sua maestà la fava.
Se pensate che la persona che avete di fronte si sia comportato male, ditelo, dategli lo schiaffo morale che merita.
Fate bene la differenziata, e smettetela di buttare la munnizza in mezzo alla strada.
Non regalate un cucciolo a chi non ha tempo da dedicarVi, non abbandonateli non sono dei giocattoli, per favore, smettetela di trattarli come esseri umani perchè non lo sono.
Fate vaccinare i vostri figli e i nonni, fidatevi di chi ha le competenze e non fidatevi di tutti gli altri. 
Fate in modo da dedicarvi il migliore del tempo a disposizione, non scartate i canditi dal panettone e fermatevi a godere della bellezza.


Non ho che auguri da regalare:di auguri ne ho tantiprendete quelli che volete,prendeteli tutti quanti.(Gianni Rodari)

giovedì 16 novembre 2017

Trame d'amore e uncinetti di felicità.


Ho sempre pensato che questo spazio per me fosse terapeutico e ho sperato lo fosse per voi.
Volevo raccontarvi una storia, una storia d'amore.
Una storia che è del secolo scorso, lei si chiama Francesca, è nata nel 1911 l'anno del varo del Titanic, gli anni del sogno americano, cresce in un piccolo paese siciliano e gli Stati Uniti le rubarono forse un pò di infanzia.
Francesca forse non era bellissima, anche se per me lo è sempre stata, ma aveva una eleganza innata, ordinata e disciplinata. Ha avuto un marito altrettanto elegante, e molto bello, uno di quelli che sembrava un attore di Hollywood, dal loro matrimonio nascono due figlie e poi quattro nipoti (tutte femmine) e da loro nove pronipoti.
In questa storia c'è tanto amore, amore tra Francesca e suo marito, prima lui le regalò una splendida famiglia, che si prese cura di lui quando non ricordava più niente, quando non riconosceva nessuno, sarebbe stato più semplice rassegnarsi a quei vuoti di memoria, ma no Francesca si dedicò fino all'ultimo a quel bel Luigi, affascinate anche da anziano, per quel poco che ricordi, sempre pulito e profumato, sempre in ordine. La cosa peggiore della malattia e del diventare vecchi è perdere il controllo del proprio corpo, il dono è essere dignitosi quando sembra inevitabile che la vita ti scivoli tra le dita.
Francesca non fu mai sola, c'erano le figlie e le nipoti che la amavano come una mamma, e le pronipoti che la amavano come una nonna, sebbene ogni tanto il suo trovare un ordine a tutto anche a dei capelli un pò spampazzati diventava a tratti fastidioso. Ricordo dei capelli come fili d'argento, con un'onda anni 20 che lambiva la fronte, delle gambe gonfie e stanche e delle mani laboriose che sapevano fare tutto, ma proprio tutto, almeno così mi hanno raccontato, pare non ci fosse cosa che quelle mani non sapessero fare, dar cura alla casa, cucinare, e sferruzzare. Quelle mani intrecciavano fili di lana e ancor meglio sapevano fare l'uncinetto. Anche mia mamma lo sa fare e c'erano sere che sul divano sferruzzava per ore, io non ho mai imparato...ci voleva troppa perizia e troppa pazienza sapevo fare solo delle catenine, chilometri di catenine, avrei dovuto imparare, invece la mia poca pazienza mi ha dissuaso. Un sorriso dolce, un'espressione malinconica questo è il mio ricordo in bianco e nero, che profuma di cassetti colmi di biancheria pulita, perfettamente stirata, Francesca, per me è sempre stata nonna Luigina e io mica lo sapevo che non era il suo nome di battesimo, l'ho scoperto da grande, ho scoperto quanta forza ci fosse in quella donna a cui ho voluto molto bene. Penso che quella forza fosse l'amore, quello che ha dato e che spero le abbiamo restituito co gli interessi. Quello che le è mancato quando era piccola, ma forse ha recuperato dopo. Sono pezzi di ricordi nei quali mi rifugio quando ho bisogno di ritrovare un pò di dolcezza "un agruduci sapuri". Quando ho bisogno di trovare amore, e anche un pò di quei sorrisi che ci concedevi, magari mentre le tue dita abili intrecciavano i fili di una coperta o di un centrino. Perchè se mia mamma è brava tu eri più brava, maestra, Maestra d'amore.

Questa foto l'ho trovata per caso su Instagram è di Piero Ricotta, non è Luigina ma mi ci ha fatto pensare, questa foto, quelle mani e quelle rughe raccontano una storia e quella che vi ho scritto sopra è la mia.

A presto,
Monica.

lunedì 30 ottobre 2017

Forme Imperfette.

Ricorre il terzo anniversario di una delle frasi che di più hanno condizionato la mia vita, ed in parte la mia autostima, che indubbiamente ha dato vita ad una cascata di movimenti e cambiamenti che ancora oggi creano vortici e tumulti dentro e talvolta anche fuori di me.
Esterno-Notte.
Una sera fresca di fine ottobre, le macchine che passano sporadicamente ci abbagliano con i loro fari, noi in piedi uno di fronte l'altra, stiamo cercando di chiarire il perché ed il per come non stavamo più insieme, che poi che me ne dovevo fare di tutte ste gran spiegazioni? Mah...Le cose iniziano e allo stesso identico modo finiscono, tante volte tutte 'ste chiacchiere creano solo un gran danno. Ed infatti come volevasi dimostrare, dopo una pacatissima e civilissima discussione, il galantuomo col quale avevo trascorso quasi un anno della mia vita, guardandomi e senza alcuna vergogna mi disse : "Che peccato che tu ti sia creata questo Handicap del peso, sei tanto graziosa, ma è come se avessi deciso deliberatamente di sederti su una sedia a rotelle", lo guardo un pò sbigottita, in prima istanza perché non riuscivo a credere alle mie orecchie, insomma quello li era stato il mio fidanzato per quasi un anno, durante il quale avevo perso più di dieci kg, con una fatica immensa, mi sentivo meglio fisicamente ma ancora lottavo con lo specchio e con la bilancia e questo lui lo sapeva, e sapeva che io che sono una senza alcun tabù, avevo e continuo ad averne solo ed esclusivamente uno: il mio peso.
Come poteva essere così meschino? Che poi io non gli ho mai detto: "Amore mio,hai la panza brutta e molliccia e i capelli sono più sul cuscino che in testa", non l'avrei mai fatto, primo perché non mi sono mai fermata alla confezione, e poi perché insomma era l'uomo con cui avevo scelto di stare, a me piaceva. Non si può dire che reagii esattamente bene, ma mi contenni al punto che al primo primordiale impulso di sfondargli la macchina a pedate, sopraggiunse un attimo di freno, dettato da quel poco di raziocinio che mi era rimasto, lo guardai e risposi che "io potevo sempre dimagrire ma che per il suo cervello non c'era niente da fare". 
Da allora cominciò una specie di inferno, perché, sebbene mi millantassi coriacea in realtà crollai, davanti a lui, a me e sopratutto davanti a quel riflesso allo specchio di fronte al quale non riuscivo più a riconoscermi.
Da allora il mio processo di cambiamento non si è mai arrestato, inutile dirvi che più faticoso di quello estetico è stato quello che avveniva intimamente dentro di me, ho provato a non diventare troppo cattiva con gli altri e con me stessa, dopo quella brutta ferita, ho incanalato quella rabbia, ho provato a farla diventare energia. Ero sempre a dieta, tra alti e bassi, non sono mai riuscita ad incanalare la mia fame atavica e farla diventare qualsiasi altra cosa che non fosse altra fame. In questi tre anni sono stata insomma più affamata che arrabbiata, da quella esperienza ogni volta che sento che qualche donna viene criticata per qualcosa che la caratterizza fisicamente, Tette Piccole, Culo Grande, Nasone, Labbra Troppo Sottili, Smagliature, Cellulite, Ciccia e Brufoli e vedo la sofferenza negli occhi di chi ha subìto quel tipo di pressione psicologica lì, a me ritorna quella rabbia di tre anni fa, io inviterei queste donne a guardare chi è il promotore di queste osservazioni, i capelli li ha tutti? 
Ad addominali come siamo messi?
Il sedere lo hanno per riempire i pantaloni oppure lo hanno dimenticato chissà dove? No, perchè onestamente se ti permetti di farmi un appunto sulla mia fisicità come miiiiiinimo devi essere una specie di bronzo di Riace, non dico perfetto, ma qualcosa di simile, sennò statte zitto. Ma soprattutto i nostri eroi dei due mondi, questi sensibili esploratori dell'emotività femminile, hanno qualcosa con cui riempire i boxer? Che sia il giovane Walter o I suoi due vicini Coglioncelli? Che amici miei gli attributi non ve li può regalare nessuno, nè il Walter vi può allungare e da un pisellino primavera diventare un platano brasiliano, eppure nessuna donna si sognerebbe mai di guardarlo, poi guardarvi e ridere... e magari dire "eh, tesoro mio bello , e ora con questo cosettino che ci faccio?" E credo che il motivo sia uno solo, siamo donne, siamo sensibili e sappiamo che la parola così come una freccia scagliata da un arco teso non torna indietro, quindi ci pensiamo prima di dar fiato ai polmoni, e se non vogliamo essere delle stronze epiche, stiamo zitte, perché infliggervi questo dolore? Non vi vedremo più magari, o forse si, perché chi se ne frega di qualche difetto se voi siete belli oltre ciò che vedono gli occhi? 
Ho imparato da quel giorno però a non avere nessuna forma di rispetto per chi non è in grado di rispettarmi, ho imparato a dire le cose col giusto garbo e a non dirle se avessi recato turbamento eccessivo, ho imparato a volermi bene e tanto, ho dato valore a ciò che sono diventata (finalmente) e mi sono riconosciuta davanti allo specchio e ogni tanto, scatenando l'ilarità di mia sorella me lo dico anche ad alta voce: "Ciao Splendore!". 
Se vi sentite bene così come siete, fregatevene, ma davvero.
Se invece non fosse così rimboccatevi le maniche e diventate il motore del vostro cambiamento, prendetevi il tempo che vi serve, sorridetevi.

Ma sopratutto se qualcuno vi dovesse dire "siete grasse" come hanno fatto con me, guardatelo, sorridetegli e se è il caso diteglielo..."io sarò anche grassa, ma tu ce l'hai proprio minuscolo" (anche se non fosse vero, lo vedrà rimpicciolirsi a dismisura!)

Opera Empatica di Giuliana Tavolacci, potete vedere  i suoi lavori visitando il suo profilo Instagram @giul_tardi.


"Molto spesso noi donne siamo grasse, ma voi uomini siete pesanti, e per questo mettersi a dieta non basta." Geppi Cucciari


domenica 15 ottobre 2017

Una moltitudine di solitudini.

L'asfalto corre sotto le ruote della mia piccola utilitaria, ho la radio accesa ma nemmeno una canzone che faccia da giusto sottofondo mentre attraverso la Valle Dei Templi, non riesco mai a rimanere indifferente alla bellezza, spengo la radio apro il finestrino che forse sentire il fruscio del vento è meglio che ste quattro canzonette.
Allungo il giro prima di rientrare a casa, percorro il viale alberato che mi fa pensare a mio nonno che mi portava a raccogliere i pinoli per tenermi impegnata, anche da bambina ero un po' rompipalle, ai lunghi giri in bicicletta messa su un seggiolino, e ad una ciabattina Champ persa in un tombino, erano orribili, ma quella prematura dipartita me le ha fatte amare più del dovuto.


Incrocio un paio di macchine, provo a guardare negli abitacoli, ma niente le luci mi abbagliano e distinguo poco e niente, incrocio un ragazzo alla rotonda, anche lui guarda dentro il mio abitacolo, gli sarà sembrato strano ci fosse qualcuno ancora in giro a quell'ora della notte, in una silenziosa, nostalgica e bellissima San Leone. 
Mentre rientro a casa in religioso silenzio, penso che potrò ascoltare un po' di musica senza dare fastidio ai miei, che potrò scrivere un post a notte fonda visto che di giorno non trovo il tempo, penso che ho iniziato a scrivere una storia che vorrei diventasse un libro, ma mi blocco sempre, forse per paura di non essere all'altezza, forse perchè ho paura di trasferire troppi sogni a quei personaggi che prendono vita, forse perché penso a cosa ha detto un giovane editore che ha avuto il coraggio di pubblicare un mio racconto "in Italia scrivono tutti e nessuno legge", e io ho ancora tante di quelle cose da leggere che mi sento piccola, piccola, eppure ho visto pubblicare delle cose veramente orribili, dagli pseudo-saggi e alle poesie che hanno fatto credere ad alcuni di essere i nuovi Neruda e Wisława Szymborska di Girgenti, e invece non è cosi tesori miei, che capito, se scrivete voi o chi vi ha gentilmente regalato qualche verso (per altro i più belli del vostro libro) perché non devo farlo io che in fondo me la spiduglio e da sola?
Pensavo mentre ero quasi giunta sotto casa, che in fondo vivo sola da quando ho 19 anni, ma che non sono mai stata da sola, perché negli anni ho avuto delle coinquiline stupende, Alba, Gaia e Luce, che vedete non è un caso forse che i loro nomi siano un inno alla gioia, perché loro per me sono state le albe di giorni interminabili, la gaiezza delle risate di cuore, e dulcis in fundo la luce in fondo al tunnel, sono tornata a vivere con i miei sulle soglie dei 30 anni dopo un numero vario di disastri sentimentali, con una laurea in medicina alle porte e lo stress degli ultimi esami, in uno stato emotivo che solo la mia famiglia poteva tollerare senza sfancularmi dopo due secondi netti di convivenza perché nella buona e nella cattiva sorte loro mi amano anche così.
Arrivano le guardie mediche e i primi stipendi, e con essi arriva il momento di saltare, anzi no di spiccare il volo, così decido, voglio vivere da sola, ora che posso grossomodo riempire il frigo, i miei mi dimostrano la loro assoluta inestimabile intelligenza con l'ennesimo atto di amore e mi "prestano" casa al mare (Genitori ...non vi preoccupate, vi ospiterò quest'estate). 
Sono felice di questa nuova dimensione, del mio tempo autogestito, di come tengo in disordine la casa, di come la vivo, sono felice di alzarmi al mattino e vedere il mare che luccica e di avere il privilegio di sentire il gorgoglìo della caffettiera e il profumo di salsedine, mi sono trovata tante volte a saltellare attorno al tavolo e a ballare da sola con la musica sparata a tutto volume, se qualcuno mi vedesse mi rinchiuderebbe al manicomio. Penso a un amico che mi ha detto "io sono un'orso, ma tu sei una solitaria", non credo di esserlo, anzi non lo sono per niente in realtà, ma ho molta paura della solitudine, e ora invece che convivo con me stessa in fondo questa dimensione mi piace e questa solitudine piano piano si addomestica, credo che alla fine si farà accarezzare.
Una riflessione è doverosa, vedo le finestre accese delle case degli altri e alcune so che sono luci che illuminano solo due occhi, che sono case in cui la musica è ascoltata da due sole orecchie, sento il rumore delle pagine di un libro sfogliato mentre sul divano ci si gode un attimo di pace, stiracchiando le gambe e accarezzando qualche quadrupede pelosetto che fa compagnia. Però mi chiedo, le nostre sono davvero delle felici dichiarazioni di indipendenza o piano piano ci avviamo ad essere una moltitudine di solitudini?

L'autrice del quadro è l'agrigentina Giuliana Tavolacci. Troverete la galleria con sui lavori sull'account Instagram @giul_tardi


lunedì 2 ottobre 2017

Amare è trovare la propria ricchezza al di fuori di sé stessi.





"Hai freddo?"
"Un pò si."
"Tieni..."
Incredula vedo un trentenne, o giù di lì, sfilarsi la sua felpa e cedermela. Non vedevo un gesto così gentile dal secolo scorso, non credevo ai miei occhi. Sono tornata a casa rinfrancata da quel piccolo atto di gentilezza, e con una consapevolezza, "C'è vita su Marte", la gentilezza non è morta e la speranza che questo mondo possa essere un posto migliore si è rinvigorita.
La meraviglia si moltiplica all'ennesima potenza perchè il gentiluomo era solo semplicemente galante, niente scopo di lucro insomma.
In questi giorni, e oggi col rumore di pioggia scrosciante che arriva da fuori ancora di più, ho pensato e riflettuto tanto, evento straordinario, visto le pochissime ore di sonno.
Dovete sapere che sarò la nuova wedding writer della rivista Cerimonia in Stile, già io, che non vedo l'ombra di un uomo degno di essere chiamato tale ormai da tempo immemore, scriverò di matrimoni! Ironia della sorte? Contrappasso? Non lo so nemmeno io. 
Comunque dicevo, grazie a questa nuova avventura ho avuto modo di parlare d'amore, e l'ho fatto con una coppia di ragazzi di Agrigento, che si sono sposati poco tempo fa in comune, Genì e Lillo e con la ormai tristemente celeberrima sposa single Brianzola. Mi hanno dato lo spunto per interrogarmi sui sentimenti, anche io sono una donna single, credo con un buon margine di potermi definire indipendente, non ho mai sentito particolarmente l'esigenza di avere il fidanzato, non l'ho mai cercato, ma nei miei sogni, c'è il principe azzurro, o comunque un uomo che mi voglia bene che mi aspetti a casa, o da aspettare mentre le polpette sono sul fuoco, sarei proprio felice se arrivasse, sarei felice di rinunciare ad un pò della mia agognata e preziosissima libertà in favore di una doppia libertà la mia e quella dell'uomo che potrei amare, sarebbe un'addizione di indipendenza, non una sottrazione, l'amore è somma, l'amore è moltiplicazione di gioia, di spazi, di sorrisi, di abbracci e di calore. Non lo si deve vivere per sottrazione, non è divisione ma condivisione. Condividere i piedi gelidi (i miei) sotto un piumone, il plaid mentre guardi la tv, un bicchiere di vino in due, addormentarsi prima che finisca il film e sapere che ci sarà qualcuno che ti racconterà quello che ti sei persa. Amarsi è un bonus, un'occasione, ed è quasi sempre un rischio, amarsi è un'operazione audace, per chi sa ancora giocare d'azzardo, per chi vede nell'imprevisto un'opportunità. Non è uno spreco di tempo, non lo è mai, né una rinuncia a un pezzo di se, non si deve perdere, si deve prendere, non è sconfitta è una vittoria qualsiasi sia il risultato finale.

Ho imparato che non voglio diventare come la Sposa Single, che non crede più a niente, se non all'immagine distorta di se stessa, credo di essere una brava persona ed una brava donna, cucino che Carlo Cracco scansate... ma a che serve se non c'è nessuno che te lo dice e se nessuno può mangiare le polpette con te? 
Ho imparato che sarei felice di trovare una persona che parlando al telefono con una sconosciuta possa dire io ero un uomo che aveva paura, ma l'amore per Lei mi ha reso un uomo libero.

Amare se stessi è l'inizio di una storia d'amore lunga una vita.
Ma Amare un'altra persona è riempire la propria vita con tutti i colori dell'arcobaleno.